SIMON SCARROW.
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PER LA GLORIA DELL'IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 14.
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Parte 2.
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Titolo originale: Eagles of the empire: Britannia. 2015. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Francesco Chiaro.
2016. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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capitolo diciannove.
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Dov il resto della stramaledetta flotta?, disse Quintato, fumante di rabbia. Lui e Catone
stavano osservando la baia ai piedi del promontorio. Nelle acque grigie e agitate, davanti alla sottile
striscia di sabbia della costa, erano ancorate una trireme e quattro biremi pi piccole e slanciate. Visto
che la spiaggia, per come la vedevano, era troppo piccola e la marea troppo bassa per tirare a riva i
vascelli senza causare dei danni, questi rimanevano in balia delle onde, con gli alberi al vento, a una
cinquantina di passi dalla terraferma. Sul promontorio opposto erano in corso i preparativi per la
creazione di un forte e la manodopera, composta da fanti di marina e altri marinai, veniva protetta dai
Corvi Sanguinari di guardia. Non cera traccia delle altre navi da guerra che in teoria dovevano
incontrarsi con lesercito lungo la costa e nemmeno di quelle da trasporto a chiglia piatta che sarebbero
servite a traghettare le truppe oltre il canale che li separava dallisola di Mona.
Il legato era scortato dai suoi ufficiali di stato maggiore e dal contingente a cavallo incaricato di
proteggerlo. Il gruppo si era staccato dal resto della colonna in seguito al rapporto di Catone, il quale
aveva localizzato i primi elementi della flotta. Cinque miglia pi indietro, lesercito stava marciando a
fatica lungo un sentiero costiero e avrebbe dovuto raggiungere la baia in tempo per costruire
laccampamento provvisorio prima che facesse notte. Dopo aver raggiunto la capitale dei Deceangli ed
essersi lasciati alle spalle un cumulo di macerie in fiamme, la loro avanzata aveva subito un certo
rallentamento. Il nemico li aveva infastiditi per tutto il tragitto, lanciando attacchi repentini dal
momento in cui si erano rimessi in fila e battendo in ritirata non appena i Romani si apprestavano a
respingerli. Secondo altri rapporti anche i convogli di provviste al loro seguito stavano subendo delle
incursioni. Quintato si era visto costretto a serrare i ranghi, rallentando cos il passo dellesercito, e a
inviare una delle sue coorti di cavalleria a pattugliare le linee di comunicazione, cercando nel frattempo
di respingere gli assalti ai convogli.
Tutto questo affliggeva profondamente il prefetto. In origine il piano del legato prevedeva un
rapido attacco nel cuore delle montagne per distruggere i Deceangli, seguito dalla devastazione della
fortezza druidica di Mona e dal ritorno alla base prima dellinizio dellinverno. La stagione per era
ormai pi che inoltrata e, sebbene non piovesse da cinque giorni, la temperatura scendeva di molto
durante la notte e lacqua nelle borracce dei soldati si congelava puntualmente, cos come le pelli di
capra delle tende, che dovevano essere sbattute prima di essere riposte. Il vantaggio ottenuto dal
passaggio su un terreno pi duro era stato vanificato dal bisogno di rallentare lavanzata a causa delle
molestie nemiche. Quella mattina avevano assistito alla prima nevicata: una breve spruzzata dalle
pesanti nuvole prima che il vento la spazzasse via, lasciando una sottile patina di bianco sui grossi rami
degli alberi, nonch sulle rocce e sullerba degli altipiani. Ne sarebbe caduta dellaltra, previde Catone,
e se fosse stata pi pesante, lesercito avrebbe avuto vita difficile per ritirarsi dalle montagne, figurarsi
continuare ad avanzare ancora pi a fondo nel territorio nemico. Dipendeva tutto da un rapido assalto a
Mona, una vittoria decisiva e un ritorno indisturbato agli alloggiamenti invernali. Nessuna di quelle
cose, per, sembrava fattibile, soprattutto considerata la sfortuna che aveva colpito la flotta durante la
navigazione verso la costa per unirsi allesercito.
La pattuglia davanscoperta guidata dal prefetto aveva trovato le navi nella baia il pomeriggio
precedente e aveva scambiato due parole con i trierarchi sconvolti, prima di dare loro lordine di
costruire il forte. Catone aveva poi mandato al legato un messaggio con il minor numero di dettagli
possibile, fissando quellincontro sul promontorio per riferire la situazione nella sua interezza.
Come gi saprai, signore, la flotta  stata colpita da una tempesta tre giorni fa e si  dispersa. I
sopravvissuti nella baia dicono di aver visto alcune navi naufragare prima di perdere di vista le altre ed
essere stati costretti a navigare il pi velocemente possibile per trovare rifugio una volta doppiata
Mona. Ho mandato una pattuglia lungo la costa per cercare dei segni del resto della flotta. Faranno
ritorno al crepuscolo.
Bene, ti conviene trovarmi altre navi. Ci serviranno, insieme a quelle da trasporto, se vogliamo
conquistare Mona.
S signore.
Era una riflessione ovvia e Catone cap che era stata detta solamente per preoccupazione. Il
volto del legato era evidentemente provato e per un attimo prov una certa compassione nei confronti
del suo comandante. Quella campagna avrebbe dovuto mettere in ginocchio la volont delle trib
indigene di continuare la loro resistenza ormai sostanzialmente sterile contro Roma. Pensata per portare
la pace e, tra le altre cose, anche gloria a Quintato, era invece stata perseguitata dalla cattiva sorte e ora
rischiava di fallire a causa dellinizio dellinverno e dellostinato rifiuto da parte dei nemici di sfidare le
legioni in campo aperto. Il momento di compassione pass subito e Catone si rese conto che forse il
legato aveva permesso alle proprie ambizioni di avere la meglio sulla ragione. Un errore comune tra la
classe politica romana e un rischio eccezionale qualora tali ambizioni avessero messo a repentaglio le
vite degli uomini che servivano lesercito di Roma.
Cambiando argomento, continu Quintato, quanto dista il canale da qui?
Meno di un giorno di marcia, signore. Nove, forse dieci miglia pi avanti lungo la costa.
Bene. Allora ci accamperemo sul secondo promontorio. Il legato si volt in cerca di Tito
Silano. Visto che siamo vicini al nemico, voglio un doppio fossato intorno alle fortificazioni.
Il prefetto del campo annu. S signore.
Lascio a voi la supervisione delle operazioni. Io mi unir allavanguardia per vedere Mona con
i miei stessi occhi. Trovarsi faccia a faccia con il covo dei Druidi deve essere unesperienza non da
poco. Alz la voce per farsi sentire da tutti gli altri ufficiali. Signori, quando la nostra missione sar
completata, per il resto delle vostre vite intratterrete i vostri commensali con storie di come avete
sconfitto i Druidi!.
Alcuni sorrisero, ma la maggior parte si limit ad annuire con il dovuto rispetto. Erano troppo
stanchi e infreddoliti per sforzarsi di dare soddisfazione al loro comandante. Quintato si rivolse
nuovamente a Catone e disse: Andiamo, allora.
Da giorni ormai gli unici nemici che i Corvi Sanguinari avevano visto erano dei gruppi di
cavalieri lontani che seguivano lavanzata romana senza mai arrivare abbastanza vicini a Catone da
affrontarne gli esploratori, e sempre pronti a sfuggire non appena gli ausiliari si facevano fin troppo
prossimi a loro. Per paura di far cadere i propri uomini in una trappola, il prefetto aveva dato lordine
perentorio di non tentare in alcun modo linseguimento e le due parti si erano quindi tenute docchio a
vicenda da una certa distanza, mentre la colonna penetrava sempre pi a fondo nelle montagne.
Adesso per, raggiunta la vetta del crinale che dava sul canale tra Mona e la terraferma, ebbero
modo di osservare lesercito nemico per la prima volta dallinizio della campagna. A meno di mezzo
miglio di distanza, nella tenue luce del pomeriggio, un centinaio di ripari era stato schierato lungo la
costa e il fumo dei fuochi svolazzava sui tetti di paglia e muschio. Sul versante dellentroterra
laccampamento era protetto da una rozza fortificazione di torba e da un fossato poco profondo che non
sarebbe stato degno nemmeno delle coorti ausiliarie pi sgangherate. Dozzine di barche molto capienti
giacevano sulla spiaggia mentre altre tre stavano traghettando gli uomini lungo il canale che, calcol
Catone, misurava un quarto di miglio nel suo punto pi stretto. La marea si stava alzando, ma non
aveva ancora sommerso le file di pali acuminati che si estendevano per un certo tratto sul litorale,
rivelando la presenza di un potenziale percorso per lisola durante la bassa marea. Dallaltro lato riusc
a distinguere unulteriore linea difensiva che seguiva il profilo della costa e proteggeva altre capanne
raggruppate sui terreni scoscesi alle sue spalle. Entrambe le rive del canale erano gremite di uomini,
migliaia di uomini.
Ce li abbiamo!, disse Quintato, stringendo un pugno. Finalmente sono dove volevamo. Non
appena li spingeremo sullisola, non avranno alcuna via duscita. Rimarranno intrappolati come i ratti
che sono.
Le note piatte di un corno risuonarono dal basso e un attimo dopo lallarme venne ripetuto da
altri corni, accrescendolo e dandogli un certo tono di sfida. Il nemico si rivers fuori dai propri alloggi
e si alline lungo le fortificazioni mentre quelli che stavano andando in cerca di legna tornarono subito
alle porte. Catone rimase sorpreso dalla velocit con cui i Deceangli avevano reagito. Come se non
bastava, erano anche ben organizzati. A una certa distanza dietro le difese si formarono dei piccoli
gruppi di guerrieri che fungevano da riserve mentre i cavalieri galopparono in prima fila per disporsi a
picchetto e studiare gli intrusi.
Che guardia superficiale, medit Quintato. Eravamo quasi piombati su di loro prima che
dessero lallarme.  sorprendente che questi selvaggi siano riusciti a resisterci cos a lungo, viste le loro
penose capacit militari.
Catone fece una rapida stima delle forze nemiche su entrambe le coste. Direi diverse migliaia
di uomini, ma non pi di diecimila, al massimo, signore. E la maggior parte sar formata da nuove
reclute. Siamo in vantaggio per qualit dei soldati ed equipaggiamento.
Proprio cos. Ora niente potr mettersi fra noi e la vittoria.
Spero di no, signore, rispose il prefetto, continuando a esaminare le posizioni nemiche. Una
barca stava abbandonando lisola con diversi figuri di nero vestiti ammassati sulla prua, intenti a
ricambiare lo sguardo dei Romani.
Guardate!, esclam uno dei tribuni pi giovani, indicando limbarcazione. Sono forse dei
Druidi? Desideravo tantissimo vederli in carne e ossa.
Gli ufficiali pi anziani gli lanciarono occhiate di compatimento prima di tornare a osservare la
scena ai loro piedi. Quando arrivarono sulla terraferma, i Druidi si sparpagliarono lungo la
fortificazione, tutti tranne uno, che mont su un cavallo nero e galopp verso la porta pi vicina, dove,
sotto a uno stendardo dai lunghi drappi che si agitava nella brezza come un serpente, si trovava un
gruppetto di cavalieri. Venne dato un altro segnale e centinaia di uomini a cavallo cominciarono a
radunarsi sotto lo stendardo.
Credo sia arrivato il momento di fare ritorno allaccampamento, signore, sugger Catone. A
quanto pare la gente del luogo sta cominciando a essere infastidita dalla nostra intrusione.
I guerrieri pi vicini allo stendardo spronarono le loro bestie e gli altri li seguirono, lanciandosi
a passo sostenuto direttamente verso il legato, i suoi ufficiali e i Corvi Sanguinari che li stavano
scortando.
Hai ragione, prefetto. Andiamo.
Quintato diede unultima occhiata allesercito nemico e poi tir le redini, girando il cavallo
verso lo stretto sentiero che, seguendo la costa, portava allaccampamento romano. Non ci volle molto
prima che un soldato della coorte di cavalleria nella retroguardia li raggiungesse per riferire che il
nemico li stava inseguendo. Catone si guard alle spalle e vide che avevano raggiunto il crinale e
stavano gi discendendo il declivio opposto, a meno di mezzo miglio di distanza dai Corvi. Diede
lordine di andare al galoppo per mantenere la distanza tra loro e gli indigeni. Non cera bisogno di
andare pi velocemente. I loro inseguitori avevano gi spinto le bestie a tutta velocit lungo la salita e
gli animali si sarebbero presto stancati.
Calpestando il suolo indurito, sent una piccola puntura sul volto e batt le palpebre per liberarsi
di qualcosa che gli era entrato nellocchio. Si rese poi conto che stava nevicando: piccoli fiocchi sparsi
svolazzavano nel vento che spirava dal mare alla loro sinistra. La marea grigiastra si alz e fece
esplodere degli spruzzi lungo la battigia rocciosa. Catone pens che ci che rimaneva della flotta non
avrebbe avuto vita facile nel raggiungere la sicurezza della baia dove le prime navi erano gi ancorate.
La nevicata non dur a lungo e le nuvole si aprirono, facendo filtrare dei raggi dorati di sole che si
riversarono sul mare e illuminarono i fianchi occidentali delle colline e delle montagne, gettando
lunghe ombre dietro di loro. Quel momento di tregua non sarebbe durato, valut il prefetto, vedendo
con la coda dellocchio una spessa coltre di nubi belle gonfie. Sotto di esse il mare era offuscato da un
grigio velo di neve spazzata via da Mona e diretta sulla terraferma. La tempesta stava per colpirli.
Per un tratto, il percorso sormontava una montagnola vicino al mare. Guardandosi alle spalle
Catone fu lieto di constatare che i nemici avevano smesso di inseguirli e si erano fermati dietro i Corvi
Sanguinari, rimanendo sui loro cavalli e agitando minacciosi le lance. Fermandosi giusto il tempo per
distaccare uno squadrone e incaricarlo di sorvegliare i membri della trib, il prefetto ordin alla
colonna di rallentare il passo, mentre il legato e i suoi ufficiali guidavano il gruppo verso
laccampamento, subito dietro al promontorio.
Il decurione Mirone tir improvvisamente le redini e guard il mare, indicandolo con la mano.
Signore! Guarda l!.
Catone spinse il proprio cavallo ai lati del sentiero e si ferm accanto al decurione. Lurlo di
Mirone fu udito anche dal legato e dal suo seguito, che frenarono la loro marcia e osservarono la
direzione indicata.
Cosa?, chiese Catone, spazientito.
Una nave da guerra, signore. Laggi!.
In quella distesa grigia e in perenne movimento, punteggiata di creste spumeggianti e fugaci
strati di nebbia, non era facile distinguere le forme. Poi, due miglia al largo, il prefetto riusc a
individuare il profilo di un vascello proprio mentre la sua prua affilata si stava sollevando su unonda
per poi riaffondare verso il basso.
Ce ne sono altre!, disse uno dei tribuni. Sforzandosi, Catone riusc a vedere che cerano
effettivamente altri vascelli diretti verso la costa con il vento alle spalle. Man mano che si
avvicinavano, riusc a contare sei navi da guerra, delle biremi e molte altre navi da trasporto pi
piccole. La loro grossa stazza le rendeva difficili da manovrare. Alcune avevano terzarolato a dovere le
vele mentre altre avanzavano con mezzi di fortuna e remi, cercando di raggiungere la sicurezza della
baia prima che calasse la notte. Sarebbe stata molto dura, pens Catone. E il buio imminente non era
lunico pericolo. A qualche miglio dalle navi il cielo era quasi totalmente nero con il pesante manto di
nubi temporalesche che ricoprivano lacqua grigiastra. I Romani rimasero a guardare sulle loro selle
ancora per qualche istante prima che Quintato esprimesse i timori di molti dei presenti.
Non ce la faranno.
Uno dei tribuni pi giovani si gir verso di lui e disse: Non sono poi cos lontani, signore.
Taci, sciocco. Non vedi? La tempesta sar su di loro prima che possano raggiungere la baia.
Non hanno speranze.
Poveracci, mormor Catone. Sapeva che il legato aveva ragione e osserv i membri
dellequipaggio che cercavano disperatamente di condurre i vascelli verso la salvezza mentre il mare
cominciava a ribollire tuttintorno a loro. Si levarono onde dalle creste bianche e i ponti delle navi
furono spazzati da nuvole dacqua.
La tempesta scaten tutta la sua rabbia proprio quando le navi in testa si trovavano a meno di
mezzo miglio dalla relativa sicurezza della baia. Sebbene i primi arrivi fossero protetti dal promontorio,
i comandanti avevano comunque aggiunto delle ancore a poppa per assicurare i vascelli nelle acque
turbolente e le navi, sballottate dalle onde, stavano strattonando con forza i cavi. Eppure, gli uomini
incaricati di controllare che le ancore non si spostassero correvano un pericolo ben minore rispetto ai
loro commilitoni che stavano affrontando la tempesta a poca distanza, in mare aperto.
Il sussulto collettivo degli ufficiali attir lattenzione di Catone sulle altre navi giusto in tempo
per vedere come una di quelle da trasporto veniva colpita sul fianco da una grande onda. Barcoll come
un ubriaco, facendo scivolare gli uomini sul ponte inclinato, e poi scuffi. Per un attimo non ci fu pi
alcun segno della nave, n tantomeno degli uomini che trasportava, come se il mare se li fosse ingoiati
in un sol boccone. Poi la chiglia e il fondo dello scafo riaffiorarono, scintillando come se fossero la
parte posteriore di una grossa creatura. Il prefetto riusc a distinguere un paio di uomini che si
sbracciavamo l vicino. Uno di loro riusc a trovare il montante di poppa e si arrampic sullo scafo,
sdraiandosi l sopra e lottando disperatamente per la propria vita, nonostante le acque gelide che lo
lambivano. Le altre imbarcazioni non avrebbero potuto salvarli, visto che anchesse stavano cercando
di rimanere a galla.
Il vento e la pioggia sferzarono allimprovviso il promontorio, colpendo con pungente nevischio
i volti dei cavalieri che osservavano lo svolgersi del disastro. Il mantello di Catone schiocc nellaria e
il cavallo si gir su se stesso per dare la schiena al vento. Ci volle un polso saldo per farlo tornare in
posizione.
Prefetto Catone!.
Vide che Quintato lo stava chiamando con la testa abbassata tra le pieghe del tessuto fradicio
che gli ricopriva le spalle. Signore?
Non c niente che possiamo fare per loro. Torno al campo. Tu e i tuoi uomini rimarrete qui a
sorvegliare i nemici. Se non si faranno rivedere prima che cali la notte, lascia qui uno squadrone di
vedetta. Gli altri possono tornare allaccampamento.
S signore, disse Catone, e salut.
Il legato spron il cavallo e and al trotto lungo il percorso che conduceva allinsediamento
sopra la riva. I suoi ufficiali lo seguirono mentre il nevischio ghiacciato li colpiva a causa del vento
sempre pi forte.
Accanto al prefetto, Mirone sbuff amareggiato. Grazie tante, legato Quintato. Va pure a
scaldarti accanto al fuoco mentre noi altri ci ghiacciamo il culo qua fuori, non preoccuparti.
Basta cos, lo interruppe Catone. Si guard intorno e vide un piccolo bosco ceduo a un
centinaio di passi di distanza. Conduci i tuoi uomini laggi e mettili al riparo dove puoi.
Il decurione salut e si gir per andare a riferire lordine alla colonna di uomini stretti nei loro
mantelli. Quando se ne andarono, Catone rivolse unocchiata ai soldati ancora di vedetta, con lo
sguardo fisso verso Mona. Avrebbero dovuto sopportare ancora unora di luce diurna, ma le loro pene
non erano nulla se paragonate alla sorte degli equipaggi sulle navi lanciate verso la baia. La prima delle
navi da guerra stava oltrepassando le rocce sotto al promontorio, una linea di forme scure e sagomate
tra i vortici di onde e gli spruzzi bianchi. Il trierarca decise saggiamente di mantenere la rotta per un
altro quarto di miglio, prima di virare. Dalla sua posizione privilegiata Catone poteva vedere gli uomini
dietro ai remi mentre si sforzavano di condurre la nave in avanti e immagin la loro paura e il loro
terrore per essere in balia della furia di Nettuno. A una a una anche le altre navi da guerra, seguite dai
barconi da trasporto, doppiarono le rocce e si misero al riparo.
Non erano per ancora in salvo. Il cuore del prefetto gli si strinse nel petto quando not che
lalbero maestro di una delle navi da trasporto si era spezzato e stava cadendo da un lato, trascinandosi
dietro la prua della nave a causa delle vele terzarolate che la spingevano contro il promontorio. I
marinai si misero subito al lavoro per tagliare il sartiame e liberare la vela mentre le onde li spingevano
sempre pi vicini agli scogli. I loro tentativi di salvarsi venivano ostacolati dal mare che infieriva e si
rovesciava sul ponte e Catone cap subito che erano spacciati. Anche se fossero riusciti a liberarsi dalla
zavorra, avrebbero poi dovuto far affidamento soltanto sui lunghi remi con pale rettangolari che erano
stati progettati per manovrare quei vascelli sulle brevi distanze. Non sarebbero bastati per evitare le
rocce.
Lultima corda fu tagliata e lalbero spezzato, insieme alla vela, affond improvvisamente in
mare e spar oltre la poppa della nave. I remi, due da entrambi i lati, vennero fatti uscire e le prime
vogate impacciate misero la pesante imbarcazione in parallelo rispetto alla fila di scogli, a cento passi
scarsi. Poi, dal cuore della tempesta, arriv unenorme onda. La sua massa di colore grigio metallico
sollev il legno e ne rigir la prua verso la costa prima di avvicinarla ancora di pi al promontorio,
oscurandola con una nube di spruzzi prodotti dallo scontro dellacqua con le rocce. Lequipaggio
persever con i remi e riport la nave sulla rotta originale, facendosi strada nella bufera. Per un
momento il prefetto pens che forse una speranza di salvarsi ancora lavevano, ma poi unaltra onda
mostruosa emerse dalloscurit rigata di nevischio e sollev di nuovo la nave prima che si infrangesse
contro le rocce.
Quando lacqua si ritir, Catone vide che il vascello si era incastrato di sghimbescio sugli
scintillanti scogli neri con lo scafo spezzato e la chiglia frantumata. Cerano ancora degli uomini appesi
sul ponte, condannati a vivere ancora per qualche minuto prima che le onde facessero a pezzi lintera
struttura, portandoseli via. Il prefetto rimase a guardare atterrito, lo stomaco stretto in una morsa per la
loro sorte infame. Poi guard di nuovo le rocce e la distanza che le separava dalla spiaggia di sassi a cui
erano ancorate le tre navi da guerra e prese una decisione.
Tirando le redini, spron il cavallo al galoppo e segu Mirone e i Corvi Sanguinari che stavano
arrancando a fatica nel nevischio per raggiungere gli alberi.
Fermi!.
Gli uomini si fermarono. Il prefetto fren la corsa dellanimale a fatica e raggiunse il decurione
con il sangue che gli pulsava nelle orecchie e il fiato corto.
Il tuo squadrone viene con me. Gli altri possono aspettare tra gli alberi. Di ad Aristofane di
prendere il tuo posto e di tenere a bada il nemico prima di seguirmi.
Mirone lo guard confuso. Cosa vuoi fare esattamente, signore?.
Catone fece un rapido resoconto della nave da trasporto e del pericolo che stava affrontando il
suo equipaggio. Possono ancora essere salvati.
Da quel che hai detto sembra che siano gi morti, signore.
Il prefetto si accigli e rispose: Non finch c ancora una possibilit. Non finch noi possiamo
fare qualcosa. Hai ricevuto gli ordini, decurione. Muoviti!.
Lasciandosi il decurione alle spalle, Catone lanci il cavallo gi per il declivio e verso la
spiaggia spazzata dalla tempesta. Molto probabilmente Mirone aveva ragione ma, maledizione, non
avrebbe mai abbandonato un uomo al suo tremendo destino se cera anche solo una minuscola
possibilit di salvarlo.
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capitolo venti.
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La violenza della tempesta fu ancora pi evidente quando Catone raggiunse la spiaggia della
baia. Il ruggito delle onde e il rullio dei sassi era assordante e il prefetto smont da cavallo dopo averlo
fatto fermare. Alla sua sinistra la scogliera al di sotto del promontorio gli offriva riparo da buona parte
della burrasca e sottovento il nevischio era gi diventato neve. Grossi fiocchi vagavano nellaria e si
scioglievano non appena toccavano terra. Pi avanti, il profilo della scogliera finiva proprio dove
incominciavano le rocce, massi enormi che ne prolungavano la fine come se fossero stati polverizzati
dal pugno di Giove in persona. La lingua di scogli proseguiva fin dentro il mare per altri duecento passi
circa e l la nave da trasporto era colpita dalle grandi onde che si sollevavano dalle profondit
delloceano. La poppa era la parte pi esposta alla tempesta e per questo motivo veniva sfaldata poco a
poco. La prua, invece, per il momento era protetta dallimpatto delle onde ma avrebbe presto dovuto
fare i conti con la forza del mare. Diversi uomini si ammassavano sul ponte ormai inclinato mentre un
marinaio si sbracciava disperatamente dalla prora in direzione della battigia, sicuramente implorandoli
di azzardare un salvataggio.
I loro commilitoni, per, li guardavano impotenti, dozzine di marinai sui ponti dei vascelli
ancorati e ancora di pi sulla spiaggia. Catone si avvicin a uno degli ufficiali di marina che stava
sovrintendendo alla costruzione di un riparo in cima alla costa, oltre la schiera di barche di scorta
disposte sui ciottoli. Il trierarca gridava a pieni polmoni per farsi sentire dai propri uomini oltre il
rumore delle onde e farli tornare al lavoro.
Perch non fate niente?, chiese Catone.
E a te che te ne importa?. Lufficiale si gir per rivolgersi al prefetto e non appena vide il suo
grado si irrigid in un saluto. Scusami signore.
Perch non state salvando quegli uomini?
Non possiamo fare nulla per loro, signore. Non senza mettere a repentaglio altre vite. Cercare
di toglierli da quel relitto sarebbe un suicidio. E poi, verr spazzato via tra poco, e loro faranno la stessa
fine.  un peccato, signore, ma non possiamo aiutarli.
Catone fiss lo sguardo sulle rocce e vide un nuova onda infrangersi contro la nave condannata.
Dopo averla nascosta con gli spruzzi, il mare si ritrasse e rivel le poche assi rimaste di quella che un
tempo era la poppa. Luomo che aveva chiamato quelli sulla spiaggia si lasci cadere con lentezza sul
ponte accanto ai suoi compagni e si abbracci le ginocchia con aria rassegnata. Calcolando
rapidamente la distanza tra le rocce e la nave da guerra pi vicina, il prefetto si mise davanti al
trierarca.
Non ho intenzione di rimanere qui a guardare degli uomini morire, disse con fervore. Voglio
una delle tue barche di riserva e quattro uomini che sappiano usare bene i remi. E che siano abili
nuotatori.
Lufficiale fece schioccare la lingua e rispose: Signore, non credo che....
Non me ne frega niente di quello che credi tu! Esegui i miei ordini e basta. Immediatamente!.
Senza nemmeno dargli la possibilit di rispondere, torn a passo svelto da Annibale proprio nel
momento in cui arrivarono Mirone e i suoi. Si slacci rapido lelmo e lo pos sui ciottoli. Le dita fredde
rimossero il mantello e la cintura con il fodero della spada prima di rivolgersi al decurione. Dammi
una mano con larmatura!. Il sottoufficiale scese da cavallo e lo aiut con i vari lacci, poi Catone si
sfil la cotta di maglia e la butt sul resto dellequipaggiamento. Rimase in stivali, pantaloni e tunica,
fin troppo teso per tremare a causa del freddo pungente. Alle spalle del suo soldato vide che il trierarca
stava ordinando a diversi uomini di trascinare verso le onde ruggenti una delle scialuppe della sua nave
da guerra.
Si schiar la voce per essere sicuro che non tradisse il suo nervosismo. Proveremo due approcci
diversi al relitto. Voglio che tu e il tuo squadrone prendiate una corda e andiate sulle rocce.
Avvicinatevi il pi possibile senza mettere a repentaglio la vostra vita e lanciatela a quegli uomini. Nel
frattempo io prover a raggiungerli con quella barca.
Mirone osserv la lingua di rocce che si estendeva dal promontorio e strabuzz gli occhi
quando vide le onde che si infrangevano su di esse.
Decurione, url Catone, prendendolo dallarmatura. Non lasceremo morire quegli uomini.
Chiaro?.
Il soldato batt le palpebre con rapidit e annu. S... s signore!.
Bene. E adesso diamoci dentro. Gli diede un pugno di incoraggiamento sulla spalla prima di
avviarsi a grandi passi verso il mare, dove i quattro marinai scelti dal trierarca stavano preparando i
remi, mentre i commilitoni facevano del loro meglio per mantenere ferma la piccola imbarcazione tra le
onde color panna. Lacqua si rivel gelida intorno alle gambe del prefetto e quando questi raggiunse il
lato della barca per issarsi a bordo, gli arriv fino alla vita. Si mise a sedere sulla poppa e indic la
bireme ancorata vicino alle rocce. Andiamo verso quella nave!.
I marinai puntarono i piedi e mentre uno dava il tempo si misero allopera e remarono sulle
onde che si infrangevano sulla battigia, spingendosi in acque pi profonde. Non appena raggiunsero la
nave da guerra che beccheggiava violentemente nella baia impetuosa, Catone si mise una mano alla
bocca e chiam i membri dellequipaggio che stavano osservando la tragedia sulle rocce.
Ho bisogno di una corda! Tu!. Indic il marinaio pi vicino. Lega un capo allalbero
maestro e passami il resto. E gi che ci sei, dammi anche qualche rotolo di corda in pi. Muoviti!.
Gli uomini ai remi mantennero la piccola barca in posizione mentre dal ponte furono gettate
loro due corde arrotolate e la fune veniva legata allalbero. Catone la tir con forza per assicurarsi che
fosse ben salda e poi ordin di remare sottovento verso le rocce. Ai piedi del promontorio poteva
vedere le sagome di Mirone e dei suoi uomini legati luno allaltro che avanzavano con attenzione
nelloscurit sempre pi incombente. Notando il prefetto, il decurione aument il passo, ma scivol
sulle rocce lucide e cerc un appiglio con le mani mentre gli spruzzi dacqua lo investivano. I marinai
del vascello danneggiato si alzarono in piedi non appena videro la scialuppa diretta verso di loro con la
corda assicurata alla bireme allancora. Alcuni si misero a chiamarli freneticamente mentre altri
rimasero a fissarli con le mani avvinghiate alla ringhiera laterale. La poppa della nave, fatta a pezzi
dalle onde, era ormai sparita del tutto, e tra i pezzi di legname frantumato rimanevano soltanto il
montante e qualche costola.
Mentre limbarcazione si avvicinava alla meta, Catone ebbe un momento per pensare e rimase
atterrito dinanzi al pericolo in cui si era andato a cacciare. Il pi delle volte odiava stare a mollo e non
era nemmeno un bravo nuotatore. Ciononostante, sarebbe potuto presto ritrovarsi nelle profondit
glaciali di un mare selvaggio. Eppure non cera altro da fare. Era deciso a salvare quei marinai, per
quanto fosse unazione avventata, e sarebbe andato fino in fondo. A meno di venti passi di distanza, tra
i vortici di neve, vide emergere dalla superficie dellacqua la massa lucida di uno scoglio proprio
mentre unonda vi passava sopra e si apriva in un violento mulinello.
Fermate i remi!, grid. Teneteci fermi.
I marinai smisero di vogare e assestarono qualche colpo di remo per rimanere in quella
posizione mentre Catone scrutava le rocce, il relitto e il mare e considerava brevemente la prossima
mossa. I resti della nave erano a pi di quaranta passi di distanza e, anche se fossero riusciti ad
avvicinarsi il pi possibile alle rocce, sarebbero comunque stati troppo lontani per sperare di far
arrivare la corda agli uomini nella parte anteriore del vascello. Guard allora le rocce che conducevano
al promontorio. Sebbene fossero costantemente spazzate dalle onde, cera un percorso quasi ininterrotto
per raggiungere il relitto prima che una striscia dacqua lo separasse dalle pietre taglienti su cui era
rimasta incagliata limbarcazione da trasporto. Se Mirone fosse riuscito a raggiungere quel punto, un
uomo con un buon braccio avrebbe potuto lanciare la cima ai marinari, calcol Catone.
Afferrando la panca di legno, si iss sulla barca e agit una mano in aria per attirare lattenzione
del decurione. Il soldato si trovava ancora a un centinaio di passi di distanza e il prefetto vide che lui e i
suoi uomini stavano avanzando lentamente e a fatica. Troppo lentamente. Era quasi notte e non ci
sarebbe stata alcuna speranza di salvare gli uomini una volta fatto buio. Quando Mirone guard verso
di lui, Catone agit ancora di pi la mano libera e indic lo spazio tra le rocce. Il decurione esit, poi
annu e continu ad avanzare, fermandosi soltanto per farsi coraggio davanti alla massa di acqua salata
che infuri sulle rocce non appena le onde le colpirono dal lato esterno del frangiflutti naturale.
Cos, disse Catone tra s e s prima di rimettersi violentemente sulla panca. Continua ad
avanzare.
Mentre gli uomini seguitavano a farsi strada verso lo spazio tra le rocce, il prefetto not lombra
di una grossa onda che incombeva su di loro e che, un attimo dopo, si infranse sulle rocce,
sommergendo Mirone e i suoi ausiliari. Uno di loro fu troppo lento a prepararsi allimpatto e cadde in
acqua lanciando un grido acuto che arriv sino alle orecchie del prefetto. Ci manc poco che non si
trascinasse dietro i suoi commilitoni. Mirone si gir non appena sent lurlo e, nella breve tregua tra le
due onde, lo fece issare sulle rocce, dove rimase un momento per riprendere fiato. Catone tir un rapido
sospiro di sollievo e allung il collo quando vide che Mirone stava tornando verso i suoi soldati.
Che fai? Continua ad avanzare.
Ma la fila di uomini cominci a tornare sui propri passi, verso il promontorio, e al prefetto
riboll il sangue nelle vene. Digrign i denti e si trattenne dal fare qualche commento. La situazione era
fin troppo seria. Avrebbe affrontato il decurione pi tardi. Percep lo sguardo preoccupato dei marinai
nella sua barca, i quali continuavano a remare per tenerla ferma. Si schiar la voce.
Bene, a quanto pare tocca a noi. Portatemi vicino allo spazio tra le rocce.
Nessuno di loro rispose e Catone vide la paura nei loro occhi. Li guard con franchezza e disse:
Quelli sono vostri commilitoni. Vorreste lasciarli nella tempesta? Loro vi abbandonerebbero se
fossero qui, ora?
Provare a salvarli  una follia, signore, disse luomo al remo di prua.
Il prefetto sent limpulso di controbattere e dirgli di tacere, ma mand gi la rabbia e prosegu
pacato. Non vi sto chiedendo di sacrificare le vostre vite. Portatemi il pi vicino possibile per farmi
fare quello che posso. Tutto qui.
Il marinaio annu e diede il tempo agli altri, muovendo la barca verso la nave naufragata.
Catone si tolse la tunica ormai zuppa, prese una delle corde arrotolate sul fondo della barca e se la mise
su una spalla. Se ce la far, vi lancer un capo. Legatelo al cavo collegato alla nave, daccordo?
Signors, signore.
Unultima cosa. Se non dovessi farcela, non provate a salvarmi.
Luomo sorrise cupamente.  un ordine, signore?.
Il comandante si sforz di sorridere, poi si slacci gli stivali e si liber dei pesanti calzari
militari, rimanendo in perizoma. Tremando a causa del freddo, si accovacci per chiamare a raccolta
tutto il proprio coraggio. Pens brevemente a Giulia e a loro figlio, i quali sarebbero potuti presto
diventare vedova e orfano, e poi se li tolse dalla testa. Senza esitazione, salt dalla barca e si immerse
nel mare mosso.
La prima sensazione fu il freddo tremendo dellacqua che gli si chiudeva intorno, come se fosse
stritolato da un enorme pugno. Poi riemerse e il ruggito sibilante del mare gli riemp le orecchie. Nuot
subito verso le rocce sottostanti allo scafo della nave. Sembravano vicine, ma doveva lottare con le
correnti vorticose e aveva poco tempo per arrivarci. La luce del giorno stava per sparire e il lancinante
gelo del mare lo avrebbe presto fiaccato.
Punt uno scalino naturale e stava quasi per raggiungerlo quando unaltra onda si infranse
contro i legni della nave. La marea lo riport indietro prima di rifluire in avanti, avvicinandolo ancora
di pi. Approfittando della forza marina, diede un colpo di reni e cerc un appiglio sullo scoglio.
Lacqua si ingrossava sotto di lui e si lasci trasportare da essa prima di afferrare con forza la superficie
solida e arrampicarsi, salendo ancora un po prima di fermarsi a fare il punto della situazione. Era
accovacciato su una roccia piatta al di sopra delle onde. Lo scafo si stagliava, inclinato, a pochi passi da
lui. Catone osserv il ponte anteriore, dove i marinai si erano ammassati per guardare i suoi progressi
con espressioni tese e vide che i loro occhi erano illuminati da una scintilla di speranza, sebbene non
fossero stati ancora salvati.
Tremando violentemente nel vento e nella neve pungenti, srotol la fune e rimase fermo con i
piedi divaricati e le braccia allindietro, chiamando a gran voce affinch gli uomini sulla barca si
avvicinassero a lui. Remarono con foga e quando arrivarono a venti piedi dalla roccia sottostante, il
marinaio pi vicino alla prua tir a bordo il remo e si gir per afferrare la corda. Catone lanci le spire
sciolte e le vide serpeggiare nellaria prima di finire a pochissimi passi dalla barca.
Strinse i denti e ritir la corda a s, avvolgendola velocemente intorno al gomito, questa volta
pi lunga, e la lanci nuovamente. La fortuna fu dalla sua parte. La marea sollev la barca,
avvicinandola, e la corda cadde sulla prua. Cominci subito a scivolare via e il marinaio cerc di
afferrarla, mancandola. Ci prov ancora una volta e questa volta le sue dita riuscirono a stringersi
attorno a essa. La tir e la leg alla fune collegata alla nave da guerra prima di guardare il prefetto e
annuire.
Voltandosi verso il relitto, Catone sollev laltra corda arrotolata e scrut gli scogli che lo
separavano dal mare aperto. Dopo che unaltra onda enorme si infranse sulla nave naufragata,
riempiendo di schiuma il ponte in frantumi e vorticando intorno alle rocce sottostanti, il mare si ritir, e
lui scese dalla roccia e si affrett tra i massi lucidi e gli spessi strati di alghe marine, fermandosi sotto
alla prua.
Prendete la corda!, grid, rivolto alle facce che lo guardavano dallalto. Rote le braccia e
lanci le spire in su. Svariate mani si sporsero per prenderle e tirarle e Catone aggir rapidamente lo
scafo finch non trov unapertura tra le assi frantumate che lo port su ci che rimaneva del ponte,
dove cerc di riprendere fiato mentre il suo corpo congelato era in preda a un tremito incontrollabile.
Cominci a barcollare verso gli altri uomini proprio quando unaltra onda, colpendo il vascello, lo
mand gambe allaria, facendolo rotolare sul ponte. Cerc di aggrapparsi a qualcosa per non essere
portato via dal mare e poi, quando sent la prima fitta di disperazione, una mano gli si strinse attorno
allavambraccio e lo ferm. Alla prima mano ne seguirono altre che lo sollevarono e lo estrassero
dallacqua. Alzando lo sguardo, vide i volti dei marinai che lo scrutavano. Quello pi vicino gli sorrise
a trentadue denti dietro a una barba scura e scintillante.
Amico, hai delle palle di puro acciaio! Lascia che ti aiuti. Il marinaio lo mise in piedi e lo
tenne fermo mentre gli altri gli davano delle pacche sulla schiena. Alle loro spalle, Catone vide che la
corda era stata saldamente legata attorno al palo di prua ed era tesa verso il mare, dove ondeggiava la
scialuppa. Ora che era stata assicurata sia alla nave da guerra sia a quella da trasporto, la piccola
imbarcazione rimaneva ferma tra le onde. Not che altri due vascelli si erano avvicinati al cavo e lo
stavano usando per avanzare verso di loro. Si guard intorno e cont nove uomini.
Dobbiamo uscire di qui il prima possibile. Uno alla volta, lungo la corda e poi nella barca.
Il massiccio marinaio che lo aveva salvato dallondata indic uno dei suoi compagni e disse:
Sallo, vai prima tu. Porcino, tu lo seguirai non appena avr raggiunto la barca.
Il gruppetto di uomini si strinse intorno al palo di prua mentre Sallo si slanci fuori bordo. Era
appeso a testa in gi con le gambe strette intorno alla corda e usava le mani per spostarsi oltre le rocce,
poi sul mare e infine verso la barca che aveva portato Catone lontano dalla costa. Quando raggiunse il
vascello, le altre imbarcazioni avevano gi raggiunto la prima e venne issato a bordo su quella pi
vicina, mentre il secondo uomo cominci la sua discesa.
Attenti!.
Il prefetto volse la testa in tempo per vedere una nube di spruzzi sopra di s. Afferr la ringhiera
e venne travolto da quel torrente gelato. Luomo sulla corda lanci un breve grido e quando lacqua si
ritir, non cera pi alcun segno di lui. Soltanto la corda che tremava e il mare che si ritirava.
Povero bastardo, mormor quelluomo imponente prima di dare una pacca alluomo davanti
a s. Sei il prossimo. Datti una mossa!.
Mentre osservavano il marinaio che si appendeva alla corda e scendeva verso le barche in
attesa, il barbuto si gir verso Catone e disse: Mi chiamo Talbone. Se ne usciremo vivi, ti comprer la
miglior giara di vino che posso trovare, amico mio.
Tese la mano e il prefetto gli strinse lavambraccio. Affare fatto. Ci servir proprio qualcosa
da bere dopo questo momento. Io sono Catone.
Vieni dalla Medusa?, chiese, indicando la nave da guerra pi vicina. Prosegu prima che il
prefetto potesse rispondere. Spero che il tuo comandante ti segnali per una medaglia. Maledizione, te
la meriti proprio.
Catone abbass leggermente la testa e disse: Grazie, ma non cantiamo ancora vittoria, che ne
dici? A Fortuna piace giocare fino alla fine.
Il loro breve scambio di battute venne interrotto da unoscillazione del ponte e da un
preoccupante scricchiolio. Si guardarono alle spalle e a meno di dieci piedi da loro videro crollare una
sezione del vascello.
Non terr ancora per molto, constat Catone.
I marinai aspettarono con calma il proprio turno e la prima barca torn a riva con le persone che
aveva salvato. Alla fine, rimasero solo Talbone e Catone.
Dopo di te, fece luomo barbuto, indicando la corda.
Il prefetto scosse la testa. Sei un tipo bello grosso. Avrai bisogno di pi tempo. Va prima tu.
Vai.
Mi stai dando del ciccione? Merda, e pensare che cominciavi a piacermi.
Talbone si appese fuori bordo e cominci a scivolare via, lasciando Catone da solo sul ponte
anteriore. Unaltra onda colp il vascello e questa volta il relitto oscill in modo ancor pi evidente,
spaccandosi lungo il ponte. Aveva giudicato bene il marinaio e dovette sforzarsi di non incoraggiarlo a
pieni polmoni per farlo andare pi veloce. Stava tremando violentemente e non sentiva pi le dita dei
piedi. Si sfreg le mani e le batt forte per evitare che gli si intorpidissero.
Finalmente Talbone raggiunse il fianco della barca e gli altri marinai lo tirarono a bordo. Catone
si arrampic immediatamente sulla ringhiera, afferr la corda, la cinse con le gambe e cominci a
trascinarsi con le mani. Ogni volta che il mare ricopriva ci che rimaneva del relitto, la fune si tendeva
e oscillava sulle rocce e poi, pi avanti, sullimpetuosa spuma del mare. Chinando la testa allindietro
vide che era ormai vicino alla barca. I marinai lo stavano incitando con gesti disperati e in un primo
momento non riusc a comprendere la loro agitazione, ma poi alz lo sguardo e not che lultima
sezione della prua stava oscillando da una parte allaltra. Dimprovviso il palo a cui era legata la corda
ebbe uno scossone e si abbatt, afflosciandola e facendola cadere nel mare.
Si ritrov di nuovo nelle sue gelide grinfie, ma questa volta trattenne il fiato e strinse forte la
corda invece di provare a raggiungere la superficie. Sapeva che se lavesse lasciata, non avrebbe avuto
le forze sufficienti per nuotare fino alla barca. Sent uno strattone e il suo corpo cominci a muoversi
nelle profondit gelide. Riemerse proprio quando i suoi polmoni stavano per esplodere e si ritrov
vicinissimo allimbarcazione. Delle mani lo afferrarono e lo issarono a bordo, buttandolo senza tante
cerimonie nel pozzo del vascello.
Sganciateci!, rugg Talbone. Prima che quel cazzo di relitto ci porti a fondo! Non
scioglierla, imbecille! Tagliala! Levati di mezzo.
Catone guard in su, confuso, e vide il marinaio stagliarsi contro le ultime luci del giorno
mentre segava la fune con un coltello. La canapa si sfilacci trefolo dopo trefolo e la parte tranciata
spar con un guizzo. Talbone rinfoder il coltello e diede lordine di remare verso la spiaggia. Poi prese
la tunica infradiciata del prefetto e gliela mise addosso, lasciandolo tremare nellacqua che si era
riversata sul fondo della barca.
Riposa, Catone. Il tuo lavoro  finito, amico.
Gli diede una pacca sulla spalla e cominci a tenere il tempo per i rematori, mentre il piccolo
legno si alzava e ricadeva nella maretta, ondeggiando lontano dal pericolo delle rocce e verso la
salvezza. Catone sent la stanchezza pervadergli il corpo e fu tentato di chiudere gli occhi e
addormentarsi, ma temette di cedere al sonno. E se non si fosse pi svegliato? Decise di appoggiarsi
alla dura panca e abbracciare le proprie ginocchia, mentre tremava e batteva i denti.
Finalmente le sue orecchie udirono il frangersi dei flutti sulla battigia e la barca ondeggi non
appena raggiunse terra, per poi essere risollevata dallacqua e affondare nuovamente con pi forza. I
marinai tirarono i remi a bordo e saltarono fuori per portare la scialuppa sulla spiaggia. Talbone si
sporse allinterno e gli offr una mano. Catone la accett di buon grado e si fece aiutare a scendere. Il
crepuscolo incombeva lungo la costa e loscurit era resa ancora peggiore dalla neve che ormai aveva
preso a cadere con insistenza.
I miei stivali, disse con voce flebile e il marinaio li prese e glieli porse.
Ecco qua, amico. Adesso vedo di rimediarti un mantello, del vino, un po di cibo e un fuoco
caldo. Poi ti far tornare sulla tua nave.
Catone annu inebetito e sent rumore di passi sui ciottoli.
Signore! Signore! Prefetto Catone!.
Alz lo sguardo e vide Mirone e altri uomini correre verso di lui con espressioni concitate e
sollevate. Uno di loro si era gi tolto il mantello e adesso lo stringeva intorno alle spalle di Catone
mentre Talbone lo fissava con un sopracciglio inarcato.
Prefetto Catone? Be, io... io... Cazzo, disse Talbone, scoppiando a ridere. Credevo che tu
fossi un marinaio. Uno di noi. Non avrei mai pensato che una persona della terraferma mi avrebbe
salvato la vita. Un ufficiale, poi.
Il mondo  bello perch  vario, Talbone, rispose il prefetto, sorridendo debolmente.
Si strinsero nuovamente gli avambracci e sorrisero con lallegria e il sollievo tipici degli uomini
che hanno affrontato un grave pericolo insieme e ne sono scampati.
E per quanto riguarda il vino, prendi del Falerno e portalo nella mia tenda. Confido che lo
farai.
Signors, signore. Lo far sicuramente. Ti do la mia parola.
Rimasero un attimo in silenzio e distinto volsero lo sguardo verso le rocce. Non cera pi alcun
segno della nave. La tempesta laveva distrutta completamente e il mare laveva inghiottita. Nelle
acque frastagliate di bianco della baia, i malconci sopravvissuti della flotta stavano gettando lancora o
venivano portati a terra dai loro equipaggi esausti, tra il vento e la neve che stava iniziando a posarsi sul
paesaggio circostante. Linverno era arrivato per davvero, riflett Catone cupamente, e si domand se i
loro guai non fossero appena iniziati.
...
.
...
capitolo ventuno.
...
.
...
Quando le trombe del quartier generale squillarono nellaria del mattino, Catone trasal e, un
attimo dopo, la prima batteria di baliste entr in azione. Lo strato di neve che aveva ricoperto il
paesaggio durante la notte attut il tipico schianto dei bracci che scattavano in avanti. Tre pollici in pi
e il proiettile sarebbe sfrecciato sopra le palizzate nemiche e contro le capanne piantate al di l. L dove
il dardo con la punta di ferro colp i tronchi della fortificazione ricoperti di brina e neve, si levarono
nuvolette bianche. I guerrieri nemici, che fino a un momento prima erano allineati sulle difese e
stavano lanciando insulti ai Romani, sparirono in un batter docchio. Lultimo dardo and a segno e
bast aspettare un attimo prima che i puntini neri delle loro facce riapparissero oltre la palizzata.
Ripresero a schernirli troppo presto e la seconda batteria lasci partire i suoi proiettili, concentrandosi
sulla stessa porzione difensiva al centro delle file nemiche. Osservando la scena, Catone vide che uno
dei difensori, pi spavaldo dei suoi compagni, rimase in piedi con i pugni in aria. Un attimo dopo il
dardo lo centr nel petto e lo scaravent chiss dove.
Il primo sangue  nostro, ridacchi il legato Valente della Quattordicesima Legione, in piedi di fianco al
prefetto. Quei selvaggi non impareranno mai cosa sono in grado di fare le armi moderne. Presto
sfonderemo le loro difese.
Catone annu. Lesercito si era portato dietro oltre cento baliste e catapulte e sarebbero state pi
che sufficienti per fare breccia nelle difese nemiche causando loro ingenti perdite. Tuttavia, i Romani
avrebbero avuto un vantaggio su di loro solamente da quel lato del canale. Lartiglieria non sarebbe
riuscita a raggiungere le difese dei Druidi sulla costa di Mona. Volse lo sguardo verso la baia dove le
quattro navi da guerra rimaste stavano guidando le poche imbarcazioni da trasporto superstiti
allaccesso settentrionale del canale tra la terraferma e Mona. Le imbarcazioni da guerra possedevano
un paio di pezzi dartiglieria con cui favorire lo sbarco sullisola, ma Catone dubitava che sarebbero
bastate per cambiare le sorti della battaglia. Le truppe dassalto avrebbero dovuto arrancare verso la
riva tra le glaciali acque basse della costa prima di attaccare le fortificazioni che proteggevano il tratto
pi stretto del canale. Il resto della linea costiera rivolta verso di loro era protetto da terrapieni meno
elaborati e pali affilati. Lunica altra opzione era la strada angusta e fangosa che appariva brevemente
durante la bassa marea, ma anche quella era protetta da una spessa cintura di pali affilati. Sarebbe stato
un assalto sanguinoso.
Il legato Quintato e i suoi ufficiali anziani stavano osservando lazione da una collinetta a poca
distanza dagli uomini della Quattordicesima ancora in procinto di prendere posizione, in previsione dellattacco che
avrebbero sferrato non appena fossero state aperte nella palizzata nemica alcune brecce praticabili. Ai
fianchi della legione si erano schierate le quattro coorti ausiliarie scelte per sostenere lassalto, due
delle quali erano unit di sagittarii formate da arcieri e frombolieri delle isole Baleari. I Corvi
Sanguinari erano disposti sul lato destro. I loro cavalli erano ancora nellaccampamento e lunit si
sarebbe battuta a piedi insieme alla coorte di legionari a cui erano stati accorpati sin dallinizio
dellanno. I Corvi incutevano un timore tale ai nemici che Quintato aveva deciso di farli partecipare
allassalto.
Sebbene il vento avesse smesso di soffiare e il mare fosse calmo, il cielo plumbeo minacciava
unaltra scarica di neve e molti soldati romani avevano scelto di indossare i mantelli anche durante la
battaglia, consci di dover aspettare un po prima di ricevere il segnale dellavanzata. Gli uomini delle
coorti che avevano gi preso posizione sul declivio antistante le difese nemiche sbattevano i piedi al
suolo e si sfregavano le mani nel tentativo di sottrarsi al freddo. I loro commilitoni della 20esima Legione e
le restanti coorti ausiliarie erano stati lasciati come riserve nellaccampamento provvisorio posto sulla
cresta della collina che dominava il punto pi stretto del canale. Sebbene fossero pronti nel caso in cui
avessero dovuto unirsi alla battaglia, traevano ancora conforto dai fuochi che bruciavano allinterno
delle fortificazioni.
La tempesta era passata da due giorni e le prime luci dellalba avevano rivelato lestensione dei
danni causati alla sventurata flotta che si era unita a Quintato e alla sua colonna. La costa era
disseminata di relitti e cadaveri per miglia e miglia da entrambi i lati della baia e ben due terzi dei
vascelli erano andati perduti, insieme ai loro equipaggi. I corpi erano stati raccolti e cremati su pire
costruite con i legni frantumati delle navi prima che lesercito compisse lavanzata finale verso la
collina che dava su entrambe le posizioni nemiche. Nel frattempo Catone si era ripreso dagli effetti del
freddo e dello sfinimento causati dal salvataggio dei marinai. Almeno loro erano scampati a quella
selvaggia tempesta, una magra consolazione per il prefetto. Rivolse la sua attenzione allassalto
imminente e alla situazione in generale, sempre senza interrompere la conversazione che stava
intrattenendo con il legato Valente.
Sbaraglieremo facilmente la loro posizione su questo lato del canale, signore, ma solcare il
mare e conquistare lisola stessa sar una faccenda ben pi ardua. Potremmo provare ad attraversare il
canale durante la bassa marea, facendoci strada tra quegli ostacoli, oppure passiamo via acqua. Non
sar facile viste le pochi navi da trasporto che sono sopravvissute alla tempesta.
I due uomini lanciarono unocchiata ai vascelli che entravano lentamente nella bocca del canale
mantenendosi il pi vicino possibile alla terraferma, nel caso in cui i nemici avessero tentato qualcosa
con le dozzine di piccole imbarcazioni spiaggiate sulla costa dellisola. Oltre alle navi da guerra, i
Romani potevano contare su otto navi da trasporto, ciascuna delle quali aveva una capienza massima di
cinquanta uomini.
Con soli quattrocento soldati a ondata, la vedo difficile, comment Catone. I primi a
sbarcare dovranno affrontare la battaglia pi dura della loro vita.
Non sar facile, concesse Valente. Ma tra la Quattordicesima e quella massa di barbari chiassosi, io
punto tutto sulla Legione. Dovranno soltanto sbarcare e resistere fino allarrivo delle altre truppe. Non
appena avremo un numero sufficiente di uomini, nulla potr fermarci. Schiacceremo quei Druidi come
se fossero delle mosche. Tutte le altre trib che pensano di poterci sfidare saranno demoralizzate dalla
loro disfatta, no?.
Catone si costrinse a sorridere in modo rassicurante. S, immagino di s.
Valente non aveva completamente torto. Senza i Druidi a unire le trib contro Roma, la politica
consueta del divide et impera avrebbe fatto il solito miracolo. Era cos che la piccola citt-Stato che
Roma era stata in passato riusciva a dominare una grossa fetta del mondo conosciuto. In Britannia non
sarebbe stato diverso. Lintera popolazione sarebbe stata tenuta a bada da tre o quattro legioni e diverse
coorti, coadiuvate dai sovrani locali, la cui lealt sarebbe stata comprata dallargento romano. Quello
sarebbe stato il prezzo della pace per le trib britanniche.
Mentre parlavano, lo squadrone delle baliste aveva ricevuto lordine di lanciare a volont e ogni
gruppo caricava i colpi secondo i suoi tempi facendo sfumare le varie raffiche che avevano dato inizio
allo sbarramento in una serie continua e irregolare di schianti. Il nemico, dopo aver usato gli intervalli
iniziali per far mostra del proprio sprezzo del pericolo si accucciava ora al di l delle sue difese in
attesa che finisse lassalto, pronto a scattare in avanti non appena i Romani avessero cessato il fuoco.
Limpatto concentrato dei dardi pesanti stava gi frantumando i tronchi della palizzata e i soldati che
osservavano la scena lanciarono un grido di trionfo quando una sezione delle fortificazioni cadde nel
fossato esterno, portandosi dietro un po di terriccio.
Ufficiali alle vostre unit!, ordin Quintato dalla sua postazione di fronte al posto di
comando. Il prefetto del campo ripet lordine ad alta voce per essere sicuro che tutti lo sentissero e poi
i comandanti delle unit che sarebbero scese in campo si diressero verso i propri uomini. Catone
cammin per un tratto al fianco di Valente e not lincontenibile sicurezza di quelluomo nel salutare i
propri subordinati e nel prendere posizione vicino ai vessilliferi alla destra della linea.
Che la buona sorte sia con te, signore, fece Catone, chinando brevemente il capo.
E con te, prefetto Catone!, annu il legato. Fategliela vedere, Corvi Sanguinari!.
Valente si gir per fare un ultimo discorso ai centurioni pi anziani, secondo la venerabile
tradizione dei comandanti prima di una battaglia. A volte anche Catone aveva riservato agli uomini
sotto al suo comando lo stesso trattamento, ma dubitava che adesso sarebbe servito a qualcosa.
Avrebbero combattuto, accadesse quel che accadesse, e qualche esortazione trita e ritrita, insieme a un
paio di vanterie, non avrebbe aumentato le loro possibilit di vincere la battaglia. Era meglio, secondo
lui, mostrare loro una calma professionalit e lasciare che si fidassero delladdestramento e
dellesperienza accumulate. Decise quindi di assumere un atteggiamento discreto mentre si avvicinava
al gruppo variopinto dei Corvi Sanguinari. Si slacci il mantello e lo diede a Trasso prima di prendere
lo scudo che il servo gli stava porgendo.
Per abitudine lo sollev e lo soppes, poi fece roteare le spalle per sciogliersi e annu al tracio.
Pronto.... Si ferm un attimo e fiss il servo con uno sguardo indagatore. Aveva preso una
decisione riguardo al suo futuro quella stessa mattina e gli sembrava che fosse arrivato il momento pi
opportuno per dirgliela. Lascia pure il mantello ai medici del campo e prendi posizione accanto al
vessillifero, sarai il suo secondo.
Trasso non pot celare la propria sorpresa. Come?
Mi hai servito bene. Sebbene non sempre con buon umore, vero?. Il prefetto ridacchi,
rammentando le svariate occasioni in cui Trasso lo aveva servito con lo stesso entusiasmo di chi
dovesse affrontare un doposbornia perenne. Venne ricompensato con uno sguardo arrabbiato, ma il
cipiglio svan rapidamente e il tracio sorrise in barba alla propria fortuna. Essere il secondo del
vessillifero lo rendeva responsabile della sua sicurezza in battaglia e, se fosse stato ucciso o ferito
gravemente, sarebbe toccato a lui prendere lo stendardo dei Corvi Sanguinari e tenerlo ben alto.
Lincarico comportava un aumento della paga di una volta e mezzo rispetto e un esonero dalle altre
mansioni. Niente pi lavori noiosi come pulire le latrine, andare in cerca di legna e pulire
lequipaggiamento del suo superiore. Significava anche che Trasso aveva fatto un passo in pi sulla
strada per diventare optio e, in seguito, anche decurione. Mentre la sua mente viaggiava tra le molte
opportunit che gli si paravano davanti, si ferm un momento per guardare Catone.
Chi mi sostituir come tuo servo, signore?
Sono sicuro che troverai luomo giusto per me non appena faremo ritorno a Mediolanum. Non
c fretta. Lunica richiesta  che sia pi allegro di quello attuale.
La tua battuta non fa ridere, signore.
Lo so,  per questo che ti sto rimpiazzando.
Trasso sorrise a trentadue denti e annu calorosamente. Grazie signore. Te ne sono molto
grato.
Non ce n bisogno. Mi sembra pi che evidente che tu hai il potenziale per diventare un buon
giovane ufficiale. Congratulazioni.
Il tracio se ne and di fretta con il mantello del prefetto e lo lasci vicino agli ausiliari
impegnati a preparare le bende e le stecche per ricevere il flusso di feriti che sarebbe arrivato non
appena lattacco fosse cominciato. Fece ritorno un attimo dopo con il suo scudo e si mise accanto al
vessillifero. Tuttintorno a loro i Corvi Sanguinari erano disposti in squadroni, con i decurioni sul
fianco destro, e ogni volta che gli uomini espiravano nella freddissima aria mattutina, dalle loro labbra
svolazzavano nuvolette di vapore. La neve al suolo attutiva il suono delle voci e il tintinnare degli
equipaggiamenti slacciati, conferendo una quiete innaturale alla scena. Seguendo gli ordini di Catone,
avevano lasciato le lance allaccampamento, visto che il combattimento ravvicinato che li aspettava
avrebbe favorito luso delle spade.
Il prefetto osservo limpatto dei colpi delle batterie di baliste e not con piacere che stavano
aprendo numerosi squarci al centro della palizzata. Fece scorrere lo sguardo lungo le difese nemiche e
si ferm sulla piccola ridotta davanti ai Corvi Sanguinari. La fortificazione non era ancora stata scalfita,
ma la prima bireme stava gi calando lancora a breve distanza, ammarando anche la seconda dalla
poppa per fornire allazione una piattaforma stabile e parallela. Catone vide che gli uomini incaricati di
gestire le baliste montate sul ponte stavano caricando le armi e stavano mirando il supporto della
ridotta, lobiettivo assegnato ai Corvi Sanguinari. Se lavessero conquistata, la coorte sarebbe riuscita a
caricare il fianco nemico, travolgendo tutta la linea difensiva. La bireme, per, era arrivata tardi alla sua
posizione e non aveva ancora avuto modo di aggiungere il proprio peso al bombardamento. Catone fece
un lungo sospiro di frustrazione.
Quando gli ultimi rumori metallici dei verricelli di caricamento si persero nellaria, il trierarca
al comando della nave da guerra sollev il braccio per attirare lattenzione dei suoi uomini alla balista,
prima di portarlo in avanti. Gli strali scuri dei dardi corazzati simpennarono sopra lacqua e ricaddero
sulle difese, sollevando una pioggia di schegge. Gli equipaggi lanciarono qualche altra raffica prima
che le trombe del quartier generale squillassero di nuovo, facendo fermare le batterie. Come se
volessero provare a rimediare al loro ritardo, i marinai scagliarono un altro paio di colpi prima di
cessare il fuoco.
Il silenzio cal sul campo di battaglia innevato e i Romani rimasero in attesa dellordine di
attaccare. Lungo le difese cominciarono ad apparire le prime facce e il nemico torn con circospezione
alle sue posizioni, preparandosi a tenere testa allinvasore.
14esima Legione!. Una voce si alz tra i ranghi pesantemente corazzati alla sinistra dei Corvi
Sanguinari. Prepararsi ad avanzare!.
Gli uomini sollevarono gli scudi e li tennero inclinati lungo il corpo.
Avanzare!.
I ranghi frontali di ciascuna coorte si mossero in avanti e quelli che venivano dopo corsero
appresso ai loro compagni, calpestando la bianca neve intatta che si stendeva davanti alle fortificazioni
dei britanni. Lordine di avanzare fu ripetuto anche nelle coorti di sagittarii disposte ai lati e gli arcieri
e i frombolieri scattarono in avanti, precedendo i legionari, per colpire qualsiasi nemico che si fosse
reso un facile bersaglio. Catone raddrizz la schiena e respir profondamene prima di gridare nellaria
pungente.
Corvi Sanguinari, pronti... Avanzare!.
Fece un passo avanti e i suoi uomini lo imitarono da entrambi i lati dello stendardo nero con il
corvo rosso che sventolava sopra di loro. La neve scricchiol leggermente sotto i suoi stivali mentre
scendevano lungo la lieve discesa che li avrebbe condotti al fossato esterno e al terrapieno circolare
della ridotta. A duecento passi, dei guerrieri nemici aspettavano il loro arrivo. Erano il solito ammasso
di Deceangli con e senza armature che brandivano lance, spade e asce. I pochi arcieri che avevano tra le
loro file stavano rapidamente incordando le armi, per poi estrarre le frecce dalle faretre e prendere la
mira in attesa che i Romani arrivassero a tiro.
Una centuria della coorte degli arcieri si affrett davanti ai Corvi Sanguinari e si ferm soltanto
per scagliare delle frecce mentre si avvicinavano al fossato. I difensori cominciarono a rispondere e i
sottili strali sinarcarono nel cielo grigio verso entrambe le posizioni. Il nemico, potendo mettersi al
riparo, aveva un vantaggio, mentre i Romani in campo aperto per evitare di essere colpiti dovevano fare
affidamento sulle loro rapide reazioni e su passi veloci. Alcuni non furono cos fortunati e Catone vide
che uno degli ausiliari impegnato ad avanzare era stato trafitto alla spalla. Dopo essersi messo larco a
tracolla, aveva provato a estrarre la freccia ma poi era tornato sui suoi passi per raggiungere lospedale
da campo.
Il prefetto ud un tunf sordo e not un dardo vibrante nella neve a meno di dieci piedi da lui.
Sollev lo scudo fino al mento e continu ad avanzare senza perdere il passo. Un altro strale gli ronz
vicino e dovette sforzarsi di non battere ciglio, nel caso in cui i suoi uomini lavessero visto. Gli arcieri
si erano fermati poco oltre e si stavano spostando lateralmente per permettere ai Corvi Sanguinari di
procedere, avvicinandosi sempre pi alla discesa del fossato. Le aste e le piume delle frecce nemiche
spuntavano nella neve come fiori sottili e Catone rimase sorpreso dal paragone, sorridendo per un
istante. Poi intravide un arciere sulla palizzata davanti a lui che stava prendendo la mira. I loro sguardi
si incrociarono e luomo tir indietro il braccio, inclinando il capo. Catone fece appena in tempo a
sollevare lo scudo. Larciere lasci andare la freccia e il prefetto sent limpatto della punta di ferro sul
cuoio e le lamelle di legno incollato che andarono in mille pezzi a pochi pollici di distanza dal volto.
Altre frecce e colpi di fionda sibilarono nellaria mentre i difensori cercavano disperatamente di
abbattere quanti pi nemici potevano prima che i Romani colmassero il divario che li separava e li
affrontassero corpo a corpo.
Un urlo poco distante costrinse Catone a girarsi. Uno dei suoi uomini si era fermato barcollando
e aveva abbassato lo scudo per togliersi lasta che gli usciva da uno zigomo frantumato. Un attimo
dopo, per, venne colpito di nuovo, questa volta da una fionda che lo centr sulla fronte dellelmo e gli
pieg violentemente la testa allindietro, facendolo svenire. Stramazz sulla neve e rimase immobile
mentre i suoi commilitoni proseguivano inesorabilmente passandogli sopra o accanto.
Il prefetto corse il rischio di sbirciare oltre lorlo dello scudo e vide che erano quasi arrivati in
cima al fossato. Rallent e intraprese la discesa. La discesa era profonda poco pi di dieci piedi e nel
fossato cera una serie di pali acuminati messi di traverso sul terreno. Quegli ostacoli avrebbero
rappresentato un pericolo per un attacco avventato, ma lavanzata circospetta dei Romani ben addestrati
permise ai soldati di spingere via i pali e continuare con la risalita. Catone fece da apripista e punt un
tratto delle fortificazioni dove la balista della marina aveva polverizzato diversi tronchi. Non appena
cominci ad arrancare lungo la salita, piantando le mani nella neve per fare presa sul terreno ghiacciato
sotto i suoi piedi, vide che i nemici si stavano allineando lungo la palizzata. Molti di loro avevano i
capelli ricoperti di calce e sul volto portavano dei tatuaggi elaborati. Spalancarono le bocche e
mostrarono i denti mentre lanciavano insulti e maledizioni ai Romani. Alcuni scagliavano dei sassi, che
rimbalzavano sugli scudi ovali dei Corvi Sanguinari e venivano deviati dagli elmi e dalle armature. Un
paio di uomini meno fortunati vennero colpiti su un arto esposto o furono colti di sorpresa da un centro
pieno sulla testa, ricadendo allindietro e scivolando lungo il fossato, storditi.
Avanzando carponi, Catone risal il declivio con lo scudo sempre alzato e sussult a ogni colpo
di pietra ricevuto. Una volta raggiunta la base della palizzata, si accovacci accanto ai tronchi e fece un
rapido punto della situazione. Da entrambi i lati i suoi uomini stavano sciamando intorno alle difese
della ridotta per riunirsi in quei tratti in cui i proiettili della bireme avevano assestato un colpo alle
palizzate. La palizzata era stretta da corde intrecciate che mantenevano la struttura ben salda. Appena
lo not, estrasse la spada, la infil nello spazio tra due tronchi e cominci a segare. Mentre i trefoli si
spezzavano, venne raggiunto dal vessillifero e da Trasso che estrasse a sua volta il gladio e, seguendo
lesempio del prefetto, cominci a tagliare le corde pi in alto. Gli altri soldati fecero lo stesso
tuttintorno alla ridotta. Nel frattempo, il nemico seguitava a lanciargli addosso di tutto, cercando
disperatamente di scacciarli.
La corda si spezz e Catone ringuain la spada per potersi sbarazzare dei fili da entrambi i lati
del tronco. Chiam a raccolta due dei suoi uomini, soldati grandi e massicci che lo raggiunsero nel
punto in cui i dardi della balista avevano frantumato la palizzata. Cercarono un appiglio per le mani e
cominciarono a strattonare i pali mentre Catone li aiutava a spostarli facendo leva con la spada. Il
terreno prese a smuoversi e uno dei tronchi si inclin leggermente rispetto agli altri.
Funziona, grid il prefetto. Non vi fermate.
Con laiuto di Trasso, il pezzo di legno si mosse di nuovo e si inclin verso lesterno. Grazie
allo sforzo finale dei due ausiliari usc dal terreno, lasciandosi dietro un piccolo cumulo di terra. Dopo
averlo lanciato nel fossato, i Romani cominciarono ad allentare le difese accanto a quel buco, che
cedettero pi facilmente. Allimprovviso unombra si stagli sopra Catone, il quale alz lo sguardo e
vide che un guerriero indigeno si era sporto dalla palizzata con una lunga lancia da caccia in mano ed
era pronto a colpirli. Quando la punta larga a forma di foglia cal verso il basso, il prefetto sollev lo
scudo e blocc il colpo, deviandolo contro i pali pi vicini. Lasci subito andare la spada e afferr il
bastone della lancia, cercando di strapparlo a forza dalle mani del suo nemico. Riusc ad appropriarsi di
una sua buona met prima che il guerriero rinsaldasse la presa e per un momento si ritrovarono a
strattonarsi larma vicendevolmente. Poi Catone inclin lasta e la risped al mittente. Con il fondo
colp il mento dellavversario e gli richiuse con violenza la mascella, facendolo ruzzolare via con la
testa scattata allindietro.
Bel colpo, signore!, disse Trasso, ridendo.
Un altro tronco prese a oscillare prima di liberarsi dalla neve e dalla terra, aprendo uno spazio
sufficientemente largo da consentire il passaggio di un uomo. Catone fece passare prima lo scudo e us
la mano libera per arrampicarsi lungo linstabile salita di terra che conduceva in cima alla
fortificazione. Raggiunse la cima in ginocchio e fece per estrarre la spada non appena venne
individuato dal guerriero nemico pi vicino. Un uomo robusto con un mantello di pelliccia si gir per
affrontarlo e sollev lascia da combattimento in aria prima di scagliarsi contro lufficiale romano
gridando a pieni polmoni. Catone ebbe appena il tempo di divaricare le gambe e poi il guerriero
abbass larma.
Cogliendo il bagliore della lama affilata, inclin lo scudo per deviare il colpo ma limpatto fu
talmente improvviso e violento che lascia si scontr con la borchia di ferro e gli contuse con forza la
mano. La testa dellarma rimbalz sullo scudo e la lama fin nella neve compressa e nel ghiaccio al di
sopra della fortificazione, sollevando schizzi di bianco e terra scura. Puntellandosi sul piede posteriore,
Catone sferr un colpo di scudo e sent di aver centrato saldamente il corpo del suo aggressore, il quale
barcoll allindietro e cerc di non perdere lequilibrio sulla superficie ghiacciata. Sguainando larma
dal fodero, il prefetto allontan lo scudo quanto bastava per fare un rapido affondo e la punta della
spada perfor lo strato di pelliccia che copriva il guerriero. La pelle cedette e la lama penetr nella
carne delluomo. La rigir da entrambi i lati prima di ritrarla e il suo avversario indietreggi di qualche
passo emettendo un grido di rabbia e sollevando lascia per colpirlo di nuovo.
Questa volta Catone si spost rapidamente, portandosi fuori tiro, e si diede unocchiata alle
spalle. Trasso stava attraversando lapertura nella palizzata e dietro di lui due guerrieri armati di scudi
triangolari e spade stavano correndo nella sua direzione, bramosi di falciarlo prima che potesse
raggiungere la cima della fortificazione. Il prefetto fece dietrofront, ignorando il guerriero ferito, e part
alla carica oltre Trasso con lo scudo in orizzontale per rappresentare un bersaglio pi ampio. Nessuno
dei due schieramenti os fermarsi sulla superficie ghiacciata e finirono per scontrarsi uno contro laltro
tra un cozzare di scudi e lame prima di rotolare al suolo in un groviglio di membra. Catone atterr con
violenza e limpatto gli strapp laria dai polmoni. Era mezzo sdraiato su uno dei due nemici mentre
laltro gli era finito sulle gambe. Aveva perso lo scudo e sebbene avesse ancora la spada in mano, il
primo indigeno vi giaceva sopra e non riusciva a muoverla. Serr quindi il pugno sinistro e lo colp con
violenza sulla mandibola, ancora e ancora, finch il guerriero non riusc a sollevare le braccia per
proteggersi. Laltro avversario scosse la testa e Catone, provando un dolore acuto al ginocchio, cap che
larticolazione durante la caduta era andata a sbattere contro la testa nemica. Non appena riprese i sensi,
luomo rugg e fece per prendere la spada accanto a s.
Catone non avrebbe potuto impedirgli in alcun modo di prenderla e quindi torn a colpire con
violenza luomo pi vicino per liberare la mano intrappolata. Levati di dosso, barbaro bastardo!.
Prov unultima volta e il guerriero si spost leggermente su un fianco, quanto bast per permettergli di
riprendersi la spada.
Si rimise allora in piedi in un batter docchio, proprio mentre laltro avversario stava facendo
calare il colpo. Allultimo momento, Catone riusc a infilare il gladio tra la lama celtica e il suo corpo.
Le armi cozzarono rumorosamente spargendo scintille nellaria e poi la spada lunga forz quella del
prefetto da un lato, continuando la sua traiettoria e intercettando il cimiero del suo elmo. Il romano
punt allavambraccio del guerriero e urt una grossa torque dargento che imped un ferita ma caus
uno spasmo alle dita delluomo, che dovette mollare la spada. Il prefetto rigir il gladio e lo piant
nella gola del nemico prima di piegarlo da un lato, portandosi dietro un fiotto di sangue. Il deceanglo
cadde sulla fortificazione e si port le mani alla ferita mortale.
Catone tir un sospiro di sollievo e si liber dallaltro nemico. Recuperato lo scudo, si alz in
tempo per vedere Trasso che colpiva il braccio del guerriero con lascia, tagliandogli la pelle e le ossa e
facendolo gridare dal dolore. Questi cerc di risollevare larma per un altro colpo ma larto spezzato si
rifiut di sopportare il peso dellascia da combattimento. Il Tracio prosegu con un affondo di scudo
che fece finire il suo avversario al suolo sul bordo della fortificazione, da dove prese a rotolare lungo il
declivio innevato.
I due si fermarono un attimo, il cuore in gola e i sensi in allerta per il pericolo ma nessun
nemico si fece avanti e il vessillifero dei Corvi Sanguinari si infil nella breccia seguito dai due
ausiliari nerboruti che avevano sradicato i tronchi. Sotto di loro, altri uomini stavano cercando di
entrare nella breccia, impazienti di unirsi al combattimento. Guardandosi intorno, Catone vide che altri
due gruppi dei suoi erano riusciti a farsi strada nella fortificazione e stavano lottando per difendere la
propria posizione mentre i loro commilitoni li raggiungevano. Linterno della ridotta era largo pi o
meno cinquanta passi e dal punto in cui si trovava il prefetto era visibile la formidabile fila di pali che
costellava il lato verso il canale. Dallaltra direzione si estendeva la fortificazione che copriva lo stretto
canale tra la terraferma e lisola dei Druidi.
A difesa della palizzata erano state schierate diverse centinaia di uomini e per ora non pareva
che avesse ceduto nessuna delle varie brecce aperte dalle baliste dellesercito romano. Considerando il
peso maggiore delle loro corazze, non cera da stupirsi se gli uomini della Quattordicesima ci stessero mettendo pi
tempo rispetto ai Corvi per entrare in azione, consider Catone.
Un coro di grida da battaglia richiam la sua attenzione nelle immediate vicinanze, dove un
gruppo di guerrieri nemici stava scattando verso di lui e gli uomini radunati attorno al loro stendardo.
Mantenete la posizione ragazzi, disse nel tono pi pacato possibile. Sono bravi solo a
sprecare fiato, non hanno spirito. Facciamogli vedere perch hanno ragione ad aver paura dei Corvi
Sanguinari!.
Trasso e gli altri prepararono spade e scudi e puntarono bene i piedi, spalla a spalla, pronti a
mantenere la loro posizione. Alle loro spalle il vessillifero piant lasta nel terreno ed estrasse la spada.
Catone si mise accanto al Tracio, sul bordo della fortificazione, e digrign i denti guardando i nemici.
Si stavano gi riversando sullaltra discesa della linea difensiva per chiudere il piccolo gruppo di
Romani intorno alla stretta breccia. Quelli che si trovavano in cima alla fortificazione erano i pi veloci
e un attimo dopo si schiantarono scudo contro scudo con Trasso e due dei suoi commilitoni. Gli
ausiliari avanzarono immediatamente, usando gli stivali chiodati per avere una presa migliore sul
terreno ghiacciato e rispedire gli indigeni verso i nemici che venivano dietro di loro. Affondarono le
spade nei ranghi fitti davanti a s e fecero centro, rigirando le lame nei corpi nemici prima di liberarle. I
primi guerrieri si accasciarono sulle ginocchia e vennero brutalmente scalciati nella discesa interna da
un compagno che non vedeva lora di buttarsi nella mischia.
Altri nemici si riversarono lungo la collina per attaccare i Romani e Catone inclin lo scudo
verso il basso per colpire il primo di loro, un uomo dal mento irsuto e i capelli arruffati, tutto ricoperto
di cicatrici. Era armato di scudo di vimini e lancia da caccia e schiv agilmente il colpo del prefetto,
prima di coprire il proprio corpo ammantato e affondare la lancia dallampia lama. Catone us lo scudo
per deviare lassalto verso il basso e sussult quando sent il bordo tagliargli il polpaccio proprio al di
sopra della caviglia. Sollevando lo stivale, schiacci la testa dellarma e cerc di ferire la mano del
guerriero. Lo manc e colp lasta, spaccandola e rendendola inutilizzabile. Dopo aver lanciato un grido
di rabbia, il nemico gett via la lancia e prese unascia dalla sua cintura. Sebbene fosse piccola, la parte
in ferro sembrava impressionante e il deceanglo si fece pi vicino per calare larma contro lo scudo del
prefetto. Spacc il legno del bordo inferiore e non appena liber la lama torn a colpirlo ancora e
ancora, infierendo con una serie di schianti selvaggi sullo scudo di Catone, che dovette continuare a
metterlo in mezzo tra s e il nemico per proteggere i piedi e gli stinchi.
I nemici continuavano ad arrivare e il vessillifero si vide costretto a scendere in campo,
scagliandosi a spada tratta contro un giovane basso ma dalle spalle larghe che indossava un elmo
gallico e una cotta di maglia al di sotto di un mantello ricamato. Evidentemente un nobile del posto,
pens Catone mentre bloccava un altro colpo dellascia che stava inesorabilmente frantumando la base
del suo scudo. Quando il nemico ritrasse il braccio per un altro affondo, il prefetto sollev il braccio e
fece sbattere la parte frastagliata del suo scudo contro la mascella delluomo, squarciandogli la pelle al
di sotto della barba e ricoprendo la neve ai suoi piedi di sangue. Prima che il guerriero riuscisse a
riprendersi dalla sorpresa, Catone lo colp di nuovo, facendolo cadere lungo la discesa e nel cumulo di
neve sul fondo.
Un grido attir la sua attenzione. Il vessillifero stava guardando a bocca aperta il buco che il
nobile gli aveva aperto nellinguine. Il britanno sorrise crudelmente prima di rigirare la spada nella
ferita ed estrarla con un spruzzo di sangue che impregn i pantaloni del soldato romano. Lausiliario
trem violentemente e lasci andare sia la spada sia lo stendardo, il quale svolazz nellaria fredda e
cadde contro il nemico. Questi si liber dello scudo e afferr lasta con un grido di giubilo prima di
precipitarsi lungo la discesa sventolando lo stendardo da un parte allaltra.
Accadde tutto cos velocemente che Catone non riusc a reagire. Diversi nemici si erano ormai
interposti tra lui e il nobile e, sopraffatto dalla vergogna, url con angoscia: Lo stendardo! Salvate lo
stendardo!.
...
.
...
capitolo ventidue.
...
.
...
Trasso si guard intorno e inorrid alla vista del vessillifero che si accasciava sulle
fortificazioni. Quei bastardi hanno preso lo stendardo!.
Per un breve momento i combattimenti allinterno della ridotta scemarono mentre gli uomini di
entrambe le fazioni capivano fino in fondo cosa era successo. I Deceangli lanciarono un grido di trionfo
e sfida e i Romani sprofondarono nella vergogna pi amara. Altri quattro uomini avevano raggiunto
Catone il quale, girandosi verso il tracio e il soldato accanto a lui, disse: Voi due, con me. Gli altri
mantengano la posizione.
Si scans leggermente per permettere ai suoi sottoposti di affiancarlo. Insegniamo a quel
bastardo impertinente una lezione. Nessuno ci ruba lo stendardo e sopravvive a lungo per festeggiare.
Quando vi dar lordine, ci muoveremo direttamente verso di lui e non ci fermeremo davanti a niente
finch non lavremo ripreso. Poi, Trasso, sar tuo compito difenderlo. Sei pronto?.
Questi fece roteare la testa per sciogliere il collo e brontol. S signore. Mi dispiace... non
avrei mai dovuto permetterlo.
Risparmiati le scuse per dopo. Ora  il momento di riscattarci. Pronti?
S signore.
Signors, signore, aggiunse laltro ausiliario prima di sputare a terra. Andiamo a squartare
questi cazzo di bastardi, signore.
Catone annu, fece un respiro profondo e rinsald la presa sulla spada, stringendola forte.
Andiamo!.
Corse lungo la discesa a passo svelto ma sempre attento a non scivolare sulla neve. I due uomini
lo seguivano a distanza ravvicinata e il piccolo contingente si and a infilare nel caotico ammasso di
guerrieri al di sotto. Il prefetto fece uno scatto allultimo momento, scagliando il primo nemico da un
lato, e colp in faccia con la guardia della spada un altro uomo, facendolo cadere a terra. Trasso, alla
sua sinistra, affond lo scudo contro due Deceangli, rispedendoli in fondo alla discesa, mentre il Corvo
Sanguinario alla sua destra fece vibrare la spada e tagli un braccio tatuato, frantumandone anche le
ossa. I tre Romani aumentarono ulteriormente il passo e raggiunsero il terreno pianeggiante dopo
essersi sbarazzati degli ultimi uomini che si frapponevano tra loro e il nobile, tutto preso a guardare con
gioia lo stendardo. La sua attenzione per fu richiamata alla battaglia quando qualcuno lanci un grido
davvertimento e questi pos lo sguardo sui tre invasori diretti verso di lui. Con un ringhio sprezzante
conficc lasta nel suolo e ci si mise davanti, aprendo le braccia per mostrare tutto il suo disprezzo nei
confronti del nemico. Quattro dei suoi, giganti in cotte di maglia ed elmi celtici armati di scudi tondi e
decorati, si precipitarono verso di lui dallaltro lato della ridotta. Se non erano nobili come il loro
compagno, dovevano perlomeno essere sue guardie personali, pens Catone.
Pensate a loro!, ordin. Lui  mio.
Mentre diceva quelle parole, non pot trattenere un smorfia per la propria sbruffoneria, e si rese
conto che era una di quelle cose che Macrone avrebbe sicuramente detto in una situazione del genere.
Gli venne da ridere. Essere un veterano voleva forse dire questo? Sentirsi completamente a proprio agio
e pensare che rischiare la vita e la salute su un campo di battaglia fossero cose naturali? Il nobile
indigeno lo guard accigliato, irritato forse dal buon umore di Catone. Con arroganza gli fece cenno di
avvicinarsi e sollev la spada, raddrizzando la schiena e buttando il petto in fuori.
E va bene, amico mio, rispose il prefetto. Vediamo di che pasta sei fatto.
Il cozzare di due spade lo distrasse e si guard di fianco proprio quando Trasso e laltro
ausiliario iniziarono il loro duello con i compagni pesantemente armati del nobile. Erano in minoranza
e combattendo due contro quattro sarebbero riusciti a dargli poco tempo per recuperare lo stendardo dei
Corvi Sanguinari. Fece sbattere la spada contro il bordo dello scudo e avanz, raccogliendo la sfida del
guerriero.
Lo sguardo del nobile si fece pi intenso, i suoi occhi scuri brillavano come delle perle e
cominci a roteare larma per dare pi vigore allattacco. Dimprovviso scatt in avanti e scaric il
colpo, mirando diagonalmente alla corona dellelmo romano. Catone riusc a salvarsi solo grazie ai suoi
riflessi fulminei. Sollev il braccio sinistro e ricevette il colpo nel bel mezzo dello scudo. Limpatto,
per, gli scosse il braccio e la spalla e fece rimbalzare il legno contro il rinforzo orizzontale sulla parte
anteriore dellelmo, cosicch fin per mordersi la lingua.
Il dolore fu atroce e istantaneo e in bocca sent il sapore ferroso del sangue. Non ci fu tempo per
prendere fiato e la spada nemica torn a calare, scontrandosi con lo scudo e costringendo Catone a
cedere terreno. Si apr una crepa in fondo allunica difesa del romano e quando arriv il terzo colpo, lo
squarcio si estese. Il prefetto sapeva bene che lo scudo non avrebbe resistito ad altri impatti e che si
sarebbe presto rotto. Senza di esso, sarebbe rimasto solamente con il suo corto gladio e data la
lunghezza della spada avversaria, non sarebbe sopravvissuto a lungo.
La sua reazione fu istintiva e sorprese tanto lui quanto il guerriero. Non appena ricevette il
colpo seguente, si scagli in avanti e caric con tutto il peso dietro lo scudo danneggiato. Lidea era
quella di far cadere lavversario, ma i riflessi del nobile erano pronti come quelli di Catone e riusc a
spostarsi da un lato, evitando gran parte dellimpatto. Il prefetto continu a guardare avanti e,
abbandonando lo scudo ormai inutile, corse per qualche passo fino allo stendardo e vi si ferm accanto,
girandosi per affrontare il nemico che ormai sapeva bene di essere in vantaggio. Sollev la spada in
alto, come se volesse assestare un fendente selvaggio, e poi la scagli in avanti, mollando la presa. La
lama ruot a mezzaria sotto gli occhi sbalorditi dellavversario, che fu colpito con violenza sulla spalla
sinistra. Larma rimbalz di taglio dietro al nemico e cadde muta nella neve e nel ghiaccio a pochi passi
di distanza.
Ah!, fece il nobile, sorridendo con foga. Scosse la testa e si fece sotto con la spada tesa e
pronta a infierire sullufficiale privo di difese.
Aveva solo una possibilit. Prese lo stendardo dei Corvi Sanguinari dalla neve e lo resse con
entrambe le mani, puntandolo verso il nemico come se fosse una lancia con il drappo nero che pendeva
dalla traversa. Fece una finta, ma laltro rise e colp lasta con il piatto della spada prima di avanzare
per finire Catone. Indietreggiando rapidamente, il romano vibr un colpo con larma improvvisata e le
pesanti pieghe del tessuto andarono a finire sul volto del guerriero, coprendogli la visuale. Questi si
ferm immediatamente e le scost con la mano libera. Ritirando lasta a s, Catone la abbass,
portando la punta tra i piedi dellavversario e rigirandola in modo da avere la traversa dietro le caviglie
delluomo. Tir con forza e il deceanglo fin gambe allaria, perdendo lequilibrio e dimenando le
braccia. Atterr violentemente e per un attimo tutto il fiato che aveva in corpo abbandon i suoi
polmoni con un grugnito profondo. Il prefetto gli sal sopra e i loro occhi si incrociarono. Il nobile tent
di sollevare la spada per proteggersi.
Buttala a terra!, intim il romano, sollevando lo spuntone alla base dello stendardo e
tenendolo sul petto delluomo. Per un attimo credette che lavversario si sarebbe arreso, ma poi il
nemico socchiuse gli occhi e fece per colpire Catone al fianco. Digrignando i denti, il romano tese i
muscoli delle braccia e conficc lo spuntone nellapertura sotto al mento dellavversario supino e
premette forte, sentendo la punta ferrata che attraversava la carne e le ossa prima di uscire dal corpo,
perforare la cotta di maglia e fermarsi sul terreno.
Il nobile pieg la testa allindietro e spalanc la bocca, spruzzando gocce di sangue a ogni
respiro. Il braccio che reggeva la spada si afflosci e la lama affond nella neve accanto a lui. Nel
frattempo, Catone continu a far girare lasta in cerchio per causare quanto pi danno possibile
allavversario. Gli mise poi un piede sul petto e la estrasse, osservando rapidamente come la base dello
stendardo, piena di sangue scuro e viscoso, fumava nella fredda aria del mattino. Luomo si contorse
debolmente mentre si dissanguava, agitando i piedi nella neve e ciondolando la testa da una parte
allaltra. Mormor qualcosa tra s e s e il romano si domand se fosse una preghiera o lultima parola
per una persona cara.
Recuperata la spada, si guard intorno per essere sicuro di non essere in pericolo immediato.
Accanto a lui, Trasso sovrastava un nemico colpito, mentre laltro Corvo Sanguinario indietreggiava
con una ferita alla coscia. Il sangue fuoriusciva profusamente e si riversava sul bianco terreno ai suoi
piedi. I guerrieri che erano venuti in soccorso delluomo sconfitto da Catone fecero un passo indietro,
inorriditi dalla ferita mortale inferta al loro capo. Il loro sgomento venne rapidamente condiviso da
molti altri difensori, che rimasero momentaneamente interdetti.
Non appena videro che il prefetto aveva recuperato lo stendardo, gli ausiliari sulla fortificazione
esultarono e i loro commilitoni si unirono ben presto al grido. Catone cap subito che quello era un
momento decisivo e sollev in alto lasta, richiamando i suoi uomini. Corvi Sanguinari! Corvi
Sanguinari! Alla vittoria!.
Gli ausiliari caricarono e si scagliarono sul nemico sconvolto. Nel frattempo, sempre pi soldati
si infilavano nelle brecce della palizzata per contribuire alla battaglia. Tuttavia, i compagni del nobile
morente si ripresero in fretta e si ritirarono per cercare di radunare i propri uomini che ormai avevano
abbandonato mezza fortificazione ai Romani. Avevano ancora il vantaggio numerico e, nonostante gli
animi vacillanti, avrebbero potuto tener loro testa. Catone sapeva che doveva continuare ad avere
liniziativa.
Trasso, vieni qui!.
Il Tracio si precipit verso di lui. Ordini, signore?
Dammi il tuo scudo e prendi lo stendardo. Veloce!.
Lausiliario esegu lordine e un attimo dopo si ritrov accanto al prefetto con in volto un
sorriso spietato e soddisfatto mentre guardava lo stendardo tra le sue mani. Lufficiale strinse la
maniglia dello scudo e si prepar ad avanzare verso il nemico che si stava riorganizzando dal lato
opposto della ridotta. Aveva la gola calda e secca, nonostante il freddo, e si schiar la voce prima di
rivolgersi di nuovo ai suoi uomini.
Corvi Sanguinari! Riunirsi sotto lo stendardo!.
I soldati che non stavano combattendo si diressero velocemente al suo fianco e altri si unirono
man mano che entravano nella fortificazione. Non appena ebbe una ventina di uomini vicini, Catone
punt il nemico e avanz. Seguitemi.
I Corvi Sanguinari avanzarono con gli scudi alti e le spade pronte a colpire. Sulla collinetta, i
loro commilitoni continuavano a lottare contro i difensori, ma il prefetto sapeva che la battaglia per la
ridotta sarebbe stata vinta o persa al centro del terrapieno. I nemici li attendevano a meno di quindici
passi di distanza. Quella massa di guerrieri scarmigliati con tatuaggi labirintici su volti e braccia li fiss
con odio e disprezzo. Cera anche della paura, not Catone, e ritrov uneco di quel sentimento anche
nel suo cuore, come accadeva ogni volta che scendeva in campo. Era quel desiderio innato di mettersi
in salvo che da anni ormai aveva imparato a controllare.
Uno dei nobili sollev la spada e rugg prima di puntarla direttamente contro Catone e lanciarsi
alla carica. I suoi compagni ci misero un po a reagire e lo seguirono a qualche passo di distanza. Il
prefetto non raccolse la sfida e continu ad avanzare a passo costante per entrare nello scontro insieme
ai suoi uomini. La natura impulsiva di quei guerrieri lo fece quasi sorridere. Spesso e volentieri, infatti,
quel comportamento si volgeva a vantaggio dei Romani, cosa che aveva tutte le intenzioni di
dimostrare negli attimi a venire.
Luomo in testa allassalto si port lo scudo davanti al corpo e sollev la spada per caricare un
colpo diretto allelmo del romano e se possibile spaccargli il cranio. Catone si mise in ginocchio e
sollev lo scudo per attutire il colpo. Un istante pi tardi, barcoll sotto limpatto della lama prima e
dello scudo poi. Non appena ricevette il secondo, fece roteare il gladio verso lalto e sent lacciaio
affondare nella coscia nemica. Ritir la spada dopo averla rigirata nella ferita e luomo interruppe la
sua avanzata gridando per la rabbia. Rialzandosi, lo colp violentemente con lo scudo e si fece ancora
pi vicino per pugnalarlo di nuovo, questa volta sulla spalla, e tranciargli i muscoli. Ma il tremendo
squarcio cominci subito a sanguinare copiosamente. Un altro spintone risped il guerriero indietro di
qualche passo e lo fece cadere contro i suoi compagni prima di farlo rovinare al suolo. Quelli pi vicini
a lui rallentarono e si fermarono.
Corvi Sanguinari! Caricare!, grid Catone, e lanciando un urlo selvaggio i suoi uomini si
mossero mettendo tutto il loro peso dietro gli scudi per distruggere le file incerte dei Deceangli. Gli
ausiliari traci si erano gi guadagnati una certa reputazione per la ferocia con cui si battevano e adesso
che si stavano aprendo strada tra la fitta massa di indigeni, avrebbero aumentato il proprio prestigio
sanguinario. Li spinsero senza tregua e fecero selvaggiamente vibrare le spade, macchiando di gocce
rosse la neve compatta e ghiacciata. La brutalit di quella controcarica, insieme alla perdita del loro
secondo capo, ebbe presto un costo per gli indigeni. La speranza di salvare la ridotta cedette il passo a
una battaglia per salvare la pelle e i guerrieri cominciarono a indietreggiare, allontanando con
disperazione le spade dei Corvi Sanguinari.
I lunghi anni di addestramento diedero i loro frutti e Catone si spian la strada con lo scudo,
fermandosi soltanto per affondare la lama, prendere fiato e avanzare ancora. Oltre le teste dei membri
della trib davanti a lui, poteva vedere che le retrovie si erano girate per scappare e stavano
scavalcando la palizzata per andare nello spazio al di l della prima linea di fortificazioni, dove la 14esima
Legione stava lottando per aprirsi un varco.
Continuate cos!, grid Trasso dietro di lui. Fateli a pezzi, ragazzi!.
Sebbene fossero molti di pi dei Corvi Sanguinari che erano riusciti a infiltrarsi nelle loro
difese, la maggior parte dei nemici era composta da semplici reclute  contadini e cacciatori ben poco
avvezzi allarte della guerra  e adesso stavano pagando un prezzo molto salato per aver scelto di
opporsi allinvasore. Le vittime lasciate al suolo a sanguinare nel gelo erano gi una dozzina e alcune
venivano finite dagli ausiliari mentre altre erano semplicemente ignorate. Il massacro prosegu e i
Corvi Sanguinari si lasciarono una scia di cadaveri alle spalle.
Quando Catone stese un uomo con la guardia della spada e alz lo sguardo, si ritrov alla base
delle fortificazioni opposte. Il declivio era pieno di Deceangli intenti a sottrarsi alleccidio in qualsiasi
modo. Alcuni avevano buttato le armi a terra e si erano messi in ginocchio per implorare di essere
salvati, ma nellinfuriare della battaglia la piet scarseggiava. Un uomo anziano e smilzo si mise a
piangere, chiedendo a un ausiliario di aver salva la vita. La risposta fu rapida e fatale. Il Tracio gli
spacc il cranio con il taglio della lama e il suono dellosso frantumato raggiunse chiaramente le
orecchie di Catone, mentre il sangue e il cervello fuoriuscivano dallo squarcio. Quella vista e quel
rumore ridestarono una parvenza di razionalit in Catone, il quale si ferm improvvisamente.
Corvi Sanguinari! Mantenete la posizione! Lasciateli andare!.
A uno a uno i suoi uomini cessarono di avanzare e rimasero fermi ad ansimare con gli scudi e le
spade insanguinati, osservando il nemico in fuga.
Ormai nemmeno il guerriero pi convinto aveva la grinta necessaria per combattere e si
arrampicarono tutti oltre le palizzate prima di sparire. Quando anche lultimo abbandon la ridotta,
Catone abbass lo scudo di Trasso e si guard intorno respirando con affanno ed emettendo nuvolette
di vapore nella fredda aria del mattino. Corpi, molti dei quali ancora vivi, ricoprivano il terreno e, con
grande soddisfazione, vide che i Romani caduti erano ben pochi. In quel momento, il decurione Mirone
entr da una delle brecce nella palizzata e il prefetto lo chiam a s.
Di a dieci dei tuoi uomini di portare i feriti nellospedale da campo. Si gir verso la piccola
porta in fondo alla ridotta e osserv la trave di bloccaggio, ancora in posizione. Voglio che tutti gli
altri si radunino laggi immediatamente. Va.
S, signore. Mirone salut e corse via per eseguire i suoi ordini. Catone lo guard per un
momento e si domand come mai ci avesse messo cos tanto tempo a entrare nella fortificazione, visto
che sarebbe dovuto essere a capo dei suoi durante lattacco. Poi si arrampic sulla fortificazione e si
sporse con cautela dalla palizzata per osservare la situazione.
Lungo la linea difensiva infuriava una battaglia cruenta. La breccia aperta verso la met della
palizzata era teatro dello scontro pi feroce. Qui, parecchi guerrieri nemici stavano tenendo testa ai
legionari. Subito dietro, Catone vide gli indigeni che avevano abbandonato il forte. Si stavano
dirigendo verso la battigia, dove si trovava un piccolo gruppo di imbarcazioni a chiglia piatta. Un
manipolo di uomini cerc inutilmente di fermarli, ma questi cominciarono a trascinare le barche pi
vicine nel canale. Poco pi in l, il prefetto not un gruppetto di cavalieri intabarrati riuniti intorno a un
uomo con le vesti scure dei Druidi. Avevano osservato la fuga dei loro sottoposti e il druido si era
subito messo a sbraitare ordini. Non cera tempo da perdere. Dovevano sfruttare loccasione che gli si
era presentata con la rapida caduta della ridotta.
Lufficiale si volt e vide che gran parte della sua coorte aveva preso posto in fondo alla discesa
mentre gli altri si stavano ancora arrampicando attraverso le brecce. I primi feriti, quelli che potevano
camminare, dovettero farsi di lato mentre i loro commilitoni correvano per raggiungere il gruppo di
uomini in procinto di intraprendere la mossa successiva. Scendendo dalla fortificazione, Catone indic
la porta e chiam Mirone. Apritela!.
Mentre il decurione si portava dietro un manipolo di uomini per sollevare la sbarra, Catone si
rivolse ai suoi. Finora abbiamo fatto un ottimo lavoro, ragazzi. Quanto basta per aggiungere unaltra
medaglia allo stendardo, disse, indicando i dischi dorati sullasta retta da Trasso. Vediamo di
chiudere la giornata con uno di quegli assalti che solo i Corvi Sanguinari sanno fare. L fuori ci sono
migliaia di bastardi che non aspettano altro, ma al momento sono un po distratti dalla Quattordicesima Legione. I
ragazzi del legato Valente ce la stanno mettendo tutta ed  compito nostro dargli una mano.
Maledetti legionari!, grid una voce tra i ranghi. Se vuoi che il lavoro sia fatto bene, devi
chiamare i Corvi Sanguinari!.
Gli uomini esultarono energicamente prima che Catone riuscisse a identificare la canaglia che
aveva lanciato quel grido. Decise di assecondare la loro arroganza e sorrise a trentadue denti. Proprio
cos! Adesso tocca a noi. Non appena vi dar lordine, voglio che la coorte esca dalla porta e faccia una
curva, formando una linea sul fianco nemico. Quando attaccheremo, lo faremo in modo rapido e
brutale. Lo squadrone di Mirone si occuper di ripulire le fortificazioni mentre noi altri ci
concentreremo sul terreno antistante. Tenete la posizione e non fermatevi davanti a nessuno. Ci siamo
capiti?.
Gli uomini eccitati gridarono il loro assenso e sollevarono le spade al cielo. Il sangue gli
ribolliva nelle vene e il prefetto sapeva di poter contare su di loro per portare a termine il lavoro
assegnatogli da Quintato. Si volt verso la porta e sollev lo scudo. Vide che del sangue era colato
lungo la lama della spada, fermandosi sulla guardia, e si chin per pulirla sullorlo della tunica di un
uomo morto prima di rialzarsi, pronto a fare il proprio dovere.
Corvi Sanguinari, avanzare a passo sostenuto.
Mosse le gambe e cominci a fare una corsetta. Il fodero della spada e la guaina del pugnale gli
sbattevano contro i fianchi e alle sue spalle risuon il frastuono degli stivali sul suolo ghiacciato,
insieme al respiro affannato dei suoi uomini e allo sferragliare delle armature contro gli scudi.
Mirone, la tua sezione ci aprir la strada. Quando arriviamo in campo aperto, dirigetevi verso
le fortificazioni il pi in fretta possibile.
S signore.
Non appena il decurione prese posizione davanti alla colonna, gli ausiliari uscirono dalla ridotta
e doppiarono la curva del fossato finch non si ritrovarono sulla costa. Volendo evitare che la vista di
migliaia di guerrieri nemici turbasse i suoi, Catone li condusse con latteggiamento pi calmo che riusc
a tenere. Alla sua destra numerose barche cariche di fuggiaschi stavano solcando goffamente le acque
del canale. Di sicuro i compagni sullisola avrebbero riservato loro una fredda accoglienza, ma cera
poco da fare. Avrebbero dovuto battersi meglio. Ora i Deceangli sulla spiaggia avrebbero pagato il
prezzo della loro mancanza di nerbo.
Scelse un punto a cinquanta passi dalla ridotta, vicino al mare, e si ferm, stendendo un braccio
verso la fortificazione.
Formare linea!.
I decurioni si misero in posizione per creare la formazione richiesta, seguiti dai propri
squadroni, mentre Mirone prosegu lungo lo spazio innevato per raggiungere il luogo in cui il lungo
terrapieno difensivo si univa alla ridotta. Avrebbero incontrato pochi nemici sulla strada visto che il
grosso era stato coinvolto nella battaglia che infuriava al centro delle difese. Mirone condusse i suoi in
cima al declivio e li dispose in una stretta colonna, pronto a caricare la fortificazione non appena
Catone avesse dato lordine.
Quando lultimo uomo prese posizione, il prefetto scrut il terreno che gli si apriva davanti. La
striscia di terra tra la palizzata e lacqua era stretta, meno di quaranta passi nel punto pi largo. La
coorte, ancora formata da quasi trecento uomini, sarebbe riuscita a esercitare un certo peso allinizio
dellattacco, ma Catone non si illudeva certo di riuscire a spazzare via tutto il fianco nemico senza
prima perdere limpeto o incontrare una resistenza sufficiente a fermare lattacco. La sua speranza era
quella di scuotere i Deceangli quanto bastava per far arrivare lallarme fino alla breccia dove i legionari
di Valente si stavano battendo con fervore. Se la Quattordicesima fosse riuscita a far entrare tutti i suoi uomini, lo
scontro sarebbe finito in un attimo, perlomeno da quel lato del canale.
Guard avanti e sollev la spada.
Corvi Sanguinari, avanzare!.
Una linea sottile di scudi ovali, spade scintillanti e facce severe mosse i primi passi sulla neve
calpestata e i ciottoli sottostanti mentre lo stendardo svolazzava soave su di loro. Trasso lo tenne ben
alto, per farlo vedere ai nemici e far capire subito chi  che stava per massacrarli. Il gruppo di cavalieri
che Catone aveva visto poco prima si era gi sparpagliato e alcuni si erano lanciati lungo la linea
difensiva per avvertire i compagni dellattacco laterale. Il druido e pochi altri, invece, erano rimasti per
cercare di riunire e persuadere gli uomini scappati dal forte, oltre a ordinare in tutta furia ai guerrieri
sulla palizzata di voltarsi per affrontare il nuovo attacco. Mirone e il suo squadrone, per, si stavano
facendo strada lungo la fortificazione e falciavano e, senza perdere lo slancio e rimanendo al passo con
il resto dei Corvi Sanguinari, respingevano chiunque cercasse di ostacolarli.
Giunsero presso la prima barca spiaggiata e Catone not delle macchie di sangue al suolo,
accanto alla chiglia, e ancora di pi sulla poppa. Passandovi davanti, vide un giovane, non pi di
quindici anni, riverso dentro limbarcazione, con un braccio reciso allaltezza della spalla. I loro occhi
si incrociarono rapidamente e poi Catone prosegu la sua avanzata. A un centinaio di passi di distanza il
druido e i suoi compagni erano riusciti a riunire duecento, trecento seguaci e si stavano arrabattando
per schierare una linea di combattimento improvvisata.
Continuate ad avanzare!, incit il prefetto. Buttando lo sguardo a sinistra vide che un gruppo
di guerrieri abbastanza consistente da ostacolare lavanzata dei Corvi Sanguinari lungo la fortificazione
si era girato per affrontare Mirone. Le sue intenzioni di mantenere la coorte unita non sarebbero state
rispettate. Non gli restava che avanzare il pi possibile.
Quando ebbero dimezzato la distanza tra loro e i Deceangli in attesa, Trasso lanci un grido:
In arrivo!.
Catone intravide il nugolo di frecce che si era levato dai ranghi nemici e sollev lo scudo per
proteggersi la testa, dando lordine. Alzare gli scudi!.
La linea di combattimento romana segu lesempio del proprio comandante e dal cielo grigio la
prima raffica di dardi si rivers su di loro. Le punte sferragliarono rumorosamente sugli scudi e alcune
arrivarono con langolazione giusta per spaccare il legno e rimanere incastrate. Ci furono altri impatti,
ancor pi rumorosi, e cap che li stavano attaccando anche con delle fionde, spesso unarma pi
pericolosa degli archi per via della sua forza durto. Come previsto, si ud un urlo nelle vicinanze e uno
degli uomini barcoll: il colpo gli aveva frantumato lo stinco. Il soldato cerc di coprire il proprio
corpo con lo scudo e fu lasciato indietro dai suoi commilitoni.
Catone dovette farsi pi risoluto per mantenere landatura senza rallentare per via del costante
sbarramento di proiettili e senza accelerare per chiudere la distanza pi velocemente e scontrarsi prima
con il nemico, correndo per cos il rischio di perdere la coesione della linea. Patirono qualche altra
perdita prima di raggiungere i membri della trib. Allultimo momento il prefetto azzard unocchiata
oltre lo scudo e vide le espressioni truci degli uomini che stavano per affrontarlo e, dietro di loro, il
druido intento a incoraggiare i suoi seguaci e, sicuramente, anche a maledire i Romani. I due
schieramenti si scontrarono con il tonfo sordo e ineguale degli scudi e dei corpi, seguito dal raschiare e
dal tintinnare di spade.
Per un attimo rimasero schiacciati gli uni contro gli altri, ma poi lequipaggiamento superiore
degli ausiliari fece la differenza e i Corvi Sanguinari cominciarono a falciare i loro nemici meno
corazzati, molti dei quali a mo di protezione avevano solo degli scudi di vimini e dei mantelli
imbottiti. Catone fece un bel respiro e grid: Spingere e chiudere! Uno!.
Al suo conteggio, spinse lo scudo in avanti e ci si ripar dietro, chiudendo lo spazio prima di
affondare la spada. Gli altri soldati fecero lo stesso, respingendo il nemico e, grazie al ritmo dato da
Catone, ripetuto poi dai decurioni, la coorte guadagn terreno, passando sopra i caduti che venivano
finiti senza piet, per evitare che provassero a combattere da terra.
Il prefetto ud un rumore di passi nellacqua e vide che tre indigeni si stavano spingendo in
mare per provare a superare la linea romana. Alz la voce e si rivolse agli uomini pi vicini nella
seconda fila. Voi due. Coprite il fianco!.
La coppia si diresse sulla battigia per ostacolare il nemico, scattando nelle acque ghiacciate che
gli arrivavano ai polpacci, e Catone continu a scandire il ritmo dellavanzata. Alla spinta seguente,
sent che lo scudo si stava spostando da una parte e vide delle dita strette sul lato sinistro che cercavano
di sbarazzarsene. Non appena il suo corpo rimase esposto, una lancia prov a colpirlo alla cintola, ma
grazie a uno scatto allultimo momento, riusc a deviare la punta di ferro con la spada. Cerc di
riprendere il controllo dello scudo ma, visto che non riusciva a spezzare quella presa, si chin, affond i
denti nelle dita proprio al di sotto delle nocche e morse con forza. Lacer la pelle e il sangue gli col in
bocca, finendogli sulla lingua. Luomo url e moll la presa. Catone si copr subito il corpo e spinse lo
scudo in avanti, sbattendolo contro la faccia del deceanglo che aveva appena morso. Un affondo
violento e feroce mise fuori gioco il guerriero, il quale cadde con le mani sullo squarcio nel proprio
addome da dove cominciarono a uscire sangue e viscere.
Il prefetto vide che alcuni uomini con facce spaventate stavano cominciando a battere in ritirata
dalla retrovia, cercando di raggiungere le barche pi vicine. Con urla furenti e colpi di piatto il druido e
gli altri cavalieri cercarono di bloccarli e farli tornare nella mischia, ma la maggior parte riusc a
schivarli e a correre per salvarsi la pelle. Poi il panico si sparse nei loro ranghi e dimprovviso lintera
linea di combattimento si disfece, sganciandosi dai Corvi Sanguinari finch anche lultimo uomo smise
di combattere, indietreggi e scapp.
Gli ausiliari, esausti e insanguinati, si fermarono e lanciarono un affannato grido di vittoria,
insultando i nemici in fuga. Il druido e gli altri cavalieri interruppero i loro inutili tentativi di tamponare
londata di seguaci in ritirata e guardarono con odio i Corvi Sanguinari. Poi il loro comandante prese le
redini, brand la spada e gir il suo cavallo verso lo stendardo. Prima che potesse partire alla carica,
per, uno dei suoi compagni si mise in mezzo e gli intim rabbiosamente di fare dietrofront. Dopo
unultima occhiataccia al suo nemico, il druido digrign i denti, volt la cavalcatura e la spron nella
direzione opposta, dirigendosi verso il grosso dei guerrieri concentrati pi avanti.
Gli uomini in fuga avevano gi raggiunto dei compagni ancora in formazione e questi, non
appena li videro, cominciarono a vacillare per poi seguire il loro esempio, facendo cedere tutto il fianco
nemico.
Avanti!, disse Catone, puntando la spada verso i Deceangli. Non dategli tregua!.
Per quanto stanchi, i suoi uomini assaporavano il gusto della vittoria e non vedevano lora di
sfamare il proprio appetito. Non ci fu bisogno di ulteriori incitamenti e la linea riprese ad avanzare.
Sulle fortificazioni la fuga dei loro compagni aveva spezzato la forza di volont degli uomini che si
erano frapposti tra Mirone e il resto dellesercito indigeno, e anche loro batterono in ritirata. Alcuni
puntavano alla relativa sicurezza del lato opposto delle difese, mentre i pi astuti si dirigevano alle
barche e, dopo averle fatte scendere in acqua, ci si ammassavano sopra, seguiti a ruota da un numero
ancor pi grande di guerrieri mossi da un istinto di sopravvivenza quanto mai disperato. I nemici che
battevano in ritirata erano sempre una gioia passeggera, concluse Catone. Lallegria del trionfo, infatti,
lasciava ben presto il posto a un sentimento di disgusto nei confronti del puro egoismo dimostrato dagli
uomini pronti a calpestare i propri compagni pur di salvare la pelle.
Il panico crescente che si stava diffondendo tra le file nemiche aveva raggiunto i guerrieri
impegnati a tenere la Quattordicesima Legione fuori dalla breccia principale e anche loro cominciarono a cedere,
finch la costa non sembr animarsi di Deceangli in rotta per evitare di rimanere chiusi in quella
trappola. Poco oltre, il bagnasciuga si avvicinava alle fortificazione e Catone fece fermare i Corvi
Sanguinari nel punto pi stretto per cambiare la formazione degli uomini rimasti in tre ranghi ben
serrati. Con gli scudi ben serrati, la prima linea rappresentava un ostacolo impenetrabile per il nemico e
adesso non dovevano far altro che aspettare che il legato Valente e i suoi uomini mettessero fine
allassalto. I guerrieri ancora impegnati a combattere sulla breccia cominciarono a essere respinti dal
numero di soldati romani che gli si opponevano e Catone intravide il luccichio spento di unaquila
dorata proprio quando i legionari si affacciarono dal loro lato e iniziarono ad aprirsi la strada tra i
nemici.
Mirone cammin a passo spedito per raggiungere il prefetto e lo guard con unespressione di
pura euforia. Ce labbiamo fatta, signore! Per tutti gli di, ce labbiamo fatta!.
Non solo noi, rispose Catone, puntando la spada verso i legionari che si stavano riversando
dalla breccia e quelli che si arrampicavano sulla fortificazione, ora che il nemico batteva in ritirata. A
quanto pareva, non cera pi nessuno a opporre resistenza e la battigia del canale era piena di uomini
che annaspavano nelle sue acque gelide per provare a conquistarsi un posto sulle barche e portare a
buon fine la fuga verso Mona. Altre centinaia di Deceangli, invece, avevano optato per le palizzate sul
lato opposto del terrapieno e si stavano dando alla macchia lungo la costa, per poi girare verso
lentroterra e raggiungere le foreste di pini ricoperte di neve.
 stata unottima vittoria, signore, continu Mirone, sorridendo estasiato. Abbiamo distrutto
quei bastardi. Li abbiamo distrutti completamente.
S,  vero, concord il prefetto in tono moderato. Abbiamo fatto un ottimo lavoro. Un lavoro
davvero impeccabile. Ma siamo solo a met dellopera.
Si gir per esaminare le difese ancor pi formidabili sulla costa dellisola e i ranghi silenziosi
dei guerrieri e dei Druidi che avevano assistito al combattimento sulla terraferma. Era logico che non
sarebbero scappati come i loro compagni. La scelta era semplice. Proteggere Mona, o morire. Sent un
leggerissimo tocco freddo sul dorso della mano e vide che un fiocco di neve gli si stava sciogliendo
sulla pelle. Dal cielo ormai grigio scuro cominciarono a caderne altri. In pochi attimi, prese a nevicare
in modo costante e la riva, con tutti i corpi riversi su di essa, venne presto ricoperta di bianco. Catone si
schiar la voce e sput.
Questa era la parte facile. Conquistare Mona sar unimpresa molto pi ardua. Ricordati le mie
parole....
...
.
...
capitolo ventitr.
...
.
...
La pesante nevicata del giorno precedente non aveva reso affatto semplice lavanzata di
Macrone e del piccolo convoglio che stava guidando tra le montagne per raggiungere il legato Quintato
e il suo esercito. Non appena il suo squadrone si era unito ai soldati sopravvissuti allimboscata nemica,
il centurione li aveva esortati a proseguire il pi velocemente possibile. I veicoli, incluso il carro da
viaggio coperto del tribuno Glabro, erano stati disposti in una fila molto serrata e la scorta di fanti
ausiliari vi marciava accanto per proteggerne i fianchi. Macrone aveva poi frammentato il suo
contingente a cavallo, affidando a Pandaro il compito di perlustrare la strada davanti a loro con altri tre
uomini e lasciando a Lomo lincarico di chiudere il gruppo e di tenersi a un quarto di miglio di distanza
per sorvegliare il percorso, nel caso in cui i barbari avessero deciso di inseguirli. Avevano legato la
cavalcatura del veterano ferito al retro della raeda e il centurione si era issato sulla panca accanto a
Glabro, il quale teneva le briglie dopo che il suo guidatore era morto durante la scontro. Le casse
personali del tribuno erano state ammucchiate subito dietro a dove erano seduti per permettere a tre
soldati colpiti in battaglia di riposare, sebbene dovessero sopportare i continui sobbalzi del veicolo
leggero e il dolore delle ferite ricevute. Di tanto in tanto avvistavano delle figure in lontananza, ma non
era possibile capire se fossero nemici o dei semplici abitanti delle montagne che si tenevano
cautamente alla larga dai Romani. Non che facesse troppa differenza, riflett Macrone. In quelle terre,
sembrava che tutti fossero nemici di Roma.
La neve aveva preso a cadere meno di unora dopo che avevano lasciato il luogo
dellimboscata. Allinizio il cielo aveva concesso loro solo alcune spruzzate le quali, per, si erano ben
presto trasformate in una precipitazione costante di soffici fiocchi vellutati che avevano subito fatto
presa, ricoprendo il paesaggio di una bianca coltre invernale. Fu cos che il sentiero spar dalla loro
vista e i soldati della piccola spedizione dovettero seguire il proprio istinto laddove non era pi
possibile individuare la strada che si estendeva tra le valli. Quando si fece sera, la neve smise di cadere
e Macrone diede lordine di fermarsi non appena raggiunsero una propriet agricola abbandonata. Se
non erano stati portati via dagli indigeni in fuga, ci avevano sicuramente pensato i Romani al loro
passaggio a razziare gli oggetti di valore. Perlomeno la struttura non era stata abbattuta e gli uomini la
scelsero come riparo per la notte. Dopo aver disposto delle sentinelle e aver acceso un fuoco nel
focolare della capanna pi larga, i soldati ci si strinsero attorno per scaldarsi e cucinare ognuno le
proprie razioni.
Il tribuno Glabro aveva lasciato di buon grado il comando a Macrone e non aveva certo
nascosto di essere l solamente per motivi politici. Era propenso a trascorrere il minor tempo possibile
nellesercito prima di poter riprendere la propria carriera a Roma non appena il nuovo governatore gli
avesse dato il permesso di abbandonare la Britannia. Seduti accanto al bagliore del fal, Macrone lo
aveva gentilmente esortato a fornirgli ulteriori dettagli riguardo a Giulia, ma Glabro gli aveva detto
solo che la malattia laveva colta allimprovviso, permettendole di vivere per qualche altro giorno
prima di morire nella casa paterna, a Roma, nello stesso letto in cui era nata. Almeno, Lucio, suo figlio,
era sopravvissuto, riflett il centurione. Stando a quanto diceva il tribuno, il neonato era vivo e vegeto
ed era stato affidato alle cure di una balia acquistata poco prima che Giulia si ammalasse. Macrone
sperava che quel fatto, quando Catone avesse sentito la tremenda notizia, sarebbe stato di consolazione
per il suo amico pi caro.
Quella notte non vennero disturbati e alle prime luci dellalba proseguirono lungo il cammino
fermandosi solamente per rimuovere i cumuli di neve pi ingombranti che si erano ammassati lungo la
strada. Mentre i suoi uomini lavoravano duramente per aprirsi un passaggio, Macrone prov
unagitazione sempre crescente per il cambiamento del tempo. Il legato si era assunto un bel rischio ad
avviare la campagna gli ultimi mesi dellanno. Aveva puntato tutto su un colpo mortale che avrebbe
steso il nemico in tempo per fare ritorno a Mediolanum prima che la regione fosse nella morsa
dellinverno. La neve, per, era arrivata prima del previsto e, se non avesse smesso di cadere, si sarebbe
rivelata un serio problema per lavanzata dellesercito tra le montagne dei Deceangli. Osserv le vette
ammantate dalle nubi e si strinse nel mantello prima di rivolgersi a Glabro.
Il nuovo governatore, Gallo. Sai che piani abbia per la provincia?.
Il tribuno si prese il tempo di alitare sulle proprie mani inguantate, poi rispose: Sono affari
suoi, centurione. Tuttavia, si vociferavano molte cose a Roma prima della mia partenza e a quanto pare
a palazzo non sembrano pi poi cos tranquilli. Dopo quasi dieci anni la Britannia non  altro che un
salasso per le casse imperiali. Ci sono state perdite considerevoli di uomini e non c nessuna
prospettiva imminente di far diventare redditizia questa provincia. Francamente, la decisione originaria
di invaderla sembra, ora pi che mai, un errore. Limperatore, per, ha costruito la sua reputazione
sulla conquista dellisola e vi ha investito troppo per abbandonarla a se stessa.
Macrone annu. Abbiamo perso molti uomini capaci per arrivare fino a qui, signore. Sarebbe
proprio un peccato se le loro vite fossero state sacrificate invano. Quintato ha pensato di poter risolvere
questa situazione con un ultimo attacco, un ultimo sforzo per sbarazzarsi del culto druidico una volta
per tutte. Forse ha fatto la scelta giusta.
Forse. Il legato non  certo il mio benefattore, ma non posso fare a meno di sperare che abbia
gi ultimato ci che dici. Non appena i Druidi saranno usciti di scena, la volont delle trib di queste
montagne verr spezzata e avvertirlo, come vuoi fare tu, diventer inutile. Glabro pest i piedi sul
pavimento di legno e riprese in mano le redini. Vada come vada, quando Claudio morir, la situazione
cambier radicalmente.
Macrone lo guard di sottecchi. In che modo?
Dipende da chi gli succeder al trono. Se il nuovo imperatore sar Britannico, oserei dire che
lattuale politica non subir grossi cambiamenti. Continueremo ad ammassare uomini e risorse statali
sullisola finch non avremo ucciso tutte le trib che opporranno resistenza e non ci saremo comprati il
resto degli indigeni. In caso contrario, Britannico si dovr trovare un cognomen completamente
diverso.
Sorrisero rapidamente e poi Glabro prosegu. Daltro canto, se Nerone dovesse diventare
imperatore  e questa sembra essere la scommessa vincente  non avr nulla da perdere se decider di
ritirarsi dalla Britannia. Potr semplicemente dire che non aveva mai condiviso la scelta di invaderla e
che la missione altro non era che un costosissimo sforzo di autopromozione operato dal suo
predecessore. Il ragionamento, tra laltro, filerebbe, eccome. Comunque, Nerone potrebbe dare lordine
di abbandonare lisola senza perdere la faccia ed  per questo che, secondo me, Gallo farebbe bene a
stare alla finestra piuttosto che cercare di completare la conquista della provincia. Se io fossi in lui,
aspetterei di sapere chi indosser la porpora imperiale prima di mettere a repentaglio la vita di altri
uomini.
Il centurione rimase a pensare per un momento prima di ingrossare le guance con
unespressione impaziente. Se gli indigeni dovessero scoprire che il nuovo governatore se ne sta con
le mani in mano, ci potrebbero rendere la vita un vero inferno.
Decisamente!, disse il tribuno, scoppiando a ridere. Sar una situazione difficile su tutti i
fronti, almeno finch Claudio non tirer le cuoia. Sar sempre cos con le successioni protratte a lungo.
 molto meglio quando gli imperatori fanno un favore a tutti quanti e si tolgono di mezzo in un batter
docchio e, soprattutto, allimprovviso, piuttosto che aspettare il sopraggiungere di cause naturali. Per
quanto di questi giorni un pugnale nella schiena sia diventato una causa pi che naturale per tutti gli
aspiranti imperatori.
Macrone non ci trov niente da ridere. Da tempo ormai aveva capito di odiare e disprezzare gli
infiniti complotti che vorticavano intorno alla famiglia imperiale. Come se ci non bastasse, adesso non
sopportava neanche pi il modo in cui i soldati alle frontiere dellImpero, come lui stesso e Catone,
venivano considerati, poco pi di pedine alla merc di chiunque a Roma stesse lottando per il potere.
Uno spericolato dispendio di vite umane avrebbe potuto ancora assicurare il trono a Britannico, mentre
una vile ritirata dalla Britannia sarebbe stata un toccasana per il suo rivale, Nerone. In entrambi i casi,
sarebbero morti molti soldati.
La strada era stata liberata. Gli uomini riposero rapidamente le pale sul retro di uno dei veicoli e
il piccolo convoglio ripart sul terreno innevato. Unora dopo, mentre erano intenti a superare un dolce
pendio, gli occhi dalla vista acuta del giovane tribuno intravidero una leggera striscia di foschia in
lontananza. Allert subito Macrone e anche il veterano riusc a individuarla di l a poco.
Sembra fumo di un fuoco da campo, signore.
Speriamo che siano i nostri e non i loro!.
Quando raggiunsero la cima della collinetta, il suolo si fece pi piatto. Cominciarono ad
aggirare una grossa formazione rocciosa e l, a un quarto di miglio di distanza, tutto ricoperto di
bianco, si trovava un avamposto fortificato. Era stato costruito per sorvegliare il passaggio che
collegava le due vallate e, grazie alla sua posizione, era esposto alle intemperie pi burrascose.
Macrone si concesse un attimo di compassione per quella piccola guarnigione prima di osservare la
valle alle sue spalle, la quale si apriva sulla costa e sulla grande distesa grigia del mare. Alla sua
sinistra, oltre una fila di colline, il fumo dellaccampamento principale era ancora pi evidente: una
macchia scura nel cielo nuvoloso.
Non manca molto ormai, disse Glabro. Sar felice di trovare un riparo adeguato, per non
parlare della sicurezza numerica garantita dallesercito.
Macrone si guard intorno ma non vide alcun segno di movimenti nemici. Non dovremmo
avere problemi a lasciare i veicoli nelle mani della scorta, adesso.
Si fermarono fuori dallavamposto e i due ufficiali scesero dalla raeda, mentre Macrone
richiamava a s i cavalieri ai due capi del convoglio. Il comandante della fortificazione, un optio scuro
di carnagione della coorte ausiliaria dei Daci, emerse dalle difese per salutarli.
Quali nuove della campagna?, chiese il centurione, accennando al fumo che saliva
dallaccampamento. Quintato e lesercito sono laggi, giusto?
S, signore. Il legato sta cercando di arrivare sullisola dei Druidi. Aveva iniziato bene,
sbaragliando i nemici su questa costa, ma poi tutti i resoconti che abbiamo ricevuto parlano di
unavanzata difficile. Loptio indico i veicoli. Rifornimenti? Razioni?
Esattamente.
Finalmente, signore.  il primo convoglio di rifornimenti che vedo da giorni. I miei uomini
sono affamati. Abbiamo soltanto pochi sacchi di orzo e qualche galletta. Non  che potete darci
qualcosa?
Non spetta a me, ragazzo.  il compito del quartiermastro. Dovresti inviargli una richiesta.
Lho fatto. Due giorni fa, ma non ho ancora ricevuto alcunch.
Macrone not lespressione preoccupata del soldato e disse: Glielo far presente io stesso non
appena arriveremo al quartier generale. Di pi non posso fare.
Grazie, signore.
Il suono ovattato di zoccoli sulla neve interruppe la loro conversazione e Lomo si un al
convoglio, seguito dai suoi. Macrone prese un cavallo e ne porse un altro al tribuno, dando agli uomini
che rimanevano con il convoglio lordine di proseguire fino alla fortificazione principale. Fatto ci,
guid il suo gruppo lungo la valle, verso il mare lontano. Man mano che si avvicinavano alla linea
costiera, vedevano il profilo di un accampamento abbandonato accanto a un promontorio che si
affacciava su una baia riparata. Trovarono un altro avamposto e scambiarono un rapido saluto con la
sentinella prima di continuare lungo la costa. Quando galopparono oltre lultimo crinale, gli si par
davanti agli occhi il panorama della battaglia per conquistare Mona.
Sotto di loro si estendeva laccampamento dellesercito, grande quanto bastava per contenere le
due legioni, le coorti ausiliarie a queste annesse e gli animali da traino con i veicoli del convoglio
principale. Dozzine di fuochi bruciavano intensamente e le persone che non avevano lasciato larea ci
si radunavano attorno per scaldarsi. I cavalli e i muli rimanevano allinterno dei recinti di corde e
frugavano con i musi nella neve per trovarvi al di sotto qualche ciuffetto rachitico di erba. A un quarto
di miglio dallaccampamento erano state disposte le linee di combattimento romane: batterie
dartiglieria schierate su terreni livellati dagli ingegneri per coprire il canale che lesercito avrebbe
dovuto attraversare e per riversare un bombardamento costante di colpi a lungo raggio, direttamente
sulle posizioni nemiche dallaltro lato dellacqua. I loro sforzi erano coadiuvati da tre navi da guerra
ancorate nel canale, le cui baliste erano state disposte per raggiungere le fortificazioni lungo la costa di
Mona. La marea era bassa e una stretta lingua di fango serpeggiante collegava la terraferma con lisola.
Non misurava pi di dieci piedi in larghezza ed era stata fittamente disseminata di pali acuminati per
renderla impraticabile. Era evidente che i Romani avevano tentato di sbarazzarsi degli ostacoli.
Non senza pagarne il prezzo, per. Macrone vide decine e decine di cadaveri, alcuni dei quali
impalati, e intorno ai loro corpi giacevano gli equipaggiamenti abbandonati  elmi, scudi, spade e
giavellotti  molti dei quali erano gi stati sommersi dal fango. Sul lato del canale conquistato dai
Romani erano state approntate due coorti di legionari, ogni centuria in riga per quattro e, alle loro
spalle, altri soldati attendevano di dar manforte ai propri commilitoni.
Mentre il centurione soppesava la situazione, un segnale risuon e fu presto seguito da uneco
di trombe. La centuria pi prossima al passaggio rivelato dalle maree cominci ad avanzare. Nello
stesso momento, le batterie dartiglieria colpirono ripetutamente i terrapieni sulla costa opposta. I
difensori dei punti colpiti dai proiettili rimasero nascosti, ma i loro compagni pi lontani si allinearono
lungo le difese per assistere allattacco, senza turbarsi troppo.
Per tutti gli di, sono proprio impavidi, comment Glabro.
Macrone pens che ormai si fossero abituati agli assalti romani e che avessero capito di essere
al sicuro fin quando i colpi fossero arrivati solamente sulle fortificazioni immediatamente antistanti alla
secca.
Quando i legionari misero piede sul passaggio, il loro passo rallent improvvisamente e le
ultime file cominciarono ad ammassarsi. Il centurione e loptio fecero del loro meglio per mettersi da
un lato e persuadere i propri uomini a tornare in formazione. La centuria continu ad avanzare lungo la
stretta striscia di fango. Macrone sapeva bene che un legionario armato pesantemente avrebbe dovuto
patire molto per guadagnare terreno in un pantano del genere. Arrivarono nei pressi dei primi pali
rimasti e a due a due cominciarono ad affrontarli usando le spade per divellerli e gettarli da un lato.
Devo trovare il legato, fece Macrone, sollevando le redini.
Anchio, rispose Glabro Se non vado errato, dovrebbe essere laggi. Dietro la batteria di
destra. Lo vedi?.
Il centurione strizz gli occhi e individu il gruppo di cavalieri dai manti scarlatti. Annu.
Andiamo, signore.
Scesero dalla collinetta, passarono tra i frumentarii e le guardie a cavallo assegnate alla loro
protezione e girarono attorno al fosso esterno del grande accampamento provvisorio. Riuscirono ancora
a osservare i legionari che avanzavano nella fanghiglia. Mentre gli uomini erano alle prese con altri
pali ancora intatti, una tromba romana diede il segnale allartiglieria di cessare il fuoco. Lultimo dardo
sorvol il canale e si infilz senza fare danni nella fortificazione di torba e legname. Un attimo dopo si
ud il suono di un corno da battaglia e i nemici comparvero tra le difese mezzo distrutte, scagliando la
propria raffica di colpi contro i soldati in arrivo. Frecce, sassi e giavellotti leggeri caddero sulle curve
rinforzate degli scudi legionari. Di tanto in tanto un colpo riusciva a infilarsi tra le fessure di quel muro
e feriva uno degli uomini che si vedeva cos costretto a rompere le righe e a fare del suo meglio per
tornare sulla riva gi conquistata. Alcuni, per, ricevevano ferite troppo serie per poter camminare e si
riparavano dietro i loro scudi in attesa di soccorso.
Il centurione al comando diede un ordine ai suoi uomini e questi si fermarono un momento per
formare una testuggine, prima di arrancare nuovamente verso le difese nemiche. Qui, i soldati protetti
dagli scudi cercavano di togliere quanti pi pali possibile mentre i colpi infuriavano tuttintorno a loro,
scheggiando gli scudi, rimbalzando sulle armature e perforando le carni dei commilitoni abbastanza
sfortunati da diventare il bersaglio di quelle armi che riuscivano a trovare un varco nella formazione.
Macrone distolse lo sguardo e osserv laccampamento militare, conscio che Catone, molto
probabilmente, si trovava in una di quelle tende. Prov un timore ripugnante al pensiero di
comunicargli la morte di Giulia e si decise a farlo non appena avesse avvertito il legato Quintato della
trappola che i nemici stavano tendendo ai Romani. Conged gli uomini che avevano cavalcato al suo
fianco sin da quando erano usciti dal forte e li mand a cercare le tende dei Corvi Sanguinari. Insieme
al tribuno Glabro, poi, gir langolo e si diresse verso la batteria dartiglieria. Una barriera umana
circondava il legato e i suoi sottufficiali del quartier generale e mentre i due soldati si avvicinavano, un
optio gli tagli la strada e sollev una mano.
Fermati e dichiara le tue intenzioni, signore!.
Macrone tir le redini e rispose: Centurione Lucio Cornelio Macrone, Quarta Coorte 14esima
Legione. Devo parlare immediatamente con il legato Quintato.
Loptio si chin da un lato e chiese: E chi sarebbe laltro ufficiale?.
Glabro trott accanto al centurione e guard luomo dallalto in basso. Tribuno anziano Gaio
Porcino Glabro, inviato del governatore Aulo Didio Gallo. Anchio devo conferire con il legato. Fece
una pausa e accenn a Macrone. Anche se la questione del centurione  ben pi pressante. Lasciaci
passare.
Loptio, per, non si mosse. Mi dispiace, signore, ma ho degli ordini perentori. Nessuno pu
interrompere il legato mentre sta guidando la battaglia. Non senza lapprovazione del suo prefetto di
campo, Silano.
 di vitale importanza che io parli con il legato, ringhi Macrone. Ora levati di mezzo!.
Quando il centurione fece schioccare la lingua e spron il cavallo in avanti, loptio fece un
segno agli uomini della sua sezione, i quali corsero verso di lui per bloccarlo con i giavellotti rivolti
verso il basso.
 unassurdit!, tuon il centurione. Quando avr finito di parlare con il legato, mi manger
le tue palle a colazione.
Basta con queste sciocchezze, intervenne Glabro bruscamente. Optio, invia uno dei tuoi
uomini dal prefetto di campo. Immediatamente. Digli, a mio nome, che pretendiamo di vedere il legato.
Voglio essere autorizzato a passare. Oppure fai venire Silano. Veloce!.
Il soldato fece un passo indietro, agitato, e grid lordine a uno dei suoi. Il legionario lasci il
suo scudo e il suo giavellotto a un commilitone e corse verso il gruppetto di cavalieri radunati su un
monticciolo che sovrastava il campo di battaglia, a cento iarde da loro. Macrone guard il tribuno e
annu in segno di ringraziamento.
Sul passaggio fangoso la centuria di testa si era fermata. La testuggine ricoperta di mota
appiccicosa e bersagliata dai proiettili aveva iniziato a sfaldarsi. Una lunga fila di soldati cercava di
tornare sulla terraferma, stringendosi le ferite e ritirandosi al riparo dei propri scudi. Alcuni davano una
mano ai commilitoni messi peggio, mentre quelli troppo deboli per muoversi rimanevano sdraiati a
terra. Venne dato un altro segnale e una seconda centuria cominci ad avanzare mentre la prima
batteva in ritirata, perdendo ancor pi uomini lungo il tragitto. Si fecero in disparte, nellacqua, per
lasciar passare la nuova formazione, la quale arranc fino agli ostacoli da rimuovere e venne subito
sommersa dallo stesso diluvio di colpi che i loro predecessori avevano gi dovuto sopportare. Si
fermarono e formarono rapidamente una testuggine prima di proseguire.
I ragazzi si stanno prendendo una bella batosta oggi, comment Macrone a bassa voce.
Anche Glabro stava assistendo alla scena e fece schioccare la lingua. In effetti mi sembra un
dispendio eccessivo di uomini per dei risultati cos miseri. Avranno rimosso non pi di dieci pali.
Considerando quanti ne rimangono, se vanno avanti cos serviranno pi di un paio di legioni per
ripulire il passaggio.
Continuarono a guardare ancora per un po, poi il legionario inviato in cerca di Silano torn e
fece rapporto quasi senza fiato al suo optio. Questi si gir verso il suo squadrone e sbrait: Lasciateli
passare!.
I soldati si fecero da parte e Macrone e Glabro spronarono i propri cavalli, dirigendosi al
piccolo galoppo verso il gruppetto di ufficiali e funzionari del quartier generale stretti attorno al legato.
Udendo il loro arrivo Quintato distolse lattenzione dal campo di battaglia e lanci uno sguardo truce ai
due uomini. Si schiar la gola e disse: Sar meglio che sia importante, signori....
...
.
...
capitolo ventiquattro.
...
.
...
Hai detto una trappola?, fece Quintato, aggrottando la fronte. Aveva ascoltato il rapporto di
Macrone senza interromperlo ed erano rimasti in disparte rispetto agli altri ufficiali, su richiesta del
legato. Forse ti sbagli.
Non credo, signore. Abbiamo interrogato il prigioniero meticolosamente. Punterei tutto quello
che ho sul fatto che ci ha detto la verit. E poi c il grande dispiegamento di forze che abbiamo visto
marciare verso nord, in direzione delle tue linee di comunicazione con Mediolanum.
Potresti aver sopravvalutato i loro numeri, centurione.
No signore. Il capo della pattuglia che ha individuato il nemico  un uomo esperto. Un soldato
affidabile. Mi fido del suo giudizio.
Della pattuglia? Quindi non li hai visti con i tuoi occhi?
No signore, ammise Macrone. La presenza nemica mi  stata resa nota dalloptio Pandaro.
Era andato in avanscoperta per osservare un villaggio e ha incontrato la colonna nemica. Stava per
andarsene dopo aver fatto una stima delle loro forze quando si  imbattuto in uno dei loro esploratori e
lha catturato. Una volta fatto prigioniero,  tornato al forte per fare rapporto. Ho intuito limportanza
del suo avvistamento e ho ordinato a uno dei miei uomini migliori di interrogare il prigioniero per
avere un quadro completo.
Aspetta un momento, centurione. Il tuo optio  stato lunico testimone del passaggio di questa
colonna?
S signore. Ma non  questo il punto.
E invece credo proprio che lo sia. Probabilmente il tuo uomo era stanco e, per tutta una serie di
motivi, ha sovrastimato le forze nemiche.
E che mi dici di quanto rivelato dal prigioniero, signore? Labbiamo sentito in molti.
E quanti di voi parlano la lingua del prigioniero?.
Il controinterrogatorio che il legato gli stava facendo cominci a irritare Macrone e il
centurione dovette costringersi a mantenere il controllo. Ho usato un ausiliario dellOttava Illirica per
tradurre le sue parole, signore. Ha una certa padronanza dei dialetti locali.
Un ausiliario. Capisco....
Non c stato motivo di dubitare della qualit e della precisione del suo operato, signore.
Quintato tir su col naso, poi disse: Ne sono certo. E questa  una delle ragioni per cui tu sei
un centurione e non un legato. Non hai pensato che magari il tuo prigioniero stesse cercando di rifilarvi
una storiella? Sono sicuro che il nemico sarebbe disposto a tutto pur di farti credere un sacco di frottole
e costringerti a correre da me e avvertirmi che gli indigeni mi stanno tendendo una trappola,
spingendomi cos a battere in ritirata da queste maledette montagne, proprio ora che sto per assestare il
colpo finale a quella feccia druidica e a tutti i suoi seguaci. Fece una breve pausa prima di proseguire.
Non lo capisci, centurione?.
Macrone strinse le labbra e fremette di rabbia in silenzio, pensando che una delle ragioni per cui
lui era un centurione e Quintato un legato stava nel fatto che questultimo era nato con una cazzo di
tunica dorata addosso. Magari fosse inciampato da piccolo nei suoi sfarzi e si fosse rotto losso del
collo; avrebbe risparmiato a tutti un mare di problemi. Ciononostante, ripens a ogni dettaglio del suo
rapporto, a uno a uno, e giunse alla conclusione che se i sospetti del legato si fossero rivelati corretti, i
nemici si sarebbero dimostrati davvero subdoli. Non solo, avrebbero dovuto fare affidamento su tutto
un concatenarsi di coincidenze affinch il loro piano andasse a buon fine. Stentava a credere di essere
stato raggirato, ma la sua storia non sembrava comunque scalfire le certezze di Quintato.
Sono certo che il tuo interrogatore sia stato meticoloso, prosegu il legato, ma fa due pi
due, Macrone. Un uomo, il suo optio, vede dei nemici e guarda caso uno di questi gli finisce tra le
mani. Quando riporta il prigioniero al forte per interrogarlo, c solo un soldato capace di tradurre sia le
domande sia le risposte del guerriero. Non mi sembra affatto affidabile. E poi il tuo prigioniero
potrebbe aver semplicemente mentito per depistarci. Non  forse possibile?
Lo , signore.
E allora non  altrettanto possibile che vedermi continuare la campagna proprio ora che siamo
in procinto di una grande vittoria sia lultima cosa che il nemico desideri?
Direi di s. Il centurione lanci unocchiata al passaggio in mezzo al canale e not che stava
sparendo rapidamente con lalzarsi della marea. La seconda centuria aveva gi smesso di rimuovere gli
ostacoli e si stava ritirando dalla costa difesa dai Druidi. Raccolsero i feriti arrancando nel fango e
lasciarono i morti al mare sempre pi grosso mentre i colpi nemici avevano smesso di raggiungerli.
Lattraversamento era ancora ricolmo di ostacoli e di sicuro i Deceangli avrebbero rinfoltito le loro
difese con il favore delle tenebre. Allocchio esperto di Macrone non sembrava affatto che il legato si
trovasse in procinto di una grande vittoria. Al contrario, pareva fosse in procinto di una grande
sconfitta, se non avesse preso sul serio il suo avvertimento e non si fosse mosso per far uscire lesercito
dalla trappola nemica.
E allora perch mai, nel nome di Giove, sia lode a lui, non hai collegato linformazione che ti
 stata fornita al quadro strategico generale? Sei stato ingannato dai Druidi e, se posso dirlo, sei stato
ingannato come un fesso. Quintato ammorbid il tono. Non c nulla di cui vergognarsi, Macrone. I
Druidi sono uomini subdoli e bisogna riconoscere che si sono impegnati davvero molto per orchestrare
tutta questa messinscena allo scopo di farmi cedere e battere in ritirata. Sapevano che non sarebbero
mai riusciti a impedirci di arrivare sulle coste della loro isola sacra, e sapevano anche che non
sarebbero mai riusciti a proteggerla. Hanno quindi confezionato questo piano per cercare di distrarci
dal nostro obiettivo. Sono sicuro che questo lo capisci, o sbaglio?.
Macrone consider rapidamente il ragionamento del legato e dovette ammettere che per un
certo verso filava. Prov unondata di vergogna allidea di essere stato manipolato dal nemico per
sabotare la campagna romana, ma poi si ricompose. Forse il legato aveva ragione, ma forse il
prigioniero aveva detto la verit circa le intenzioni nemiche di tendere una trappola al loro esercito.
Doveva rimanere saldo su quella possibilit, non per motivi dorgoglio, ma per garantire la sicurezza
dei suoi commilitoni.
Signore, spero che tu abbia ragione. Ciononostante, credo sia comunque prudente considerare
la possibilit che linformazione del guerriero fosse corretta.
Quintato lo squadr freddamente. E che cosa vuoi che faccia? Vuoi che interrompa lassedio
di Mona mentre mando delle pattuglie a cercare questo famigerato esercito nemico di cui mi parli?
Guardati intorno, centurione. Linverno  alle porte. Questa neve  solo un assaggio di quello che verr.
Abbiamo poco tempo per distruggere i Druidi e fare ritorno ai nostri accampamenti prima che i percorsi
montani diventino completamente impraticabili. Non ho intenzione di farmi sfuggire questoccasione di
sradicare lostacolo pi grande che si frappone tra noi e la pace in Britannia. Ho gi perso abbastanza
tempo con questa faccenda. Puoi rimanere nel mio accampamento per la notte, ma domani farai ritorno
al tuo forte alle prime luci dellalba e ne riprenderai il comando.
Ma signore, il mio posto  qui, con i ragazzi della Quarta Coorte.
Il tuo posto lo decido io, concluse Quintato, guardando poi oltre la spalla del centurione. E
adesso dimmi: chi diamine  quello?.
Macrone si volt e rispose: Il tribuno Gaio Porcino Glabro, signore. Inviato da Roma. Lho
trovato lungo la strada per venire da te.
Tribuno Glabro, vieni qui!.
Glabro si precipit da loro e fece il saluto militare, ma non ebbe il tempo di presentarsi
ufficialmente.
Il centurione Macrone mi ha detto che sei stato inviato da Roma.
S signore.
Perch?.
Il tribuno rimase interdetto dalla schiettezza del legato. Sono stato inviato su ordine
dellimperatore per informarti che il nuovo governatore della provincia  stato nominato e che arriver
in Britannia a breve. Sono qui in veste di intermediario per organizzare il passaggio di consegne con te
e i tuoi funzionari.
Il nuovo governatore?. Quintato sembrava sorpreso. Di gi? Non  possibile... Maledizione,
perch cos presto? Chi ?
Aulo Didio Gallo, signore.
Ne ho sentito parlare. Perch Didio Gallo? Non ha mai messo piede fuori dal Mediterraneo.
Non ha esperienza sul campo con i Celti o con un clima del genere. Una pessima scelta, fatta
sicuramente da politici invadenti per ripagare qualche debito o per entrare nelle grazie di qualcuno.
Sono pi che capace di governare la provincia fino alla primavera.
Non saprei dire nulla circa il tempismo di questa decisione, signore, rispose Glabro in modo
neutro. Sono solamente un messaggero.
Quintato tir su col naso. Tu sei un uomo di Gallo. Dovrai attendere che il mio lavoro qui sia
terminato prima di cominciare a considerare il passaggio di consegne.
Ho ordine di cominciare immediatamente i preparativi per larrivo del nuovo governatore.
Gallo pretende di ricevere una lista dettagliata di tutto il personale militare e civile, nonch della loro
disposizione e delle loro funzioni.
Lo pretende, eh?
S, e ha anche altre richieste, signore. Ho tutti i documenti nella mia cassa da viaggio. Sono
pronto a lavorare con i tuoi funzionari quando lo riterrai pi comodo.
Quintato scoppi a ridere. Ti sembra forse il momento per compiere certi esercizi burocratici,
tribuno Glabro? Sto combattendo una guerra. Mi occuper delle tue richieste quando mi pare e piace.
Nel frattempo, goditi pure lospitalit del mio accampamento. A meno che tu non preferisca fare
ritorno a Londinium per aspettare larrivo del tuo padrone.
Dopo aver visto i pericoli di queste montagne, preferisco rimanere con lesercito, signore.
Molto bene, ma fammi la cortesia di non starmi tra i piedi. Ci siamo capiti?
S signore.
Il legato si rivolse nuovamente a Macrone e disse: Vedi? Adesso ho ancora pi motivi per
distruggere quei bastardi dei Druidi il prima possibile. Ho un esercito da comandare. Siete congedati.
Non attese una risposta e torn a passo svelto sulla collinetta di comando, facendo scricchiolare
la neve. Glabro aspett che si allontanasse quanto bastava perch non li sentisse ed emise un fischio
sommesso.
 sempre un tipetto cos suscettibile il nostro legato?
Credo che lo sia solo quando qualcuno gli vuole fregare il lavoro, signore.
Il tribuno guard il veterano con unespressione divertita. Di sicuro, centurione, starai
pensando che questa  solo una faccenda politica fatta di infinite pugnalate alle spalle che, negli
ambienti pi altolocati, vengono ritenute poco pi di un mero intrattenimento postprandiale.
Io, ehm.... Aveva messo il peso sulla gamba ferita. Fece una smorfia di fastidio e si sistem
sullaltra.
Fai bene a pensarlo, perch  esattamente cos che stanno le cose. Il mio superiore sta per
arrivare qui e Quintato non ha ancora lasciato il proprio segno.  un peccato che il merito di tutti i suoi
sforzi gli verr probabilmente soffiato da Gallo, ma  cos che va la vita. Capisco eccome il suo
umore.
Mi fa piacere sapere che le cose vadano bene per te e la tua classe, signore, ma per noialtri 
un punto abbastanza dolente, nel momento in cui dobbiamo fare il nostro dovere e combattere per
Roma e i nostri commilitoni. Quando ci troviamo con il culo a terra e il sangue alle ginocchia e le
uniche cose che si frappongono tra noi e quei barbari laggi sono uno scudo e una spada,  un po
deludente sapere che i nostri superiori ci vedono come delle semplici pedine nel loro gioco. Capisci
cosa voglio dire?.
Si fissarono per un momento e poi Glabro annu. Ottimo punto, centurione. Cercher di
ricordarmelo.
Grazie signore.
Il tribuno si schiar la voce e disse: Visto che la mia presenza  superflua, penso proprio che
andr a trovarmi un bel fuocherello nellaccampamento per scaldarmi. Tu che farai?.
Macrone fece un respiro profondo. Devo trovare il prefetto Catone e fare rapporto anche a lui.
A prescindere da quello che pensa il legato, non sono certo che il nemico mi abbia raggirato. Catone
avr una sua opinione al riguardo. Di solito ce lha. Sorrise affettuosamente.  la sua specialit.
Sembra che ammiri il tuo superiore.
Il centurione tir su col naso.  un ufficiale dannatamente bravo, signore. Uno dei migliori
dellesercito. Chiunque lo conosce ti dir lo stesso.
Mi fider della tua parola. Sar interessante fare la sua conoscenza.
Macrone rimase immobile per qualche secondo, schiacciato dallansia per quello che doveva
rivelare allamico non appena lavesse trovato. Toss e guard Glabro. Signore, potresti farmi un
favore?.
Il tribuno ricambi lo sguardo, sorpreso Un favore? Che tipo di favore?
Quello che mi hai detto, riguardo sua moglie... Verresti con me per dare la brutta notizia al
prefetto? Vorr conoscere i dettagli. Sarebbe meglio se li ricevesse da qualcuno che ne sa pi di me.
Il tribuno lo squadr astutamente. Non ce la fai a dirglielo tu?.
Dapprima Macrone non rispose, ma poi fece di no con la testa.  difficile per un uomo dire al
proprio amico che sua moglie  morta. Catone lamava con tutto il suo cuore, signore. Era una brava
donna. Ma non c bisogno che te lo dica.
Anche tu la conoscevi, quindi?
Cero anchio quando si conobbero a Palmira.
Ah, certo... Il tafferuglio con i Parti un paio di anni fa. Ne ho sentito parlare. Non sapevo che
Giulia vi fosse immischiata. Era una donna dal sangue decisamente freddo. Anche da piccola  sempre
stata un bel tipino, se non ricordo male.
Proprio cos, ammise Macrone, sorridendo mestamente. Aveva lo stesso coraggio di un
soldato. Si completavano... Darei qualsiasi cosa per non essere io a dovergli spezzare il cuore.
Glabro strinse le labbra e poi rispose: Verr con te.
Tornarono ai loro cavalli, montarono e cavalcarono verso lingresso principale
dellaccampamento. Macrone lanci unultima occhiata al passaggio fangoso e vide che la marea lo
aveva ricoperto completamente, lasciando in bella vista solo la punta dei pali. In mare aperto il cielo si
era liberato dalle nuvole e una lieve sfumatura blu si irradiava sul paesaggio ricoperto di neve. Dal loro
lato del canale i soldati dellultimo attacco si stavano facendo bendare le ferite mentre gli altri
ripulivano gli equipaggiamenti dalla mota. Il loro atteggiamento indolente la diceva lunga sul pessimo
morale della centuria e dallaltro lato dello stretto si potevano udire le grida di scherno dei Deceangli.
Quella vista lo indispett proprio come faceva ogni sconfitta che urtava la sensibilit dei soldati dopo
una battuta darresto. Il trucco era far diventare quel sentimento una fredda determinazione a vincere e
a dimostrare a se stessi di essere migliori del nemico. Lalternativa, infatti, era sprofondare nella
disperazione con occhi spenti mentre la vittoria sbiadiva e tutto si riduceva a una questione di
estenuante resistenza.
Entrarono nellaccampamento e chiesero al centurione di servizio dove erano collocate le tende
dei Corvi Sanguinari. Lunit ausiliaria era stata posizionata di fianco alle altre unit a cavallo, ai piedi
della collina dove dormivano i legionari, vicino agli sbocchi dei sistemi di drenaggio e alle latrine. Il
poco calore fornito dal giorno aveva chiazzato la superficie della neve di fanghiglia ma ora la
temperatura stava scendendo rapidamente con la notte imminente, e gli uomini avevano iniziato a
costruire i fuochi da campo con ci che era stato raccolto dai frumentarii.
Macrone individu ben presto lo stendardo dei Corvi Sanguinari sopra la grossa tenda che
fungeva da quartier generale provvisorio per la coorte, e invece di sentirsi felice allidea di rivedere il
suo amico pi caro, il cuore gli sprofond nello stomaco e una stanchezza tremenda si impossess del
suo corpo. Accanto a lui, il tribuno indic lo stendardo.
Questi sono i ragazzi di Catone? Devo dirlo, lo stendardo mi piace.  molto dimpatto. Non mi
stupisce che gli indigeni si perdano danimo quando vi vedono!.
La voce del tribuno era forzata e Macrone si rese conto che anche Glabro era in apprensione.
Sper che luomo rimanesse in silenzio e accettasse la terribile natura del compito che li aspettava. Non
cera posto per la leggerezza in quella situazione. Neanche un po.
Fecero trottare i cavalli fino alla tenda e diedero le redini a una delle sentinelle dopo essere
smontati.
Il prefetto  qui?, chiese Macrone.
S signore.
Molto bene. Fa in modo che gli animali bevano e mangino.
La sentinella annu e condusse le bestie verso le stalle mentre il centurione rimase sul ciglio
della tenda, esitante. Attraverso i lembi di pelle di capra oliata vide due ufficiali seduti a un tavolo
sorretto da due cavalletti. Uno dei due stava sfregando con vigore una tavoletta cerata per cancellare i
segni che vi erano stati fatti mentre laltro accendeva delle lampade con una candela lunga e sottile. Il
fumo di un braciere fuori dal campo visivo di Macrone si librava verso lalto e usciva dalla tenda
attraverso unapertura di sfogo.
Sei pronto?, chiese Glabro a bassa voce.
No, come potrei?. Il centurione fece un ultimo sospiro pesante e si infil tra le falde che
fungevano da ingresso. I funzionari alzarono lo sguardo e Macrone si gir verso la sezione schermata
che ospitava il comandante della coorte. Poteva sentire la voce di Catone, impegnato a conversare
tranquillamente con qualcuno, e percep la stanchezza del suo amico. Si avvicin al telo di pelle che li
separava e da una fessura vide lamico ricurvo sulla scrivania da campo con il decurione Mirone al suo
fianco.
Dovrai dire a Pausino che ho bisogno di tutti gli uomini che pu darmi, disse Catone,
picchiettando lindice su una tavoletta. Chiunque riesca a montare a cavallo deve essere dichiarato in
servizio. Le nostre forze sono gi dimezzate cos come sono.
S signore.
Allingresso di Glabro il telo di pelle frusci leggermente e Catone sollev lo sguardo. Ci volle
un attimo prima che si raddrizzasse e sfoggiasse un sorriso a trentadue denti. Macrone! Cosa ci fai
qui, in nome degli di? Dovresti essere al forte. Il suo sorrise svan ben presto quando not
lespressione cupa dellamico. Cos successo? Un attacco? Il forte  stato conquistato?
Niente del genere, signore.
Sia ringraziata Fortuna. E lui chi ?
Il tribuno Glabro. Gli ho salvato il culo quando lui e altri uomini hanno subito unimboscata
nemica.
Avevamo la situazione sotto controllo, protest Glabro.
Comunque, prosegu Macrone, avevo delle informazioni urgenti che dovevano essere
recapitate al legato Quintato. O per lo meno credevo che fossero urgenti.
Dimmi tutto.
Il centurione spieg la situazione il pi rapidamente possibile, senza omettere alcun dettaglio
della reazione del legato. Catone ascolt con attenzione, annuendo nei punti pi salienti. Quando
Macrone ebbe finito, fece schioccare la lingua. Credo che tu abbia fatto bene ad avvertirlo. Quintato si
sta arrampicando sugli specchi. Il suo unico interesse  porre fine al dominio dei Druidi. Se il nemico
sta cercando di interrompere le nostre linee di comunicazione, ci ritroveremo in una posizione davvero
delicata. Alle prime luci dellalba mander delle pattuglie per controllare la situazione. I Corvi
Sanguinari non sono necessari al momento, quindi non c bisogno di richiedere il permesso al quartier
generale. Se mi chiederanno qualcosa, dir che li ho mandati ad addestrarsi. Fece locchiolino a
Macrone e quando vide che non cera alcuna reazione, socchiuse leggermente gli occhi.
Cosa c che non va, Macrone? Mi stai tenendo alloscuro di qualcosa.
S ragazzo, rispose a bassa voce. Hai ragione.
Si schiar la voce per parlare, ma non riusc a proferire alcun suono.
Deglut a fatica per lansia e fece un gesto a Glabro. Signore, se non ti dispiace, aspetta fuori,
nel caso in cui il prefetto volesse parlare anche con te dopo....
Il tribuno osserv entrambi gli uomini e poi annu. Certamente. Fatemi sapere se posso fare
qualcosa per voi.
Non appena usc, Macrone si avvicin a Catone e gli indic la sedia accanto alla scrivania.
Siediti, ragazzo.
Cosa succede?, chiese Catone, ma fece comunque come gli era stato detto, anche se il
centurione rest in piedi. Macrone, cosa c? Parla.
E va bene... Dopo che io e i ragazzi siamo intervenuti per aiutare Glabro, gli ho chiesto da
dove veniva. Mi ha detto che  stato inviato da Roma e che la sua famiglia conosceva il senatore
Sempronio e Giulia. Poco prima di lasciare la capitale, ha sentito la notizia.
Che notizia?
Riguarda tua moglie.
Latmosfera nella tenda si fece improvvisamente glaciale e Catone si sporse in avanti,
osservando con attenzione lamico. Va avanti.
Ragazzo, devo dirti una cosa terribile. Una delle cose pi tremende di tutte. Giulia  morta.
Catone non disse nulla e rimase immobile sulla sedia.
Giulia  morta, ripet Macrone pur di spezzare quel silenzio insopportabile. Mi dispiace
tantissimo.
Ho ricevuto una lettera da lei meno di un mese fa. Non pu essere... Come? Com morta?
Glabro dice che si  presa un raffreddore. Dopo aver messo al mondo il vostro bambino era
molto debole. Lucio per  ancora vivo. Perlomeno gli di ti hanno risparmiato quella perdita.
S. Suppongo di s. Catone si appoggi allo schienale e si fece passare una mano tra i ricci
scuri.  morta?
S.
Allimprovviso il prefetto si alz e si diresse velocemente verso la fessura nella tenda,
rivolgendosi al tribuno che attendeva l fuori.  vero, Glabro? Cosa sai di questa faccenda,
esattamente?
 vero, signore. So poco pi di quello che ti ha gi detto il centurione Macrone. Lho saputo
da mio padre dopo che era tornato dalla casa del senatore Sempronio per porgergli le sue condoglianze.
 successo tutto molto rapidamente. A quanto mi ha detto mio padre, non ha sofferto ed  morta nel
sonno. Un gran peccato. Era sempre stata molto amata da tutti quelli che la conoscevano. Io... Io.... Il
tribuno tacque, a disagio.
S, disse Catone, voltandosi. Basta cos, grazie tribuno Glabro. Trovati un riparo e riposa.
Certo, signore. Posso fare altro per te?
No. Nulla. Va, per cortesia.
Glabro chin il capo in segno di rispetto. Se dovessi avere bisogno di me, puoi trovarmi al
quartier generale dellesercito. Alz i tacchi e si precipit fuori dalla tenda. Macrone ud il nitrito di
un cavallo e immagin il tribuno che vi montava e lo spingeva al trotto verso il cuore
dellaccampamento.
Catone torn lentamente alla sedia e ci si lasci cadere sopra, ancora troppo turbato per reagire.
Dopo molto tempo guard Macrone. Morta?
Temo proprio di s, signore. Stai tremando. Lascia che ti prenda il mantello. Il centurione
raccolse il tessuto umido e pieno di fango da sopra una cassa e lo sistem su Catone, mettendogli poi
una mano sulla spalla. Non so dirti quanto mi addolori, ragazzo. Gli di non avrebbero mai dovuto
prenderla cos presto.
Il prefetto deglut a fatica e sollev lo sguardo. Lasciami un momento da solo, per favore.
Macrone not la durezza negli occhi dellamico e annu. Sar qui fuori se hai bisogno di me.
S, grazie.
Il centurione esit un momento per vedere se cera qualcosaltro che potesse fare, poi
indietreggi in silenzio e si un ai funzionari nella sezione principale della tenda. Diede unultima
occhiata e vide il prefetto chino in avanti con il volto stretto tra le mani, le dita affondate come artigli
tra i capelli. Ud un gemito leggero e le spalle di Catone sussultarono.
Macrone allora un i lembi di tenda e chiuse lapertura per permettere allamico pi caro che
aveva al mondo di piangere in privato il proprio amore perduto.
...
.
...
capitolo venticinque.
...
.
...
Ecco che ci risiamo. Macrone si appoggi al parapetto della torretta posta a uno degli angoli
dellaccampamento e osserv il passaggio dello stretto. Era mattino inoltrato e la notte aveva portato
con s ulteriori nevicate. Linsediamento romano, le piattaforme dartiglieria, i terrapieni da entrambi i
lati del canale e i ponti delle navi da guerra e da trasporto riposavano tutti sotto un brillante lenzuolo
candido. Sulla riva, i legionari avevano ripreso posizione e attendevano lordine di avanzare nella
fanghiglia per rimuovere gli ostacoli che bloccavano la strada. Sopra la sua testa ronzavano i dardi
scagliati dalle baliste romane, lodio mattutino, come veniva chiamata dai soldati la pioggia di
proiettili che ricadeva sulle posizioni nemiche. Non che sortisse alcun effetto speciale, constat
Macrone, osservando le nuvolette di terra e schegge che si levavano quando i proiettili colpivano le
difese. I Deceangli e i capi Druidi se ne stavano bellamente al riparo in attesa che il bombardamento
terminasse, per poi darsi il cambio e attaccare i legionari intenti a rimuovere i pali dal passaggio. Il
centurione not che con il favore delle tenebre i nemici avevano rimpiazzato gran parte degli ostacoli
rimossi il giorno precedente.
A quanto pare nevicher di nuovo, disse Glabro. Stava in piedi accanto a Macrone e
osservava a sua volta la scena.
Lufficiale pi anziano alz lo sguardo al cielo e fiss il tetto di nubi scure che si stavano
addensando sulle montagne. Tanto per non farsi mancare nulla.
I due uomini tornarono ad analizzare la situazione vicino al passaggio prodotto dalle maree e
rimasero un attimo in silenzio prima che il tribuno commentasse: Stento a credere che non ci sia
unalternativa per arrivare sullisola.
Ce ne sono eccome di alternative, signore, rispose Macrone. Ma visto che la tempesta ha
distrutto quasi tutte le navi da trasporto e gran parte della flotta, un assalto diretto attraversando il
canale  fuori questione. Cos come lo  qualsiasi tentativo di approdare in un altro punto della costa di
Mona per aggirare le loro difese. Sono certo che i Druidi abbiano messo da parte una quantit ingente
di scorte e saremo noi i primi a patire la fame, non loro. Se vuoi la mia opinione, la mossa migliore che
pu fare il legato  arrendersi e ritirarsi a Mediolanum, cercando poi di assaltare nuovamente Mona in
primavera, dopo aver rimpiazzato le navi che sono andate perdute. Sappiamo entrambi, per, che non
lo far mai, grazie anche allarrivo imminente del nuovo governatore. Quindi ora come ora continuer
con questo approccio, per quanto ottuso.
Ottuso  la parola giusta.
Lanciarono unocchiata verso i terreni rialzati e spianati della batteria dartiglieria, dove
Quintato aveva preso posizione, stando al sicuro, per ispezionare le difese nemiche mentre i suoi
ufficiali facevano capannello attorno a un braciere appena acceso. Le fiamme scoppiettavano
intensamente e di tanto in tanto alcune scintille brillanti si libravano nellaria per un breve tratto prima
di sparire nel grigiore del lontano stretto di Mona. Il legato aspett che la marea si abbassasse quel
tanto da permettere alla prima centuria di avanzare in file di otto, poi si gir e diede lordine. I
trombettieri del quartier generale sollevarono i loro strumenti dottone, gonfiarono le guance e diedero
il segnale.
Come era accaduto il giorno precedente, la centuria di testa arranc prima nella neve e poi
lungo la striscia di fango che lavrebbe condotta allisola, e proprio come la volta precedente, venne
bombardata di frecce e pietre non appena raggiunse i pali.
Buongiorno.
Macrone si volt giusto in tempo per vedere Catone salire sulla torretta. Il suo amico sembrava
teso ed esausto, ma si sforz comunque di sorridere davanti ai due ufficiali.
Buongiorno, signore. Il centurione lo salut senza sbilanciarsi, insicuro sul tono da adottare.
Aveva convissuto con la morte per cos tanti anni che ormai era diventata parte della sua vita
quotidiana e, nonostante avesse pianto la perdita di molti commilitoni, a quanto pareva niente di tutto
ci era servito a prepararlo al dolore che in quel momento stava provando per il lutto dellamico. Se in
qualche modo avesse potuto scambiare la propria vita con quella di Giulia, lavrebbe fatto senza battere
ciglio. Lespressione spettrale negli occhi di Catone era difficile da accettare e Macrone distolse lo
sguardo, schiarendosi la voce nel tentativo di trovare qualcosa da dire.
Il legato sta riprovando di nuovo ad attaccarli direttamente.
Catone annu.  il terzo giorno consecutivo che ci prova, ed  probabile che prima di altri tre
non riusciremo ad averla vinta. Siamo troppo lenti.
Glabro gli lanci unocchiata rapida. Troppo lenti per cosa?
Il convoglio che avete portato ieri  il primo che arriva da due giorni. Temo che i veicoli
organizzati per portarci le scorte siano stati trattenuti dalla neve. Dalla neve, o da qualcosa di ben pi
preoccupante.
Cosa?.
Il prefetto non rispose subito. E se le informazioni di Macrone fossero corrette e il motivo per
cui non stiamo ricevendo dei rifornimenti  perch il nemico ci ha isolati? Comunque sia, rimarremo
con mezza razione al giorno prima di arrivare a Mona e, una volta arrivati, dovremo aprirci la strada
passo dopo passo. Chi pu dire quanto ci vorr?.
Glabro consider rapidamente le sue parole. Stai dicendo che lesercito  in pericolo?.
Catone si lasci scappare una risata secca e tagliente. Tribuno, lesercito  sempre in pericolo.
Il trucco sta nellessere sempre pronti a rispondere a qualsiasi potenziale pericolo che il fato decida di
metterci davanti. Come si suol dire: una preparazione e una pianificazione opportune prevengono una
pessima prestazione. Il nostro problema  che la tempesta ha mandato allaria il piano originale del
legato e adesso siamo bloccati qui a cercare di prenderci con la forza lunico passaggio percorribile.
Per non parlare del fatto che siamo tutto fuorch riforniti per affrontare un assedio. Quindi, ora come
ora, direi che lunico esito certo  una pessima prestazione. Per non dire di peggio. La mia
preoccupazione pi grande, per,  la possibilit di rimanere esposti da entrambi i lati e Quintato si
rifiuta di ammetterlo.
Credi davvero che il nemico stia pianificando di intrappolarci qui?
Lo scopriremo ben presto. Ho inviato delle pattuglie in ricognizione, come avevo detto ieri.
Prima dellalba, per non suscitare troppa attenzione. Se i nemici sono qui vicino, li scoveremo.
Macrone lo squadr con ansia. Lultima volta che lo aveva visto, prima di trovare un alloggio
presso la Quattordicesima Legione la notte precedente, il suo amico stava piangendo. Ora sembrava che Catone si
fosse concesso solo qualche ora di dolore prima di riassumere il comando. Probabilmente non aveva
dormito e quasi sicuramente non aveva mangiato. Due cose altamente sconsigliate in previsione di una
lunga giornata da militare.
Dovresti riposare, signore, mentre attendi il ritorno delle pattuglie. Ti sveglier io stesso se ci
dovessero essere delle novit.
Catone si accigli leggermente. No di certo. Non ce n alcun bisogno. Non ho bisogno di
riposare, grazie, centurione Macrone.
Macrone stava per rispondere, ferito da quel tono formale cos tagliente, ma poi ci ripens. Il
prefetto sar stato pure un amico, un fratello o un figlio per lui, ma era anche un ufficiale anziano e
glielo aveva appena ricordato con chiarezza, facendogli capire che non avrebbe tollerato alcuna
informalit. Deglut e rispose laconicamente. S, signore.
Uno sgradevole silenzio cal su di loro e tornarono tutti a osservare lazione che stava
sviluppandosi sulla costa di Mona. Una barriera di legionari stava facendo del proprio meglio per
bloccare i proiettili nemici, mentre i loro colleghi si affannavano a rimuovere gli ostacoli conficcati nel
fondale marino. Sotto lo sguardo attento dei tre uomini, uno dei soldati venne colpito da una freccia che
gli perfor il collo. Barcoll allindietro e cadde in ginocchio sul fango. Un rivolo rosso gli col lungo
la spalla e gi per il braccio. Ondeggi per un momento, stordito dalla perdita di sangue, e poi si
accasci su un fianco, contorcendosi in preda alle convulsioni. Loptio della prima centuria ordin a
due uomini di aiutarlo e questi lo portarono in salvo nellospedale da campo sulla costa occupata dai
Romani prima di riunirsi ai propri commilitoni.
Una voce si lev dal basso. Dov il prefetto Catone?
Quass, signore. Sulla torre.
Un attimo dopo, degli stivali rimbombarono sul pavimento, la scala scricchiol e il decurione
Mirone si un agli altri ufficiali sulla piattaforma. And da Catone e lo salut.
Signore, devo fare rapporto. Abbiamo ricevuto delle notizie da una delle pattuglie. Hanno
avvistato delle forze nemiche poco distanti dallaccampamento.
Gli altri ufficiali si scambiarono unocchiata preoccupata prima che il prefetto rispondesse:
Quanto lontano da qui?
Non pi di cinque miglia a oriente, proprio sulla nostra via di approvvigionamento. In quella
valle, signore. Mirone indic uno spazio tra due colline, davvero poco lontano da loro.
Quanti sono?
Loptio ha detto di averne visti migliaia, signore.
Catone si rivolse a Macrone e sollev un sopracciglio. A quanto pare avevi ragione.
Non che tu abbia mai dubitato di me, ovviamente.
Lho forse mai fatto?. Si gir e chiese a Mirone: Dov loptio adesso?
Ancora con la pattuglia, signore. Sta tenendo docchio il nemico. Ha inviato uno dei suoi
uomini per informarci. Ci aspetta qui sotto. Devo inviarlo al quartier generale, signore?.
Il prefetto consider un attimo il da farsi. Andr con lui. Tu chiama alle armi il resto della
coorte e dispiegala fuori dallaccampamento. Sei congedato.
Mentre Mirone si precipitava lungo la scala, Catone si rivolse ai due ufficiali rimasti. Vi
unirete a me? Vorrei che qualcuno facesse da testimone.
Il centurione ne fu sorpreso. Perch? Che differenza pu fare?
Ha ragione lui, disse Glabro. Se ce ne tiriamo fuori, Quintato potrebbe cercare un capro
espiatorio per salvarsi. Tu giochi di anticipo, signore.  unottima qualit.
 una strategia di sopravvivenza. Ho abbastanza esperienza con i ranghi pi anziani per sapere
come funzionano queste cose. Andiamo. Riuscirai a starci dietro, Macrone?.
Il centurione sorrise a trentadue denti. Prova a fermarmi, signore.
Scesero dalla torre ed emersero nella sua ombra, dove un soldato si mise sullattenti non appena
li vide.
Falcone, giusto?, disse Catone.
S signore.
Seguici, Falcone.
Superarono la porta, attraversarono il fosso ricoperto di assi di legno e raggiunsero il gruppo di
ufficiali del quartier generale riunito vicino alla prima batteria dartiglieria. Macrone camminava
rigidamente e si spronava a tenere il passo, facendo delle smorfie per contenere il dolore lancinante alla
gamba. Superarono il cordone esterno e si avvicinarono a Quintato e ai suoi sottoposti, intenti a
osservare lultimo tentativo di sfondare le linee difensive che bloccavano il passaggio per Mona.
Catone scost il prefetto di campo e si fece strada verso il legato, girandosi rapidamente per rivolgersi a
Falcone.
Ripeti quello che loptio ti ha detto di dire. Se Quintato ti far delle domande, fai in modo di
dargli quanti pi dettagli possibile, specialmente riguardo al numero dei nemici. Daccordo?
S signore.
Quintato li vide con la coda dellocchio e chin il capo verso di loro. Prefetto Catone, cosa
succede?.
Il prefetto non esit e rispose immediatamente. Siamo finiti in una trappola, signore.
Linformazione del centurione Macrone  corretta. Ho appena ricevuto il rapporto di una delle mie
pattuglie: hanno avvistato il nemico.
Una delle tue pattuglie? Che pattuglie? Non ho mai dato un ordine del genere.
Gli uomini sono usciti dallaccampamento sotto la mia autorizzazione, signore.
La tua autorizzazione?. Le narici del legato si fecero enormi. Giusto per essere sicuri che
non mi sia sfuggito niente, mi hai forse sostituito come comandante di questo esercito, prefetto
Catone?
No, signore.
E allora come mai hai deciso di far uscire i tuoi uomini senza chiedere il permesso al quartier
generale?.
Catone non era cos ingenuo da impelagarsi in un alterco del genere e poi non cera tempo da
perdere. Parl con enfasi e a voce alta, per farsi sentire dagli altri ufficiali. Signore, possiamo
occuparci della mia violazione del protocollo pi tardi. La questione ora  che il nemico  vicinissimo e
lintero esercito  in pericolo. Questuomo, disse, indicando Falcone,  stato inviato qui dalla
pattuglia. Di al legato quello che hai visto, soldato.
Falcone si mise sullattenti e fece rapporto. Ceravamo spinti a quasi cinque miglia
dallaccampamento, signore. Eravamo arrivati in una valle dove aleggiava una sorta di foschia. Loptio,
allora, ci ha ordinato di salire su una collina per avere una visione migliore del terreno circostante.
Anche da lass, per, la nebbia non ci permetteva di vedere altro che la cima delle colline. Dopo un po
il sole ha fatto breccia tra le nuvole e la foschia ha cominciato a diradarsi nel fondo valle. Ed  allora
che li abbiamo visti, signore. I nemici. Uscivano dalla nebbia. Prima veniva uno squadrone a cavallo,
poi la testa della colonna principale. Visto che erano a diverse miglia di distanza, loptio ci ha detto di
aspettare per avere unidea migliore delle forze nemiche prima di tornare a fare rapporto, ma i nemici
continuavano a venire, signore. A migliaia. Solo allora il mio superiore mi ha detto di tornare
allaccampamento e dare lallarme.
Quintato guard il soldato con incertezza e valut il suo resoconto. Quanti uomini erano
esattamente?.
Falcone esit. Loptio mi ha detto di dire che erano almeno diecimila, signore.
E tu cosa ne pensi?
Non sono bravo con i numeri, signore. Ma direi che sono almeno tanti quanto quelli che
abbiamo qui su Mona. Forse di pi.
Sembra proprio la stessa cosa che ha detto il centurione Macrone, signore, interruppe Catone.
Nel qual caso, vi  motivo di prendere per buone anche il resto delle informazioni che ti ha portato.
Il legato fece un lungo respiro e digrign i denti, soppesando la situazione, poi emise un
profondo sospiro e si gir verso i suoi ufficiali. Silano! Annulla lattacco! Dispiega una coorte a
guardia del nostro lato del passaggio. Poi voglio cinque coorti della 14esima, affiancate dagli arcieri iberici,
a difesa dellimbocco di quella vallata. Di corsa. Non sarebbe male avere anche qualche cavaliere.
Il prefetto di campo chin il capo e Catone si schiar la voce. Ho dato ordine ai Corvi
Sanguinari di prepararsi per la battaglia, signore.
Quintato lo guard con occhi di fuoco. A quanto pare sei un passo avanti a me, prefetto.
Catone non rispose.
Molto bene, manda i tuoi uomini in avanscoperta per proteggere i ragazzi della 14esima. Tu per
rimani qui. Terr una riunione con tutti i comandanti delle varie unit non appena avr considerato le
nostre opzioni.
E cosa mi dici dellartiglieria, signore?, chiese Silano. Devo far smontare le baliste e riporle
nei carri?
No. Se i Druidi ci vedranno smontare, capiranno subito che stiamo per battere in ritirata. E poi,
se proveranno a uscire da Mona, li potremmo falciare appena metteranno la testa fuori dai loro
terrapieni. Quintato guard per lultima volta la costa opposta con unespressione bramosa e poi si
gir. Che tutti gli ufficiali vengano al quartier generale. Immediatamente!.
Quando Catone raggiunse gli altri nella tenda pi grande del quartier generale, il resto delle
pattuglie aveva fatto ritorno con notizie di altri avvistamenti nemici. Perlopi gruppetti a cavallo che
esploravano la zona ai fianchi della colonna principale. I perlustratori romani furono mandati a
rinforzare le file incaricate di bloccare limbocco della vallata. Fortunatamente, questa era stretta e i
ripidi declivi rocciosi che torreggiavano da entrambi i lati ne restringevano lestensione. I legionari si
erano portati dietro delle fortificazioni da campo e dei cesti ricolmi di triboli in ferro da spargere
davanti alla loro formazione per spezzare qualsiasi tentativo di carica da parte dellesercito indigeno
ormai alle porte. Nonostante la presenza prolungata delle batterie dartiglieria e delle truppe lungo la
costa della terraferma, i Druidi e i loro seguaci avevano gi intuito limportanza della sospensione
dellattacco nemico, nonch lo spostamento dei soldati romani verso le montagne. Le loro grida
desultanza superavano il rumore dellacqua e diverse figure cominciarono a stagliarsi lungo le alte
difese per osservare larrivo dei loro alleati e la chiusura della trappola intorno allesercito romano.
Allinterno della tenda si respirava unaria pesante e lunico modo per scaldarsi era addossarsi
al braciere messo da un lato. Il calpestio costante e il calore dei corpi avevano sciolto la neve e il
ghiaccio, rendendo il terreno fangoso e sdrucciolevole. Gli ufficiali aspettavano che il legato uscisse
dai propri alloggi, dove si stava consultando con il prefetto di campo e gli ufficiali a lui pi vicini.
Catone mise la testa fuori dalla tenda. Gli squarci occasionali tra le nubi sospese sul mare e le
montagne a mezzogiorno avevano lasciato il posto a un manto ininterrotto dello stesso colore della
biancheria sporca. Stava per ricominciare a nevicare, pens. La neve avrebbe ostacolato tanto i nemici
quanto lesercito romano, ma la differenza pi importante era che i legionari e gli ausiliari erano molto
lontani dalla base e le loro vie di approvvigionamento erano state interrotte, mentre il nemico si trovava
sulla sua terra e poteva attingere dalle scorte di cereali e carne che le trib avevano messo da parte.
Cosa ne pensi?.
Catone si volt e si ritrov Glabro alle spalle. Penso che ricomincer a nevicare.
Il tribuno fece un breve sorriso. Molto divertente. Volevo dire: cosa pensi che far?.
Il prefetto lasci cadere il lembo di tenda che aveva sollevato per guardare fuori. Lo sapremo
presto.
Tutta un tratto sei molto restio a offrire la tua opinione.
Il legato ha tutte le informazioni di cui ha bisogno. La decisione spetta a lui, non a me. Non ho
intenzione di dubitare di lui, specialmente non davanti alluomo che rappresenta il nuovo ufficiale.
Glabro si gratt la barba incipiente sul mento. Non devi preoccuparti di me. Non sono una spia
e non sto raccogliendo informazioni per spettegolare su qualcuno. Sono solo un ufficiale come tanti in
questa tenda e mi trovo nella vostra stessa difficile situazione. Sono solo curioso di sentire la tua
opinione professionale sulla questione in esame. Tutto qui.
La mia opinione professionale  che il comando spetta al legato e che questi prender la linea
dazione che riterr pi prudente.  inoltre mia opinione che gli ufficiali al di sotto del legato
dovrebbero tenersi il pi lontano possibile dai tentacoli della politica, se sanno cosa  meglio per loro.
Si ferm un attimo, poi aggiunse: Lo dico per esperienza personale.
Ah, s?, fece Glabro, inclinando la testa da un lato. Vuoi spiegarti meglio?
No. Catone aggir il tribuno e disse: Scusami.
Torn da Macrone, soffocando uno sbadiglio. Gli bruciavano gli occhi e latmosfera tesa della
tenda lo fece sentire stanco e nauseato. Il centurione incroci le robuste braccia e digrign i denti.
Quando avr finito di conferire con i suoi amichetti, sar ormai tempo di Saturnali.
Prima che il prefetto potesse rispondere, Silano si affacci tra le tende di pelle che separavano
gli alloggi privati del legato e si mise da un lato per annunciare larrivo di Quintato. Ufficiale in
comando presente!.
Le conversazioni cessarono allimprovviso e tutti gli uomini si misero sullattenti. Il legato
entr, seguito da qualche tribuno e dal legato Valente, e aspett che tutti si fossero sistemati, poi fece
un cenno al prefetto di campo.
Riposo!.
Dopo essersi preso un momento per avere lattenzione dei suoi sottoposti, Quintato cominci la
riunione. Come sapete, uningente colonna nemica  apparsa alle nostre spalle. Di sicuro  colpa loro
se nei giorni scorsi i nostri convogli con le scorte non sono arrivati. Ci significa che dovremo gestire i
rifornimenti che abbiamo con molta parsimonia. Il pericolo pi immediato, per,  quello di rimanere
incastrati tra le nuove forze indigene e i guerrieri che ci stanno davanti, a Mona. Per ora abbiamo
bloccato la loro avanzata allimboccatura della valle, ma siamo quasi certi che troveranno un modo per
aggirarla, durante la notte o alle prime luci dellalba. Nel frattempo,  molto probabile che i Druidi e i
loro amici rimuoveranno gli ostacoli per attaccarci dallisola. Vista la nuova situazione, non abbiamo
molto tempo per decidere quale sia la migliore linea dazione. Potremmo provare ad attaccare il canale
e prendere lisola con tutti i nostri uomini. Una volta conquistata, infatti, riusciremmo facilmente a
tenere a bada le forze nemiche per tutto il tempo necessario. Sorrise. Sarebbe un piacere vederli
patire quello che i nostri ragazzi hanno dovuto sopportare in questi ultimi giorni. Il problema  che
qualsiasi tentativo di attraversare lo stretto ci coster molto e se i Druidi dovessero tentare di farsi terra
bruciata intorno, allora ci ritroveremmo bloccati su Mona senza niente da mangiare per linverno. Non
 una prospettiva allettante, signori. Per questo motivo ho deciso, a mio profondo malincuore, di
ritirarci verso Mediolanum.
Gli ufficiali si agitarono, a disagio, e Catone cap bene il perch di quella reazione. Lesercito
aveva subito centinaia di perdite per arrivare fino a l e proprio ora i Druidi, che, a quanto pareva,
stavano per essere eliminati una volta per tutte, sarebbero invece riusciti a scampare alla distruzione.
Non ho altra scelta, prosegu Quintato. E credetemi, so bene che ne dovr pagare le
conseguenze non appena a Roma scopriranno quello che  successo, ma non ci possiamo fare niente. Se
provassimo a conquistare lisola, molto probabilmente falliremmo e ci ritroveremmo schiacciati da due
eserciti. Se Mona non pu essere espugnata, allora il mio compito  quello di provare a salvare
lesercito. Il legato si fece da parte e indic uno dei suoi tribuni. Livonio, la mappa, per cortesia.
Il tribuno, in compagnia del suo scriba Ieropate, avvicin una cornice di legno e vi ci appese la
mappa che aveva disegnato sin dal giorno in cui era iniziata la campagna. Una volta messala in
posizione, Livonio si pose da un lato e lasci che il legato proseguisse con il suo resoconto, indicando
le aggiunte pi recenti sulla pergamena.
Noi siamo qui, signori. A pi di cento miglia da Mediolanum seguendo la strada che abbiamo
gi percorso. Ora che il nemico ha scelto di chiuderci questa via, dobbiamo fare una scelta. La prima
opzione  cercare di aprirci un varco tra le loro forze e tornare sui nostri passi. Uomo contro uomo,
siamo soldati migliori di loro, ma andremmo comunque incontro a ingenti perdite. Sono in superiorit
numerica, e saranno ancora di pi non appena la guarnigione di Mona si unir allo scontro, facendo
pendere la bilancia a loro favore. Se, ma sarebbe meglio dire quando, ci accadr, saranno liberi di
attaccarci da davanti e da dietro allo stesso tempo. Non  una prospettiva felice. Anche se riuscissimo a
fare breccia tra le file del loro esercito principale, dovremmo lottare per ogni miglio fino a
Mediolanum, e la neve non far altro che renderci la vita un ulteriore inferno. Far avanzare il convoglio
sar un grosso problema, su questo non vi sono dubbi.
Fece una breve pausa per permettere alle sue parole di assumere ancora pi peso e poi indic la
costa. Lalternativa, che preferisco,  prendere questa strada, verso la fortezza di Deva. Non  un
tragitto cos diretto come quello di Mediolanum, ma sar di gran lunga pi percorribile per i nostri
veicoli. Il pericolo principale di questa opzione, per,  che, qualora il nemico dovesse attaccarci da
davanti, lateralmente e da dietro, avremmo la battigia alle spalle e se, costretti a rispondere alla loro
offensiva, dovessimo cadere, finiremmo in mare. In quel caso, perderemmo lintero esercito.
Catone sapeva bene che la perdita dellesercito avrebbe avuto delle conseguenze dalla portata
inimmaginabile. La distruzione di quasi due legioni, insieme alle loro unit ausiliarie, avrebbe
aumentato a dismisura lautorit dei Druidi, spingendo ogni singolo guerriero celtico che odiasse Roma
a insorgere e ribellarsi. I soldati romani rimasti in Britannia erano troppo pochi per tenerli a freno,
rendendo quanto mai reale la possibilit che il nuovo governatore approdasse sullisola senza alcuna
provincia da comandare.
Il trucco, continu Quintato,  continuare a muoverci il pi velocemente possibile lungo la
costa. Se riusciamo a ostacolare il loro esercito quanto basta per far smobilitare i nostri uomini, il
nemico non riuscir a bloccare la nostra marcia e sar costretto a seguirci, anche se dovessero unire le
loro forze. Ci staranno alle calcagna, su questo non c alcun dubbio, e la retroguardia avr un bel
daffare, ma perlomeno riusciremo a coprire la nostra ritirata finch dopo sette o otto giorni non
arriveremo sulle montagne. Se manterremo la colonna serrata e non rallenteremo, dovremmo riuscire
ad abbandonare questo posto senza troppe difficolt. Commenti o domande?.
Gli ufficiali pensarono un momento a tutto quello che avevano appena sentito, poi il legato
Valente alz una mano e Quintato gli fece cenno di parlare.
A prescindere dalla strada che sceglieremo di seguire, signore, gli uomini e i cavalli hanno
bisogno di mangiare. Sono giorni ormai che non riceviamo delle scorte. Ad oggi, qual  la situazione
delle nostre provviste?
Il prefetto di campo pu rispondere alla tua domanda.
Silano si schiar la voce e guard gli uomini nella tenda. Abbiamo due giorni di razioni per gli
uomini e tre giorni di foraggio per cavalli e muli.
Gli ufficiali mormorarono in preda allansia prima che Quintato gli intimasse di fare silenzio e
si rivolgesse a loro in tono perentorio. Per questo motivo, dora in poi, le razioni verranno dimezzate.
Informerete di conseguenza i vostri quartiermastri. Le unit in possesso di riserve di orzo e carne in
quantit maggiori di tre giorni faranno rapporto a Silano circa la loro disponibilit. Lo stesso vale per le
unit con delle razioni inferiori ai due giorni. Tutto quello che abbiamo verr condiviso in modo equo.
Anche gli ufficiali si devono ritenere coinvolti. Condivideremo la stessa sorte dei nostri uomini.
Qualsiasi scorta privata di cibo e vino verr resa al quartier generale. Se qualcuno dovesse tentare di
tenersi qualcosa per s, verr trattato alla stessa stregua di un ladro: lindividuo in questione sar
bastonato dai suoi commilitoni e non potr mangiare n ripararsi finch non avremo raggiunto
Mediolanum.
Vista la situazione e larrivo del gelido clima invernale, quella punizione equivaleva a una pena
di morte, cosa che tutti gli uomini presenti nella tenda capirono subito. Nessuno fiat, tranne il vento
che mormorava piano sullaccampamento.
Molto bene, credo che comprendiate tutti la necessit di muoverci quanto prima. Lesercito
comincer a smobilitarsi non appena caler la notte. I feriti verranno trasferiti sulle navi da guerra e da
trasporto superstiti per precederci lungo la costa. Almeno loro scamperanno al disagio e al pericolo
della marcia. Lartiglieria sar smontata con il favore delle tenebre per poi essere caricata sui carri.
Abbandoneremo laccampamento, non possiamo permetterci il lusso di demolirlo. Lasceremo alcuni
dei nostri morti sulle palizzate per far finta di essere ancora qui. Non inganner a lungo i nemici, ma
forse ci far guadagnare qualche ora. I soldati che adesso stanno bloccando limboccatura della valle
saranno sostituiti al tramonto dalle rimanenti coorti della 14esima, e i Traci del prefetto Catone rimarranno
in posizione, insieme agli arcieri. Accenderanno dei fuochi e vi disporranno altri morti intorno prima di
ritirarsi e unirsi alla marcia della colonna. Con un po di fortuna, saremo a svariate miglia di distanza
prima che il nemico si renda conto della nostra fuga. Dopodich, signori, avr inizio la corsa.
Catone fece un sospiro silenzioso. E che corsa, pens. Lesercito, affamato e infreddolito,
avrebbe dovuto marciare nel ghiaccio e nella neve senza rallentare mai. Chiunque non fosse riuscito a
tenere il passo si sarebbe ritrovato alla merc dei Druidi e dei loro alleati. Lunico premio in palio per
quella corsa era la sopravvivenza e andava ottenuta pagando un terribile prezzo in termini di sofferenza
e pericolo. Se avessero perso, tutti gli uomini presenti in quella tenda e anche gli altri
nellaccampamento sarebbero morti. Catone, per, non si preoccupava troppo per la propria sorte. Che
senso aveva la vita ora che Giulia non era pi al suo fianco? Ai suoi piedi sent aprirsi un abisso pieno
di dolore e fece un passo indietro. Doveva essere forte, per il bene dei suoi uomini, per Macrone e per
suo figlio. Finch la campagna non fosse finita. Solo allora si sarebbe potuto permettere il lusso di
soffrire.
...
.
...
capitolo ventisei.
...
.
...
Mancava ancora qualche ora allalba quando Catone fece rapporto al legato Valente, che si
stava scaldando accanto alle braci di un fuoco acceso nelle retrovie della coorte schierata a difesa della
vallata. Il comandante degli arcieri e i centurioni delle cinque coorti incaricate di tenere a bada i nemici
avevano seguito il suo esempio. Il cielo era rimasto terso per la maggior parte della notte e una timida
mezzaluna sormontava lorizzonte, aggiungendo la sua luce al tenue bagliore delle stelle. I barbari
avevano provato a sfondare la loro linea nel primo pomeriggio e poi di nuovo al tramonto. Ogni volta,
lattacco era stato interrotto da raffiche di giavellotti e frecce, accompagnati dai triboli e dalle
fortificazioni erette alla belle meglio dai legionari. Dopo il secondo tentativo, gli indigeni avevano
inviato dei consistenti gruppi di uomini lungo i pendii della vallata per cercare di aggirare i difensori. I
Romani, per, avevano risposto alla loro mossa e i due schieramenti si erano fatti strada tra gli alti
cumuli di neve fresca per raggiungersi, macchie nere che agitavano spade, lance e scudi su un fondale
bianco. Finalmente la battaglia era cessata ed entrambi gli eserciti avevano ripiegato per la notte,
andando in cerca di tutta la legna possibile per accendere dei fuochi che gli avrebbero permesso di
mangiare e rimanere caldi durante le gelide ore di buio.
Catone e i Corvi Sanguinari erano stati schierati nelle retrovie, pronti a coprire uneventuale
ritirata nel caso in cui la fanteria fosse stata costretta ad abbandonare limboccatura della valle. Per ora,
per, non erano ancora dovuti intervenire e, non appena cal la notte, Catone diede ordine ai suoi
squadroni di sfamare gli animali a turno e rimuovere le selle per farli riposare e al tempo stesso ridurre
al minimo il rischio di piaghe. Grazie alla luce naturale della luna e delle stelle e al fioco bagliore della
neve, non cera alcun modo di tentare degli attacchi a sorpresa e una calma carica di circospezione cal
sulla placida bellezza del paesaggio montano.
Poi, nel cuore della notte, gli astri non furono pi visibili e un sottile velo di nuvole oscur la
faccia della luna, ricoprendo i soldati di una leggerissima pioggia di cristalli di neve. Fu allora che
Valente decise di richiamare i suoi ufficiali per prepararsi a svolgere la parte pi difficile dei suoi
ordini.
Mi hai mandato a chiamare, signore?
Prefetto Catone, bene. Adesso ci siamo tutti. Vieni vicino al fuoco. Fece segno di occupare
un posto tra gli uomini disposti intorno al caldo bagliore emanato dalle braci dorate del fuoco da
campo.
Catone vide Macrone e lo salut con un cenno, mettendosi accanto a lui. Gli indic la sua
gamba e disse: Come va?.
Il centurione aveva ripreso il comando della Quarta Coorte e li aveva guidati verso
limboccatura della valle per dare il cambio agli uomini che lavevano difesa fino al sopraggiungere
delle tenebre.
Ancora un po legnosa, ma me la caver.
Non mi sorprende. Te la cavi sempre. Sei pi tosto di un cavallo.
Un cavallo bello vecchio, forse. Ma non sono ancora pronto per il macello. Neanche per
sogno.
Mi fa piacere sentirtelo dire. Il prefetto sorrise brevemente e poi abbass il tono della voce.
Ti ho fatto preparare un cavallo, nel caso in cui dovesse servirti.
Macrone strinse le labbra e rispose: Grazie. Speriamo che non mi serva, eh?.
Mentre parlavano, Valente scrut attentamente i fuochi sparsi in lontananza nella vallata, a un
miglio dallultima posizione nota dellesercito nemico. Poi guard i suoi ufficiali.
 arrivato il momento di battere in ritirata. Il prefetto Parminio e i suoi arcieri se ne andranno
per primi, seguiti dalle prime coorti di legionari. Lasciate un quarto di miglio tra ogni unit. La Quarta
Coorte sar lultima sezione di fanteria ad abbandonare la posizione, non appena avr ultimato il suo
compito.
Macrone non pot evitare di lanciare unocchiata verso i carri ricoperti di cadaveri a pochi passi
da loro. Non era affatto entusiasta. Eppure, visto che perfino nella morte i suoi commilitoni caduti
potevano essere di aiuto a quelli ancora vivi, rinnov la propria risolutezza per la missione in questione.
Lultimo elemento del piano di Quintato prevede che i Corvi Sanguinari rimangano qui, per
dare al nemico lillusione che stiamo difendendo in forze la nostra posizione. Prefetto Catone, tu e i
tuoi uomini vi ritirerete solo quando il nemico fiuter il nostro piccolo sotterfugio. Non prima. Voglio
che tu ci faccia guadagnare tutto il tempo possibile, prima di unirti alla colonna.
Catone annu con decisione. Puoi contare sui Corvi Sanguinari, signore.
Oserei dire che  proprio per questo motivo che il legato ha scelto te come guida della
retroguardia, Catone. E lo stesso discorso vale per lavanguardia durante lavanzata. Primi a scendere
in campo, ultimi a uscirne. Vi state guadagnando una certa reputazione, eh?
Potr anche essere, signore, ma il trucco sar sopravvivere quanto basta per godersela, la
reputazione.
Il commento del prefetto provoc delle risate pi che gradite da parte degli altri ufficiali e la
tensione per il difficile compito che li attendeva si allent un poco. Catone vide un movimento con la
coda dellocchio e sent qualcosa sfiorargli la guancia. Alzando lo sguardo al cielo, osserv il
turbinante velo di fiocchi di neve adagiarsi sulle montagne. Anche gli altri sollevarono il naso e
rimasero in silenzio, poi Valente toss.
Avete i vostri ordini, signori. Prefetto Parminio, comincia a richiamare i tuoi uomini non
appena sar sicuro farlo. Tenete la testa e la voce basse, e che Fortuna possa marciare al vostro fianco.
Andate!.
La neve cominci a cadere con pi forza, coprendo il terreno circostante, e le luci dei fuochi
nemici divennero dei tenui puntini rossi. Non appena ebbe la certezza che la ritirata non sarebbe stata
scorta, Valente diede lordine agli arcieri e Parminio guid i suoi uomini verso la strada costiera che il
resto dellesercito stava gi seguendo. La Prima Coorte della legione li segu, quando sparirono nella
notte. I soldati, avvolti nei loro mantelli, si issarono i gioghi da marcia sulle spalle e arrancarono
silenziosamente sotto alle sferzate della neve che ricopriva le rocce, gli alberi e il terreno. Il legato
mont a cavallo e se ne and con lultimo distaccamento, lasciandosi dietro la Quarta Coorte e i Corvi
Sanguinari.
Quando anche le figure dei legionari si confusero nelloscurit, Catone si rivolse a Macrone con
unespressione mesta.  il momento di darci da fare.
Non posso dire di essere troppo entusiasta, ammise il centurione. Non  il tipo di commiato
che i ragazzi si aspettavano quando si sono uniti allesercito.
Sono morti, Macrone. Non sapranno mai che i loro corpi sono stati oltraggiati. E poi, se fossi
al loro posto e sapessi che potrei ancora essere daiuto ai miei compagni, ne sarei lieto.
Macrone lo guard dubbioso. Pu darsi.
Inoltre questo trucchetto ha gi funzionato con noi in un altro momento della campagna.
Diamoci sotto. Mander avanti i Traci per far capire al nemico che siamo ancora qui. La Quarta pu
cominciare a muovere i corpi. Non c tempo da perdere, Macrone. Prima finite e meglio . Potrebbe
smettere di nevicare e lultima cosa di cui abbiamo bisogno  che il nemico scopra quello che stiamo
facendo.
S, signore. Macrone annu e and a radunare i suoi uomini per portare a termine gli ordini.
Met coorte rimase con le armi in mano lungo la linea di difesa davanti alla vallata. Gli altri, invece, si
avvicinarono ai veicoli e cominciarono a scaricare i cadaveri. I soldati morti vennero portati vicino ai
fuochi e disposti l intorno, chi seduto e chi in piedi, come se si stessero godendo il calore delle
fiamme. Una volta disposti tutti quanti, il centurione diede lordine di alimentare i fuochi in modo da
farli bruciare anche dopo che i Romani ancora in vita se ne fossero andati. Non appena avesse smesso
di nevicare, infatti, il nemico avrebbe visto chiaramente i corpi accanto al fuoco, ma avrebbero
comunque atteso sino allalba  quando le loro difese sarebbero state visibili  prima di preparare
lattacco. Per allora, per, i Romani avrebbero gi guadagnato diverse miglia di marcia e, cosa ancora
pi importante, non sarebbero rimasti incastrati trai Druidi di Mona e i loro alleati provenienti dalle
montagne.
Catone port i suoi in prima linea, fermandosi a poca distanza dalla zona che avevano riempito
di triboli. La neve fresca aveva ricoperto le rientranze rivelatrici in cui erano stati infilati gli spuntoni di
ferro e ora limmacolata distesa bianca celava con cura il pericolo sottostante, pronto a mutilare
qualsiasi uomo o animale talmente sfortunato da calpestare uno di quei crudeli congegni.
Mirone!.
S signore?.
Il prefetto pens rapidamente a come disporre i cento cavalieri che ancora rimanevano sotto al
suo comando. Voglio uno squadrone su ogni fianco, due per coprire larea centrale e lultimo di
riserva. Non superate questo punto e assicurati che a nessuno dei ragazzi venga in mente di attaccare le
pattuglie nemiche che si avvicinano troppo. Non possiamo permetterci di essere coinvolti in uno
scontro.
S signore.
Mentre aspettava che i suoi ordini fossero eseguiti, tenne docchio il nemico. Di tanto di tanto
intravedeva una sagoma, una delle loro sentinelle che si avvicinava per osservare i Romani, ma che
finiva sempre per tornare indietro. Trascorso qualche minuto, si ritenne soddisfatto perch i nemici non
avrebbero tentato alcun attacco e and in cerca di Macrone. Lo trov a sovrintendere alla collocazione
degli ultimi cadaveri attorno a un fuoco. Non era un compito facile. Alcuni corpi si erano irrigiditi e
potevano essere lasciati tutti ricurvi vicino alle fiamme, ma altri dovevano essere appoggiati a qualcosa
per farli stare in piedi oppure venivano sdraiati al suolo avvolti nei mantelli, come se stessero cercando
di preservare il proprio calore corporeo. Era uno spettacolo inquietante. I loro volti, alcuni sfregiati
dalle ferite, venivano illuminati dalle calde lingue rosse che ne risaltavano le mascelle penzolanti e gli
occhi vuoti e ormai ciechi. Se fossero stati ancora vivi, si sarebbero radunati intorno a un fuoco come
quello e avrebbero condiviso gli otri di pelle pieni di vino, qualche battuta e molto cameratismo. Ora,
per, i loro corpi immobili e silenziosi sembravano quasi deridere lidea dellesistenza palpitante che
un tempo avevano avuto nellesercito. Tutti i loro ricordi, le esperienze e le ambizioni: perduti.
Macrone cinse le spalle dellultimo cadavere con un mantello e si alz per esaminare il suo
operato. Diede una pacca leggera alla sua testa e si gir con unaria triste, notando Catone.
Abbiamo finito, signore. Sono tutti in posizione.
Ottimo lavoro, Macrone.
Continuo a non essere felice di averlo fatto, per quanto ne capisca la necessit. Questi ragazzi
si meritano un funerale degno di questo nome.
Verranno adeguatamente onorati non appena raggiungeremo Deva. Te lo prometto.
Il centurione ridacchi. Vuoi dire se raggiungeremo Deva?.
Catone inclin la testa. Ma come, Macrone? Hai gi perso le speranze? Non hai nemmeno
iniziato a infierire sul nemico. Sar un segno dellet.
Macrone si accigli. A tal proposito, con tutto il dovuto rispetto, signore, ti chiedo
cortesemente di andartene a fare in culo.
Il prefetto scoppi a ridere. Cos va meglio! Siamo tutti troppo tristi e scoraggiati
ultimamente....
Poi mut di espressione e serr la mascella con forza prima di riprendere il controllo sul dolore
che ancora una volta stava minacciando di sopraffarlo. Sapeva di non potersi permettere di cedere alla
sua tragedia personale. Non ora che le vite dei suoi uomini dipendevano dal fatto che tutti i suoi sforzi
fossero concentrati alladempimento del suo dovere. Avrebbe avuto tutto il tempo del mondo per
rimuginare sulla morte di Giulia, dopo. Se poi non fosse sopravvissuto alle sfide dei giorni seguenti,
tanto meglio. Si sarebbe risparmiato la terribile angoscia di aver perso la sua bellissima moglie e si
sarebbero riuniti allombra degli alberi che li attendevano nellaldil. Fece del suo meglio per
accantonare il ricordo di Giulia e respir a pieni polmoni finch non torn ad assumere unespressione
seria.
Devi portare i tuoi uomini lontano da qui, centurione.
E i carri, signore?.
Il prefetto osserv i veicoli e la neve che ne stava ricoprendo le ruote. I muli erano ancora
imbrigliati e con il capo chino e i fiocchi bianchi si posavano leggermente sul loro manto prima di
sciogliersi immediatamente.
Lasciateli qui. Ci rallenteranno e basta.
E i muli?.
Quella era tutta unaltra faccenda. I muli erano preziosi e non dovevano assolutamente finire
nelle mani del nemico. In altre circostanze gli avrebbe ordinato di ucciderli tutti, ma sarebbero potuti
servire ancora allesercito. Sbrigliateli e portateli con voi. Possono trasportare gli equipaggiamenti, o i
feriti. E se dovesse servire, fungeranno da ottimi pasti semoventi.
S signore. Macrone fece una smorfia. Non  la mia prima scelta in fatto di carne.
Visto quello che ci aspetta, dubito che sar la cosa peggiore che mangeremo. Adesso va,
Macrone. E mi raccomando, prendi il cavallo che ti ho fatto preparare.
Si strinsero gli avambracci e il centurione disse: Non correre rischi inutili, mi hai capito?
Ce la caveremo. I cavalli sono freschi e riusciremo a tenerci alla larga dal nemico. Tu
assicurati di essere pronto a girarti e darci manforte quando ci uniremo alla colonna.
Lascia fare a me. Buona fortuna, signore.
Il centurione allent la presa e si scambiarono un ultimo saluto prima di dire alla sua coorte di
mettersi in formazione. I legionari avanzarono con la neve ai polpacci per prendere posizione e non
appena furono pronti, Macrone diede lordine di avanzare. Catone vide il suo amico salire sul cavallo e
andare al trotto davanti alla coorte per guidare i suoi uomini sotto la neve che cadeva dal cielo notturno.
Sparirono di l a poco, lasciando le difese romane a Catone, ai Traci e ai morti. Questi assomigliavano a
delle statue, pens il prefetto, osservando la neve che stava pian piano ricoprendo i loro fianchi e il
capo, ora che non cera pi calore corporeo che potesse scioglierla. Sarebbero stati coperti
completamente entro lalba se non avesse smesso di nevicare. Collinette indefinite nel paesaggio
invernale, in attesa di essere scoperte dal nemico.
Il prefetto accanton quellimmagine morbosa e si avvi verso Mirone e lo squadrone di
riserva, con lo stendardo dei Corvi Sanguinari, al centro della linea difensiva. Gli uomini facevano su e
gi per evitare di far congelare i piedi e si alitavano sulle mani. Le loro cavalcature erano immobili e
avevano chinato il capo per ripararsi dalla leggera brezza che scendeva dalle montagne e spirava in
tutta la valle.
Catone fece un cenno a Mirone, che ricambi e poi disse: Per quanto rimarremo qui, signore?
Quanto serve per dare a Valente e agli altri il tempo di raggiungere la colonna principale. Fino
allalba, comunque.
Mentre parlava, si rese conto che non aveva idea di che ore fossero tanto era esausta la sua
mente. Avrebbe dato la paga di un anno intero per potersi sedere accanto a un fuoco in un tiepido
alloggio di Viroconium, sorseggiando vino caldo. O ancora meglio, per essere a Roma, con Giulia nella
casa di suo padre. La secca pugnalata di agonia che segu quellimmagine inattesa in un attimo spazz
via la stanchezza e il prefetto si schiar la voce.
Meglio assicurarsi che i cavalli siano ben nutriti. Avranno bisogno di tutte le loro forze, pi
tardi. Passa la parola agli altri squadroni.
Mirone annu e confer con i suoi uomini prima di montare sulla sella ed eseguire gli ordini.
Quando se ne and, Catone tir un sospiro di sollievo. Si era stancato della preoccupazione costante del
decurione. Cominci a muoversi avanti e indietro allombra dello stendardo per evitare che gli arti gli
si intorpidissero. La neve aveva gi raggiunto i sette o otto pollici e il prefetto con il suo andirivieni la
sollev fino a creare uno stretto passaggio, trenta passi alla volta. Dopo un po di tempo Mirone torn e
entrambi rimasero in attesa mentre la neve cominciava a cadere in diagonale, spinta dal vento sempre
pi feroce, fino a diventare una tempesta che sibilava nelle orecchie di Catone.
Unora dopo, o gi di l, per quanto potesse stimare, un cavaliere li raggiunse dal fianco destro
sollevando un mare di neve con gli zoccoli della sua cavalcatura.
A rapporto, signore. I nemici si stanno muovendo!.
Cosa stanno facendo?, chiese di scatto il prefetto. Esattamente.
Il soldato deglut e fece un respiro profondo. Abbiamo avvistato un gruppo di guerrieri a piedi
che sta cercando di aggirarci. Il decurione Temistocle ha detto che li pediner finch non ricever altri
ordini.
Catone annu fra s e s. Il momento era dunque giunto. Gli indigeni erano evidentemente
bramosi di liberare limboccatura per attraversarla il prima possibile, dando la possibilit al loro
esercito di muoversi contro Roma alle prime luci dellalba.
Di al decurione di aspettare il segnale della tromba. Quando lo udir, deve ripiegare
immediatamente fino ai fuochi. Va!.
Il cavaliere tir le redini, fece girare il cavallo e part al galoppo in mezzo alla neve. Catone si
rivolse a Mirone e agli altri. Montare!.
I suoi non ebbero bisogno di ulteriori incoraggiamenti per salire in sella e in un batter docchio
lo squadrone fu pronto. Mentre aspettavano, lancia alla mano, il prefetto scrut il terreno davanti a s,
strizzando gli occhi nelle tenebre. Finalmente li vide, una linea di uomini che avanzava nella neve.
Nello stesso momento sent delle urla ovattate alla sua sinistra e diede lordine al trombettiere.
Da il segnale!.
Il trombettiere sollev il corno dottone, mise le labbra sul bocchino e soffi. Dalla bocca dello
strumento fuoriusc una nota sottile e incerta e Catone si rese conto che il freddo aveva screpolato la
bocca delluomo.
Sputa, per lamor di Giove! Sputa, soldato!.
Il sottoposto gir la testa da un lato e sput con trasporto prima di riaffrontare il corno. Questa
volta, quando gonfi le guance e soffi, emise una nota acuta e penetrante. La ripet per tre volte prima
di fare una pausa e poi dare nuovamente il segnale. I guerrieri nemici, udito lallarme, si fermarono
davanti allo squadrone, insicuri sul da farsi. Una voce rabbiosa si lev dalle loro file e queste ripresero
ad avanzare, apparentemente incuranti dei triboli che li avevano sorpresi il giorno precedente.
Corvi Sanguinari!, li chiam Catone. Ripiegare!.
I Traci volsero le spalle al nemico e si diressero al trotto verso le luci dei fuochi, ancora accesi
nella notte. Poco pi avanti, il prefetto scorse altri cavalieri alla sua destra e per un momento temette
che fossero i membri di qualche trib. Quando, per, ne vide linsegna, tir un sospiro di sollievo. Fece
fermare Mirone e i suoi vicino a ci che rimaneva del braciere dove si erano salutati con Macrone. La
fiamma si era sopita e tra le braci e la cenere rimanevano soltanto piccole lingue rosse agitate dal vento.
Tuttintorno, i cadaveri erano quasi completamente ricoperti di neve. Catone attese con impazienza che
il primo squadrone li raggiungesse, poi ne arrivarono altri due: quelli a cui era stato assegnato il settore
centrale delle difese e il fianco sinistro. Gli unici ancora nella tempesta erano Temistocle e il suo
gruppo.
Corvino si avvicin al prefetto con uno sguardo angosciato e gli si ferm accanto. Stanno
cercando di accerchiare il fianco sinistro, signore. Li abbiamo visti non appena ho sentito il segnale.
Vogliono stringerci da entrambi i lati.  logico, rispose Catone. Fu allora che ud altre grida
alla sua destra, seguite dallinconfondibile clangore di armi. Tutti i suoi uomini si voltarono
immediatamente e ci volle un attimo prima che il prefetto si riprendesse e desse lordine di formare una
linea sulla destra. I Corvi Sanguinari si aprirono a ventaglio in tutta fretta, sollevando gli scudi per
proteggere i corpi e rinsaldando la presa sulle lance. I suoni si fecero sempre pi forti e poi Catone vide
il primo cavaliere dello squadrone laterale precipitarsi verso di loro nella neve. Spron il cavallo per
intercettare luomo e not che la sua gamba era stata ferita e che il sangue gli colava dallo stivale, nero
nella notte.
Cos successo?, chiese Catone. Ho dato ordine a Temistocle di non scontrarsi con
nessuno.
Il decurione  morto, rispose il soldato, respirando a fatica, mentre il cavallo sbuffava. Non
li abbiamo persi di vista, ma poi ci hanno colpito da tre lati. Abbiamo perso gran parte degli uomini
prima di capire cosa stesse succedendo. Si guard alle spalle, spaventato. Altri cavalieri emersero
dalle tenebre e Catone gli ordin di radunarsi dietro Trasso.
Si rivolse unultima volta alluomo ferito e gli chiese: Quanti sono?
Non... non lo so, signore. Un centinaio. Forse di pi.
Bene, va nelle retrovie!.
Il prefetto torn al centro della linea e aspett che lultimo dei cavalieri si fosse riunito alla
coorte, poi si sporse in avanti e strizz gli occhi finch non vide il nemico, uomini sparsi che si stavano
lanciando in avanti a piedi. Se avessero raggiunto i fuochi, il loro stratagemma sarebbe stato scoperto in
un attimo. Se fosse riuscito a tenerli a bada con la forza e perfino a respingerli, per, forse avrebbe
ritardato il loro inseguimento fino alle prime luci dellalba. Estrasse la spada e la punt verso i
guerrieri.
Corvi Sanguinari! Avanzare!.
Spron il cavallo ad andare al passo, poi al trotto e infine al galoppo. La distanza tra i cavalieri
e gli indigeni si ridusse vertiginosamente. Un secondo prima dellimpatto, a meno di trenta piedi dal
nemico pi vicino, Catone grid di caricare e i Corvi Sanguinari emisero un grido di battaglia
disordinato, incitando ancora di pi le proprie cavalcature e abbassando le punte delle lance. Dei
fiocchi di neve picchiettarono sul volto del prefetto, che dovette battere le palpebre per liberarsi di quel
fastidio prima di sistemarsi bene sulla sella e tenere la spada in alto sul fianco, pronta per colpire. Gli
indigeni si erano lanciati tutti tronfi allinseguimento di un nemico spezzato, ma ora si trovavano dalla
parte sbagliata e le grida gli morirono in gola quando videro i Corvi Sanguinari. Davanti a Catone cera
un gruppetto di uomini non in formazione e il romano decise di lanciarsi su di loro.
Gli indigeni si sparpagliarono, buttandosi senza troppo ordine nella neve. Uno di loro, pi lento
degli altri, fin direttamente sotto al cavallo e il suo urlo venne smorzato dal peso della bestia che gli
sfondava il petto. Catone fece vibrare un colpo contro lultimo uomo rimastogli davanti e la lama lo fer
sulla schiena e sulla spalla, facendolo finire a terra, in ginocchio. Si gir rapidamente, pronto ad
affrontare quelli che erano scampati alla carica. Due guerrieri rimasero bassi e si levarono di mezzo a
gambe levate mentre lultimo si prepar allo scontro facendo roteare unascia. Il prefetto scart per
ricevere il colpo sullo scudo e si gir sulla sella per ferirlo alla testa. Lavversario, per, reag
velocemente e par a sua volta con lo scudo prima di indietreggiare. La sua attenzione era talmente
concentrata sullufficiale romano che non vide affatto il tracio alle sue spalle che avanzava con la
lancia abbassata. Limpatto lo fece balzare in avanti, gambe allaria, e la punta insanguinata gli perfor
la gola.
La loro carica aveva completamente schiacciato lattacco nemico e i guerrieri indigeni si
stavano riversando nella stessa direzione dalla quale erano venuti, abbandonando perfino le armi pur di
mettersi in salvo dai Corvi Sanguinari. Trasso e il trombettiere erano vicini e Catone li chiam.
Suona la ritirata!.
La nota stridente copr il vento e i suoni sparsi della battaglia e gli ufficiali gridarono ai loro
uomini di fare ritorno ai rispettivi stendardi. Alcuni non ne vollero sapere e fu necessario menzionare
una qualche punizione affinch si convincessero. Presto, comunque, anche lultimo dei nemici spar,
eccezion fatta per tutti quelli che erano periti nella carica, e i Corvi ripresero posizione sotto le insegne.
Temistocle e buona parte del suo squadrone mancavano allappello e Catone prese personalmente sotto
il suo comando i sopravvissuti. Non appena si furono sistemati nei ranghi, si volt verso la costa e fece
cenno di avanzare.
Ormai poteva vedere anche il paesaggio in lontananza e distinguere sempre pi dettagli e pens
che non poteva mancare troppo allalba. Lanci unultima occhiata ai fuochi e alle sagome immobili
dei morti e preg Fortuna che il nemico ci mettesse un po per riprendersi dal loro assalto e che fosse
rallentato ulteriormente dalla vista dei soldati romani in posizione. Quanto bastava, insomma, affinch i
Corvi Sanguinari riuscissero a guadagnare un vantaggio sufficiente prima di essere bloccati dai
guerrieri che sarebbero presto sbarcati da Mona.
Quando il cielo si rischiar, anche la neve si plac, finch rimasero solamente dei fiocchi
leggeri come la polvere che danzavano nella brezza. Catone e i suoi chinarono la testa tra le pieghe dei
mantelli con cappuccio. Alla loro sinistra si profil lampio perimetro dellaccampamento romano,
esteso su diverse altimetrie. Anche l erano stati accesi dei grandi fuochi che ancora bruciavano e il
fumo si librava in direzione del vento, dando limpressione che i Romani non se ne fossero mai andati.
Lungo le palizzate e nelle torri erano stati usati altri soldati morti e leffetto era davvero convincente,
pens Catone, sperando che potesse ingannare il nemico ancora per un po.
Condusse i suoi uomini verso il mare grigio e increspato dalle onde che si infrangevano contro
la costa rocciosa con un sordo ruggito ritmico. Si imbatterono nella strada presa dal resto dellesercito
quasi per caso. La neve aveva coperto le tracce di migliaia di stivali, zoccoli e ruote di carro, ma la
superficie irregolare era quasi visibile e Catone riusc a seguirla senza troppe difficolt, facendo
curvare la colonna e aumentando il passo dei Corvi Sanguinari a un trotto costante. La neve che i
cavalli sollevavano sembrava una nuvola posata sul suolo e lassenza del solito rimbombo impetuoso
degli animali in corsa aument a dismisura la sensazione di irrealt provata dal prefetto. Nonostante il
gravissimo pericolo che lui e i suoi commilitoni stavano affrontando, e il freddo che annichiliva persino
lanima, i suoi pensieri tornarono inevitabilmente a Giulia.
La sua morte gli sembrava ancora un fatto inconcepibile. Gli di le avevano fatto dono di una
vivacit innata che lo aveva colpito sin dal primo momento in cui laveva vista. Sicura di s, aveva
intrapreso tutte le sfide che avevano dovuto affrontare insieme con il coraggio e la resistenza di un
veterano navigato: dallassedio di Palmira al naufragio al largo di Creta e la sua conseguente cattura e
umiliazione da parte di Aiace e dei suoi schiavi ribelli. Per un momento, oscillando dolcemente sulla
sella, richiam alla memoria il suo volto. La mascella leggermente squadrata, il piccolo naso, gli occhi
grigi e le sopracciglia scure che si inarcavano di tanto in tanto quando voleva prendersi dolcemente
gioco di lui. E ancora i capelli castani che dallattaccatura a V ricadevano fluenti lungo le spalle. Si rese
conto di quanto le mancasse, fisicamente ed emotivamente. Era magra, con seni che poteva facilmente
tenere tra le mani e un ventre piatto che conduceva al ciuffo scuro dei suoi peli pubici, la cui visione
non mancava mai di accendergli un fuoco nei lombi. Le curve delicate delle sue natiche erano lisce e
senza imperfezioni e le gambe, leggermente corte rispetto al busto, erano una delle tante eccezioni
allideale comune di donna affascinante che avevano portato il prefetto a definirla, difatti, perfetta. Il
suo cuore soffriva in maniera intollerabile al pensiero che la sua amata non respirasse pi e che non
avrebbe mai pi sentito il suo calore accanto a s. Era come gli altri, quelli che avevano abbandonato ai
nemici, morta e fredda. Ma laddove loro sarebbero stati abbandonati alle leggi dellinesorabile
decomposizione, a Giulia, almeno, avrebbero evitato la stessa fine, quando il suo corpo sarebbe stato
cremato. Lidea che la sua bellezza si sarebbe ridotta a una pelle avvizzita sopra ossa, muscoli e organi
rinsecchiti gli diede il voltastomaco.
Apr gli occhi di soprassalto e si infuri con se stesso quando vide che aveva deviato di qualche
passo nella neve. Un colpo di redini e la cavalcatura torn subito sul sentiero, mentre lui si ripeteva con
fermezza che doveva accettare la morte di Giulia. Sapeva che lei avrebbe voluto che lui continuasse a
vivere, tentando di essere felice. Ma Catone sapeva anche che, quanto era vero che il sole sorgeva ogni
mattina, lui avrebbe tenuto lo sguardo fisso sul tempo che aveva condiviso con lei e che il presente e il
futuro sarebbero per sempre stati perseguitati dal suo ricordo. Tutti i giorni di primavera, i fiori in
boccio, il bagliore di giada delle nuove foglie e il profumo inebriante di una nuova vita non gli
avrebbero pi rinfrancato lanimo come un tempo. Sarebbe vissuto in un perenne inverno dellanima e
un manto bianco come le ossa e freddo come il ghiaccio avrebbe per sempre ricoperto la sua vita,
squassata da un vento formato da tutti i sospiri di ogni gioia perduta e, adesso, a lui negata. E nulla
avrebbe mai potuto cambiarlo.
Signore!.
Catone sussult di nuovo e batt forte le palpebre. Mirone era giunto accanto a lui e stava
allungando il collo per indicargli il terreno davanti a loro. A un miglio di distanza, nel paesaggio
invernale, era possibile distinguere la coda della colonna romana. I veicoli erano inframmezzati da
unit di fanteria, alcune delle quali stavano armeggiando con le ruote per far procedere i carri che si
erano incastrati o che non riuscivano a superare la ripida salita. La cavalleria formava un lungo
picchetto dal lato dellentroterra mentre la costa li proteggeva dallaltro. Pi in l, era possibile vedere
dei cavalieri che esploravano la strada ancora da battere. Catone strizz gli occhi per osservare ancora
oltre, verso oriente, dove ci sarebbe stata la salvezza dellesercito. Eppure, nel suo cuore, sentiva di
essere gi morto. Non stava facendo altro che osservare le migliaia di uomini che avrebbero presto
condiviso nella realt il suo stesso fato.
Continua a farli avanzare, disse a Mirone prima di farsi da parte e osservare il sentiero che
avevano appena percorso. La coorte aveva creato un passaggio visibile nella neve e finch il cielo non
si fosse rannuvolato di nuovo, sarebbe stato molto semplice seguirli, come se ci fosse un dito che
puntava direttamente allesercito romano in ritirata. I nemici avrebbero individuato quel passaggio
molto presto e si sarebbero lanciati selvaggiamente allinseguimento della loro preda, decisi a scovarla
e a farla a pezzi.
...
.
...
capitolo ventisette.
...
.
...
Per i primi due giorni, dei nemici non ci fu quasi traccia, sebbene i loro esploratori fossero
entrati in contatto con i Romani gi dal crepuscolo della grande ritirata. I cavalieri indigeni erano stati
avvistati in lontananza, a pi di due miglia dalle retrovie. Visto che avevano trovato lesercito in fuga,
si erano lanciati allinseguimento, fermandosi per quando Catone e i Corvi Sanguinari si erano girati
per affrontarli. Non avevano tentato in alcun modo di attaccare la colonna e si erano limitati a scalare le
colline sul fianco e studiarli, mantenendo il passo, cosa niente affatto complicata per i guerrieri indigeni
considerati i cumuli di neve che rallentavano lavanzata romana. Ogni volta che ne incontravano uno, i
veicoli venivano fermati e i soldati tiravano fuori gli strumenti da scavo per aprirsi un varco. Come se
ci non bastasse, il passaggio di piedi e ruote compattava la neve e la trasformava in strati di ghiaccio
che causavano non pochi problemi a quelli che seguivano. Perlomeno, pensava Catone con un pizzico
di gioia, anche i Druidi e i loro seguaci avrebbero dovuto sopportare le stesse condizioni, per quanto
non fossero rallentati dai carri e dai veicoli come invece lo erano i Romani.
Il legato Quintato guid i suoi uomini il pi a lungo possibile prima di dare lordine di fermarsi
per la notte. Visto il vantaggio accumulato dallesercito, valut che gli indigeni non sarebbero mai
riusciti a raggiungerli prima di un altro giorno. Per questo motivo, non fu eretto alcun accampamento
per proteggersi dai nemici e i soldati approntarono un perimetro difensivo fatto di assi chiodate messe
una accanto allaltra per erigere una barricata. Non appena avesse albeggiato, avrebbero potuto
smontarle facilmente e riporle sui carri o sui muli. Quando le tende furono piantate a terra, tutti gli
uomini fuori servizio vi saltarono dentro per ripararsi il pi possibile dal vento e dal freddo, masticando
sconsolatamente le loro esigue razioni.
I romani della retroguardia, invece, non furono cos fortunati. Quintato aveva ordinato ai Corvi
Sanguinari di rimanere di guardia e lo squadrone di Catone riusc a riposare solamente per mezza
nottata. La coorte di Macrone venne assegnata ancora una volta al piccolo distaccamento del prefetto,
con il compito di fare da colonna portante per uneventuale resistenza volta a tenere a bada il nemico.
Perlomeno i legionari non dovevano sopportare la durezza del compito di fare la sentinella in una
gelida notte dinverno. Quando la guardia cambi, Catone usc al galoppo con una piccola scorta,
aprendosi con cautela un passaggio lungo il sentiero che avevano appena percorso per qualche miglio.
Se gli esploratori nemici stavano ancora sorvegliando la colonna romana, non fecero alcun tentativo di
bloccarle la strada o di sfidarla. Giunto sulla cima di una collina, il prefetto intravide i fuochi
dellaccampamento indigeno, a quasi otto miglia dalla colonna romana. Meno di una giornata di marcia
e molto pi vicini di quanto si aspettasse, considerati i loro stratagemmi per rallentarli.
Lesercito lev le tende e riprese la marcia non appena albeggi. Per la prima volta da giorni, il
sole brillava nel cielo terso, sebbene non riuscisse a riscaldare il paesaggio invernale: le montagne e le
colline, infatti, gettavano lunghe ombre sulla neve. Le razioni erano state dimezzate la mattina
precedente e gi verso la fine del secondo giorno si erano fatti sentire i morsi della fame. Spossati dalle
lunghe ore di marcia, gli uomini avevano sviluppato un appetito feroce che per andava soddisfatto con
una misera porzione di orzo e carne essiccata.
Nel pomeriggio i cavalieri nemici che seguivano lesercito si erano moltiplicati e quando la
colonna si ferm, poco prima del crepuscolo, lavanguardia di Catone fece rapporto circa un grosso
dispiegamento di forze indigene a piedi a meno di quattro miglia di distanza. Prima che le ultime luci
del giorno sparissero, fecero la loro comparsa allorizzonte, stagliandosi sullo sfondo del bagliore
vermiglio del tramonto. Rimasero in silenzio per un po e poi si ritirarono. Questa volta Quintato decise
di circondare laccampamento con un fossato e un terrapieno e gli uomini dovettero lavorare nella notte
per rompere a fatica il terreno ghiacciato prima che il loro comandante si ritenesse soddisfatto.
Nubi sottili solcavano il cielo stellato e gli ufficiali, esausti, al primo cambio della guardia
trascinarono i piedi verso la tenda del quartier generale. Catone e Macrone fecero un ultimo giro delle
sentinelle disposte fuori dallaccampamento e arrivarono per ultimi. Quando furono tutti riuniti, il
legato Quintato si schiar la voce e toss, scrutando con lentezza i volti dei suoi subordinati prima di
cominciare la riunione serale.
Signori, la situazione  diventata alquanto seria ora che i nemici incombono su di noi.
Possiamo presumere che cercheranno di attaccarci domani mattina e per quanto possa essere allettante
fare dietrofront e dargli una bella batosta, cos non faremmo altro che rallentarci e fare loro un favore.
Ormai avranno intuito che siamo a corto di razioni e pi ci terranno tra queste montagne, pi
diventeremo deboli e facili da sconfiggere. Dobbiamo continuare ad avanzare. Anche questa sar una
sfida sempre pi ardua per colpa del clima e della riduzione delle razioni. Da domani ne avremo solo
un quarto.
Macrone brontol al suono di quelle parole, cos come fecero anche altri ufficiali. Il legato,
per, li ignor e prosegu. Non abbiamo altra scelta. Un quarto di razione ogni sera ci permetter di
continuare per altri due giorni. Dopodich, marceremo a stomaco vuoto finch non verremo riforniti. Ci
stiamo lavorando. Ieri ho dato al tribuno Glabro e a uno squadrone di cavalieri daci il compito di
organizzare un convoglio di rifornimenti a Deva e di portarlo a noi lungo il percorso costiero. Nella
migliore delle ipotesi ci vorranno quattro giorni prima di incontrarli, il che significa che i nostro uomini
resteranno affamati per due giorni.
Affamati?, mormor il centurione. Moriranno di fame, vorr dire. Con questo freddo, la
mancanza di cibo si far sentire ancora di pi.
S, concord Catone.
Ci devessere unalternativa.
C. Il prefetto fece un passo avanti e alz una mano. Signore, posso parlare?
Cosa c, prefetto?
Non dureremo a lungo con questo clima, se non mettiamo qualcosa sotto i denti. Credo sia
arrivato il momento di macellare dei muli. Quanto basta per sfamarci in questi giorni e forse perfino per
farci arrivare allincontro con Glabro e il suo convoglio.
E quali muli vorresti macellare? Solo gli di sanno quanti pochi ne abbiamo.
Quelli che trainano i veicoli dellartiglieria.
Per sfamare gli uomini che poi prenderanno a loro volta le briglie per rimpiazzarli?.
Catone fece di no con la testa. Non  quello che ho in mente, signore. La mia proposta  di
abbandonare lartiglieria.
Quintato sollev un sopracciglio. Lasciare le baliste e le catapulte alla merc del nemico? Sei
impazzito? Roma non me lo perdonerebbe mai.
Con tutto il dovuto rispetto, signore. Roma potrebbe essere ancor meno comprensiva se
tentassimo di salvare lartiglieria a scapito dellintera colonna.
Era una dichiarazione audace e gli altri ufficiali non riuscirono a celare le loro espressioni
sorprese, muovendo lo sguardo da Catone al loro comandante per vedere come questi avrebbe reagito.
Quintato condivideva la loro costernazione, ma il prefetto continu a parlare prima che potesse
controbattere. Non lasceremo che il nemico catturi le nostre armi. Le bruceremo tutte... ma solo dopo
aver dato loro un assaggio di cosa significa trovarsi dal lato sbagliato di una balista.
Il legato lo osserv pensoso, indeciso se redarguire il sottoposto o ascoltare il suo piano. Alla
fine, fece schioccare la lingua e annu. Sentiamo un po.
Gli indigeni avanzarono a tutta velocit verso la cima della collina proprio quando lultima
coorte della 20esima Legione stava marciando fuori dallaccampamento, proprio dietro i carri con le
vettovaglie. I terrapieni erano stati riversati in tutta furia nel fossato per negare al nemico qualsiasi tipo
di riparo e il perimetro della fortificazione aveva lasciato una traccia scura di terra smossa nel bianco
paesaggio invernale.
Solamente la retroguardia, disposta in una fila sottile lungo il percorso preso dalla colonna la
sera precedente, era rimasta a sfidare il nemico. Catone aveva invertito il solito schieramento
disponendo i Traci al centro e la fanteria ausiliaria, insieme ai legionari di Macrone, su entrambi i lati. I
cavalieri erano dispiegati a ranghi serrati, lasciando tra ogni cavallo il minor spazio possibile per celare
le baliste alle loro spalle. Avevano ammassato della neve contro i sostegni per nasconderli al nemico e
ogni arma aveva alla base foraggio secco e bitume, pronti per essere bruciati. I legionari incaricati di
adoperare lartiglieria aspettavano gli ordini con ceste di vimini contenenti gli ultimi dardi dellesercito.
A una decina di passi dalla linea di combattimento erano stati accesi quattro bracieri e degli esili fili di
fumo vorticavano nellaria pungente dellalba, prima che la brezza li diradasse. Tra i ranghi romani, gli
uomini quando respiravano emettevano nuvolette di vapore, mentre dalle narici dei cavalli
fuoriuscivano veri e propri pennacchi di condensa.
Sono proprio rumorosi questi bastardi, eh?, comment Macrone prima di infilarsi lelmo sulla
calotta imbottita e allacciarlo saldamente sotto al mento.
Sul crinale i Druidi camminavano davanti allorda indigena con le braccia alzate, cercando di
esaltarla e infervorarla per la battaglia. Non era la prima volta che vedeva quella scena, eppure Catone
prov lo stesso un brivido lungo la schiena, ascoltando il baccano terrificante che si levava dai fitti
ranghi nemici. Deglut a fatica e fece del suo meglio per sembrare imperturbabile davanti a Macrone e
agli altri uomini.
Spero che la nostra piccola sorpresa intacchi la loro tracotanza.
Intacchi? Fanculo. Voglio che gli buchi quella cazzo di tracotanza. E gi che ci siamo, pure il
cuore.
Il prefetto non riusc a trattenere un sorrisetto sardonico. Anche di fronte a una battaglia
imminente, lamico non sembrava mai perdere la compostezza. Poi si fece serio non appena ricord
limpetuosit di Macrone quando gli andava il sangue alla testa. Non dimenticare che  solo una
tattica dilatoria. Il nostro scopo  assestargli un bel colpo e farli fermare a riflettere mentre ci ritiriamo
in buone condizioni.
Dipender solo dal nemico, signore. Potrebbero volersi battere comunque, nonostante i nostri
piani.  una di quelle lezioni che lesercito ti insegna da subito: lavversario non sempre rispetta i tuoi
piani.
Bene, grazie per questa perla di saggezza.
Non serve che ti irriti, signore. Era tanto per dire. E comunque, non appena vedranno le baliste
in fumo, potrebbero ritrovare il coraggio di caricarci nuovamente.
 vero, concesse Catone. Ed  per questo che ho dato ordine ai miei di portare dei triboli.
Accenn al tracio pi vicino, il quale teneva una borsa di pelle appesa alla sella. Li
spargeranno sul terreno dietro alle armi, quando ci ritireremo. Se gli indigeni dovessero ritrovare il
coraggio per attaccarci, avranno subito un nuovo motivo per ripensarci.
Macrone strinse le labbra e guard il suo amico con ammirazione. A quanto pare hai pensato a
tutto.
Non credo proprio. Ma faccio del mio meglio per coprire tutte le possibilit che posso. Mi
aiuta a rimanere in vita.
Il che  sempre una cosa positiva....
Direi.
I Druidi avevano finito di eccitare i loro seguaci e dalla cima della collina risuonarono i loro
raglianti corni da guerra. Un attimo dopo, i guerrieri si riversarono lungo la discesa verso la sottile fila
di Romani che li aspettava. Laria si riemp di grida di battaglia, invocazioni ai loro di e insulti lanciati
a coloro i quali avevano avuto la temerariet di invadere quelle terre montane. Catone osserv il suo
distaccamento e not con soddisfazione che gli uomini sotto al suo comando non accennavano a
reagire, bens rimanevano immobili a guardare in silenzio. Un silenzio altrettanto intimidatorio quanto
il rumoroso fragore della corsa dei Celti, decisamente eloquente circa la loro dura disciplina e
laddestramento spietato.
Ci vediamo dopo, signore.
Ci conto.
Si scambiarono un saluto e Macrone cammin a grandi passi verso la coorte sul fianco destro,
celando come meglio pot il fastidio alla gamba. Catone mont a cavallo non senza difficolt dati la
stanchezza e il peso della cotta di maglia e dellequipaggiamento. Una volta sistematosi, rinsald la
presa sulle redini e port la cavalcatura al centro della linea, mettendosi dietro alle baliste nascoste.
Fece un cenno al centurione al comando della batteria e questi si port una mano alla bocca.
Squadra balista... caricare!.
I legionari in attesa vicino ai verricelli tirarono di peso i bracci, producendo negli ingranaggi un
clangore costante che rallent allaumentare della tensione e cess del tutto quando le corde, dure come
pezzi di ferro, vennero bloccate dal meccanismo di rilascio. Infine, i dardi presi dalle ceste di munizioni
furono adagiati con cura nella scanalatura lungo la trave posta tra gli spessi tensori che aumentavano la
potenza dei bracci. Il rumore degli ingranaggi si perse tra il boato dei guerrieri lanciati alla carica e
Catone non not alcun segno di rallentamento o esitazione negli uomini che si stavano scapicollando
lungo la collina, a mezzo miglio di distanza.
Mentre si avvicinavano, cominciarono a cadere i primi fiocchi di neve della giornata,
staccandosi da un cielo scuro. Tanto meglio, pens Catone. Le intemperie avrebbero ridotto la visibilit
dei nemici, che non avrebbero scoperto il loro stratagemma se non quando fossero arrivati a tiro delle
armi romane, e allora sarebbe stato troppo tardi per interrompere la carica. Era tutta una questione di
tempismo. Se il prefetto avesse dato lordine troppo presto, i Corvi Sanguinari avrebbero rivelato
limboscata prematuramente e i Druidi avrebbero avuto il tempo di richiamare a s tutti i guerrieri,
tranne quelli pi caparbi. Se lo avesse dato troppo tardi, invece, le squadre incaricate di manovrare le
baliste avrebbero avuto la possibilit di scagliare solo qualche colpo prima che lorda si scontrasse con
la linea romana e la distruggesse. Attese pi che pot, poi grid lordine.
Corvi Sanguinari! Dietro le baliste!.
Un cavaliere s e uno no avanzarono per permettere ai loro commilitoni di voltarsi, prima di
voltarsi a loro volta, e infilarsi tra le armi dassalto per riprendere la formazione e attendere nuovi
ordini. Ora che i loro bersagli erano chiaramente visibili, gli uomini dellartiglieria aggiustarono
repentinamente i pioli delevazione e la mira e si fecero indietro, lasciando che i capi di ogni squadra
prendessero posto davanti ai blocchi di rilascio. Il nemico scopr finalmente la natura della minaccia
che lo aspettava. I guerrieri in prima fila rallentarono il passo e crearono confusione, visto che chi gli
veniva dietro and a sbattere inconsapevolmente contro di loro. Catone alz una mano e diede un altro
ordine.
Artiglieria! Prepararsi a far fuoco!.
I soldati lo guardarono nervosamente e il prefetto not con piacere che la ferrea disciplina
dellesercito romano impediva loro di fare una mossa avventata, lanciando un dardo prima del tempo.
Rilasciare!.
I legionari tirarono con forza la leva di rilascio e i bracci scattarono in avanti, andando a
sbattere contro lincastellatura protettiva in pelle. Gli strali si sollevarono dalla scanalatura e
vorticarono ferocemente verso il nemico, seguendo una parabola molto corta prima di sparire tra le loro
file. Limpatto dei primi colpi stup e terrorizz Catone. Potevano contare su circa cinquanta baliste. Le
altre  quelle che avevano bisogno di essere riparate  erano gi state smantellate e bruciate
nellaccampamento. La raffica discese sui guerrieri come un sottile velo e sembr che gli indigeni si
fossero improvvisamente imbattuti in un muro invisibile. A dozzine vennero trafitti e scagliati nella
massa alle loro spalle e in certi punti era come se una grande bestia si fosse aperta un passaggio nei loro
ranghi, stroncandone le vite senza alcuna piet. Le selvagge grida di pochi attimi prima morirono nelle
loro gole e si cerc di fermare lassalto, ma i guerrieri nelle retrovie continuavano ad avanzare,
gettando nel caos le file nemiche.
Catone li osserv con uno sguardo soddisfatto e serissimo prima di voltarsi verso il centurione a
comando della batteria e dire: Fuoco a volont!.
Le squadre si mossero il pi velocemente possibile, riempiendo laria del clangore degli
ingranaggi e dellurto improvviso dei bracci contro le protezioni in pelle. Una pioggia quasi continua di
colpi sferzava le file serratissime di nemici bloccati sul declivio, tingendo di rosso la neve ai loro piedi,
vermiglia come dei papaveri, pens Catone. La prima linea si era gi riempita di corpi, alcuni dei quali
ancora si contorcevano, e man mano che proseguiva lattacco, altri seguivano il loro destino, abbattuti
dallartiglieria romana. Un druido avanz di qualche passo e si volt per esortare i propri seguaci,
agitando le braccia freneticamente e puntando una lancia contro il nemico. Un attimo dopo venne
colpito direttamente alla schiena e fece un volo di diversi passi prima di accasciarsi davanti ai propri
uomini. Dalle loro bocche si lev un gemito che si diffuse tra la moltitudine e il prefetto vide che alcuni
presero a indietreggiare, risalendo il declivio. In un primo momento sembrarono incerti, ma poi
cominciarono a correre man mano che si allontanavano dai loro compagni ancora intenti ad avanzare
malgrado lo sbarramento romano. Altri ancora si girarono per fuggire e fu solo questione di tempo
prima che la determinazione dellintero gruppo non fosse piegata del tutto cos cominciarono a tornare
da dove erano venuti, abbandonando centinaia di compagni feriti nella neve insanguinata.
Cessare il fuoco!, grid Catone. Cessare il fuoco!.
A una a una le baliste tacquero e rimasero immobili. Il prefetto si rivolse alla sua coorte: Corvi
Sanguinari, in prima linea! Mettersi in riga e prepararsi ad avanzare!.
I Traci scattarono in avanti passando tra le armi e si spinsero a vicenda per prendere posizione.
Non appena furono pronti, Catone sguain la spada e la punt verso il nemico in fuga. Avanzare!.
Gli uomini spronarono gli animali e il movimento degli zoccoli nella neve fresca fece tintinnare
i loro equipaggiamenti. Laria fredda si stava riempiendo sempre pi di fiocchi bianchi che si
mischiavano con il fiato degli uomini e delle loro cavalcature. Il prefetto diede lordine di andare al
trotto e la linea si fece leggermente frastagliata, visto che i Traci non riuscivano a far correre i propri
cavalli alla stessa velocit. Davanti a loro giacevano i corpi dei nemici, sparsi sul terreno tra gli strali
che ne fuoriuscivano con le pi varie angolazioni. I Corvi Sanguinari rallentarono per farsi strada
usando le lance per finire chiunque fosse ancora in vita. Una volta tornati in campo aperto, spronarono
nuovamente gli animali e nelle ultime cinquanta iarde Catone fece un bel respiro e ordin a pieni
polmoni di caricare, facendo partire al galoppo i suoi uomini. Raggiunsero le loro prede ed ebbe inizio
il massacro: la cavalleria, con uno slancio quasi selvaggio, infilzava con le lance a destra e a manca,
impalando un uomo dietro laltro.
Catone fece del suo meglio per rimanere alla testa dei suoi uomini e vibr la spada,
condividendo la loro feroce euforia mentre frantumavano la voglia di combattere dei guerrieri e li
respingevano. Raggiunsero la cima della collina senza che se ne accorgesse e l, sul crinale, tir le
redini e alz lo sguardo, sbigottito. Oltre la collina, a meno di un miglio di distanza, stava marciando il
resto dellesercito nemico. Non erano disposti in colonna come facevano i Romani, ma avanzavano in
ampi gruppi di uomini, principalmente a piedi. La maggior parte di loro camminava sotto il peso di
tracolle piene, sicuramente cariche delle loro razioni da marcia, pens Catone, amareggiato e con lo
stomaco dolente per la fame. Il resto dello squadrone si ferm accanto a lui e gli indigeni ancora in vita
si precipitarono lungo laltro versante della collina. Era la prima volta che il prefetto vedeva lesercito
guidato dai Druidi nella sua interezza. Stim che sotto ai suoi occhi vi fossero almeno quindicimila
uomini, mentre altri emergevano a poco a poco dalla neve che continuava a cadere. Pi che sufficienti
per inseguire e distruggere Quintato, insieme ai suoi uomini esausti e affamati.
Trasso port il proprio cavallo accanto al suo comandante ed emise un fischio di sorpresa non
appena vide lorda degli indigeni. Merda... Siamo in grossi guai, signore.
Grazie per la tua valutazione strategica, soldato, comment Catone. Osserv la scena ancora
per un momento prima di tirare le redini e far girare Annibale. Abbiamo fatto tutto quello che
potevamo. Andiamocene... Corvi Sanguinari! Ripiegare!.
I Traci fecero dietrofront e si disposero in una colonna di quattro uomini a fila. Il prefetto li
condusse lungo la collina, evitando i nemici caduti, per raggiungere i legionari in attesa. Macrone lo
accolse con unespressione di cordiale piacere, sfregandosi energicamente le mani.
Ottimo lavoro! I ragazzi alle baliste gli hanno dato una bella bastonata. Adesso s che abbiamo
scalfito la loro fiducia.
Proprio cos. Catone si gir sulla sella e indic il centurione al comando della batteria.
Dategli fuoco. Assicuratevi di bruciarle per bene per non lasciare nulla al nemico e poi riporta i tuoi
uomini alla colonna principale. Macrone, lo stesso vale per te. Non c pi niente da fare qui.
Muoviamoci.
S signore, rispose bruscamente il veterano e si diresse verso la sua sezione, ordinando alla
Quarta Coorte di formare una linea di marcia. Le squadre delle baliste si precipitarono ai bracieri per
accendere dei rami e tornarono alle armi per dare fuoco a piccole fascine, aggiungendo poi altro
combustibile alle giovani fiamme. Il bitume fece fumo prima di prendere fuoco e in un batter docchio
le prime armi furono ricoperte da lingue rossastre, rilasciando nellaria una caligine scura e acre. Non
appena fu appiccato anche lultimo incendio, il centurione diede lordine agli uomini di ritirarsi e
cominci a muoversi insieme alla coorte di Macrone, in direzione dellesercito.
Catone aspett un momento per assicurarsi che nessuna delle baliste fosse scampata al fuoco e
poi si rivolse al decurione Mirone.
Cominciate a sparpagliare i triboli. Non serve che li mettiate tutti in un punto solo, limitatevi a
riempire le tracce che ci lasceremo alle spalle.
Quando i Corvi Sanguinari si allontanarono di un centinaio di passi, i loro commilitoni
cominciarono a spargere gli spuntoni di ferro. Il prefetto alz lo sguardo al cielo. La neve avrebbe
presto coperto i segni dei triboli, sebbene non fosse abbastanza fitta da ricoprire anche il percorso che
avrebbero preso. Certi nemici avrebbero subito delle ferite tremende non appena avessero calpestato
quei piccoli congegni malefici, facendo rallentare i propri compagni quanto bastava e costringendoli a
procedere con cautela. Ci avrebbe dato ai Romani tutto il tempo di cui avevano disperatamente
bisogno per rimanere in vantaggio sui proprio inseguitori.
Seppellito lultimo tribolo, Catone fece voltare la coorte a oriente e diede lordine di avanzare.
Alle loro spalle le fiamme fameliche ruggivano, divorando quasi con entusiasmo le strutture in legno e
i tensori delle baliste. Il prefetto osserv lo spettacolo con una sensazione di inquietudine. Non
avrebbero potuto ripetere quellimboscata quando il nemico li avesse raggiunti. La volta successiva
avrebbero dovuto combattere testa a testa, spada contro spada, uomo contro uomo. E nonostante tutto
laddestramento e la disciplina dellesercito romano, gli uomini avevano comunque bisogno di riposare
e di mangiare. Due azioni che sarebbero state sempre pi difficili nei giorni a venire.
...
.
...
capitolo ventotto.
...
.
...
Poveracci, disse Macrone guardando la spiaggia di ciottoli. Alla sua destra si trovavano gli
ultimi soldati della colonna, i feriti che dovevano comunque camminare, gli affamati e gli esausti, tutti
intenti ad arrancare nella neve e nel ghiaccio. Un paio di centurioni e qualche optio si muovevano al
loro fianco, esortandoli a procedere e colpendo chi se lo meritava per incitarli ad aumentare il passo.
Alcuni, per, si erano ormai arresi e rimanevano a terra dove erano caduti, fissando il vuoto, troppo
stanchi per preoccuparsi dellautorit e delle minacce dei loro superiori.
Non erano quelli gli uomini a cui Macrone stava estendendo la propria compassione. Stava
osservando la sfilza di corpi riversi sulla battigia, tra i detriti galleggianti delle navi naufragate mentre
portavano i feriti in salvo. Lo scafo sfondato di una nave da guerra giaceva di sghembo su degli scogli a
poca distanza dalla costa, nel mare grigio e tempestoso, mentre le altre navi ondeggiavano nelle acque
basse, colpite senza sosta da onde violentissime.
Devono essersi imbattuti in una tempesta che li ha spinti sulla terraferma, ipotizz Catone.
Come hai detto tu, poveracci. I feriti non hanno avuto alcuna speranza di salvarsi. E nemmeno
lequipaggio, con ogni probabilit. Non credo che gli sarebbe andata meglio se fossero rimasti con la
colonna.
Erano passati due giorni da quando avevano teso limboscata ai loro inseguitori fin troppo
impazienti. La neve andava e veniva, creando cumuli su cumuli che rallentavano il passo di marcia. Per
fortuna, per, il nemico era ostacolato da quella stessa neve e si era accontentato di rimanergli alle
calcagna senza provare ulteriori attacchi, se si tralasciavano le occasionali sortite di disturbo condotte
dai cavalieri contro singoli soldati o piccoli gruppi che si erano spinti troppo lontano dalla colonna
principale, in cerca di cibo nei villaggi vicini e nelle fattorie che lesercito aveva superato. Spesso e
volentieri non cera nulla da razziare. Gli abitanti erano spariti e si erano portati dietro gli oggetti di
valore e le scorte per linverno. Catone immagin che avessero ricevuto lordine o lintimazione di non
lasciare nulla per i Romani e per questo avevano nascosto  molto facile viste le nevicate  o
semplicemente distrutto tutto il cibo. Lesercito aveva dato fondo alle razioni e la maggior parte dei
muli era stata macellata. Avanzando, i Romani si lasciavano dietro una scia di carri e veicoli
abbandonati, equipaggiamenti scartati e uomini troppo stanchi per proseguire. Avrebbero accettato
qualunque triste destino il nemico gli avesse riservato. Dei diecimila uomini che erano partiti allinizio
della campagna il prefetto dubitava che ne fosse rimasta perfino la met, dopo le perdite in battaglia e
le fatiche della ritirata.
Il distaccamento della retroguardia aveva retto bene durante gli ultimi due giorni,
principalmente per via della volont di ferro del loro comandante. Oltre duecento legionari di Macrone
marciavano ancora sotto lo stendardo della coorte mentre i Corvi Sanguinari contavano quasi cento
uomini ancora a cavallo e altrettanti a piedi. Catone non li aveva fatti disporre in fila, bens aveva posto
i legionari di Macrone in una colonna mentre i cavalieri portavano i propri cavalli lungo i fianchi per
permettergli di far riposare le bestie il pi possibile, evitando loro anche le piaghe da sella. Nemmeno
gli animali potevano dirsi fortunati, visto che il foraggio scarseggiava e lunica fonte di sostentamento
erano i resti di ci che trovavano in fondo ai pozzi del grano e alle fattorie che incontravano lungo il
cammino. Alcune cavalcature si stavano indebolendo in modo preoccupante e due, ormai incapaci di
proseguire, erano gi state macellate e date in pasto agli uomini.
Dal canto suo Catone sentiva la stretta della fame come chiunque altro, ma non vi soccombeva
come facevano quelli ai suoi ordini, visto che era costantemente distratto dal bisogno di farli muovere.
A volte, molte volte a dire il vero, tornava con la mente a Giulia e a quello che significava vivere in un
mondo senza di lei. Sarebbe stato facile permettere a quei pensieri di sopirgli lanima e bandire anche
lultima traccia di speranza dal suo cuore, e invece decise di concentrarsi solamente sulla salute delle
proprie truppe. Non aveva potuto fare niente per salvare sua moglie, ma era ancora in grado di salvare
quegli uomini: i legionari barbuti e dai volti scarni di Macrone, che ancora trasportavano i loro gioghi
da marcia  sebbene molto pi leggeri dopo aver eliminato tutto lequipaggiamento inutile  e che si
mettevano sempre sullattenti allappello dellalba e del tramonto; e i Corvi Sanguinari, che nella
misura del possibile pensavano prima alle proprie cavalcature e poi a se stessi e che erano sempre
pronti a respingere tutti gli incursori nemici che si avvicinavano troppo alla retroguardia dellesercito di
Quintato. Il loro entusiasmo, per si stava affievolendo e Catone temeva che presto o tardi non avrebbe
pi potuto fare affidamento sullorgoglio naturale che provavano nei confronti delle proprie unit e
sulla loro volont di difendere gli stendardi che li avevano condotti in cos tante battaglie sotto il suo
comando. Ogni uomo poteva raggiungere un punto in cui lautorit non aveva pi alcun significato e
nel suo cuore regnava supremo solamente il semplice e selvaggio istinto di sopravvivenza. Guardando
le due unit distese tra la spiaggia di ciottoli e il ripido pendio ricoperto di rocce che portava al nemico,
Catone si chiese per quanto tempo ancora avrebbe potuto tenere uniti gli uomini.
I Druidi avevano fermato le proprie forze a mezzo miglio di distanza dalla retroguardia ormai
da qualche ora e non si erano pi mossi, come era gi successo le altre due volte. Il prefetto si era visto
costretto a tornare indietro per tenere la linea mentre gli uomini e i veicoli pi lenti cercavano di
raggiungere il resto della colonna. Il loro rifiuto di attaccare lo rendeva perplesso. Se fosse stato al
posto loro, avrebbe infastidito le truppe romane a ogni passo senza dare tregua. Prima o poi, la fame e
la spossatezza avrebbero spezzato la loro volont e lultima cosa da fare sarebbe stata sbaragliare i
sopravvissuti. E allora perch i Druidi si accontentavano semplicemente di seguire Quintato e le sue
truppe?
Sto cominciando a stancarmi di questa situazione, disse Macrone, come se avesse letto nella
mente del prefetto. Perch quei bastardi non si buttano nella mischia? Sanno che non abbiamo pi
baliste. Potrebbero spazzarci via in un batter docchio, continu, facendo schioccare le dita per dare
pi enfasi alle proprie parole. Si port le mani alla bocca e ci respir dentro un paio di volte. Fa pi
freddo, non ti pare?.
Catone annu. Molto pi freddo.
La notte precedente era stata la peggiore di tutte. Una tempesta si era scaricata tuttintorno
allesercito e il vento aveva ululato tra le tende, tirandole e sfibrando le corde fissate al suolo. Molte
tende dei Corvi Sanguinari erano state spazzate via e non cera stato modo di ripiantarle, il che aveva
costretto gli uomini ad accalcarsi con i proprio commilitoni per superare la notte. Lalba aveva rivelato
che lesercito era stato quasi completamente sommerso dalla neve: le lunghe file di tende sopportavano
a stento il peso della bianca coltre che si era accumulata anche sui lati. Ci erano volute diverse ore per
permettere agli uomini di spalare tutto e liberarsi prima di riprendere la marcia. Lacqua lasciata
allaperto durante la notte era ghiacciata e anche i secchi allinterno delle tende erano ricoperti di
ghiaccio. Per il resto dalla giornata, poi, la temperatura non era aumentata di molto visto che il sole era
rimasto nascosto dietro le nuvole.
Macrone si scrocchi le dita e fiss il nemico. Anche per loro  dura tanto quanto lo  per noi,
giusto?.
Catone si ferm un attimo a pensare. Forse. Ma loro hanno del cibo e sono abituati a vivere tra
le montagne. Sanno come ripararsi al meglio. E sono pi robusti. La maggior parte dei nostri viene
dallItalia, dalla Gallia e dalle province del Mediterraneo. Non sono abituati come i nostri nemici a un
clima del genere. In pi, stanno difendendo la loro terra e questo  sempre un ulteriore motivo per avere
coraggio.
Per non parlare del fatto che ci stanno facendo scappare e possono annusare lodore del nostro
sangue. Anche quello aiuta.
Verissimo.
Rimasero entrambi in silenzio e poi Macrone cominci a prendere a pugni il palmo della sua
mano. Si stanno prendendo gioco di noi... Vediamo se gli piace questo.
Aument il passo e si stacc dalle file. Per via della ferita camminava ancora in modo legnoso.
Prosegu per un po sulla neve ben calpestata e si ferm, piantando il suo bastone di vite nel terreno.
Infilandosi una mano nella tunica, estrasse il pene e attese un momento prima di liberare un flusso di
urina in direzione del nemico.
Inutile pioggia di piscio!, grid nel campo aperto. Ecco cosa siete! Druidi del cazzo! Me li
mangio a colazione e li cago per pranzo!. Gli uomini della retroguardia scoppiarono a ridere davanti a
quella sfida cos rozza e si unirono al centurione con urla di scherno e di derisione.
Dapprima il nemico non reag, ma poi uno dei Druidi si mosse davanti ai suoi e infil una mano
nella borsa che portava al fianco. Un attimo dopo sollev qualcosa e la tenne in alto in modo da farla
vedere a tutti. Non ci fu bisogno di strizzare gli occhi per capire cosa fosse. Una testa recisa. Per
ricordare ai Romani la sorte che li attendeva.
Dopo aver svuotato la vescica a dovere, Macrone si infil di nuovo il pene nelle vesti e
cammin verso i suoi uomini con indifferenza. Questi inneggiarono al suo nome a voce sempre pi
alta, fino a esplodere in un grido dincitamento e qualche risata, che svan pian piano. Il centurione
prese della neve per pulirsi le mani e poi sfoggi davanti a Catone un sorriso.
Il prefetto ricambi. Bel tentativo, Macrone, ma dubito che abboccheranno. Qualunque cosa
stiano tramando, si muoveranno solo quando saranno pronti e sicuri. Vorrei soltanto sapere coshanno
in mente.
Forse hanno solo una paura tremenda di affrontare i nostri uomini faccia a faccia.
Catone lo guard di traverso. Non credo neanche per un momento che tu stia parlando sul
serio.
Ma se non  cos, signore, allora perch non ci attaccano?.
Il prefetto scroll le spalle. Temo che lo scopriremo molto presto.
Attese che lultimo dei fanti sparisse oltre il ciglio della collina seguente, poi conged Macrone
e la sua coorte. Gli lasci mezzo miglio di vantaggio prima di seguirli con i Corvi Sanguinari. Si
avvicinarono a un uomo piegato nel suo mantello sul ciglio del sentiero. Aveva abbandonato il suo
giogo da marcia e lelmo, ma indossava ancora la pesante lorica tanto amata dai legionari. Catone si
ferm, facendo segno ai suoi di proseguire.
Soldato!.
Luomo non rispose e si limit a fissare con sguardo perso la battigia ricoperta di corpi e resti di
navi portati a riva dalla tempesta.
In piedi!, grid il prefetto. Quando non ricevette risposta, scese dalla sella e si mise davanti a
lui, bloccandogli la visuale. Il legionario batt le ciglia e poi osserv Catone con unespressione
sorpresa. Era un uomo anziano, con spessi capelli scuri e una barba incolta. Le tempie erano screziate
di grigio, rughe gli contornavano gli occhi e aveva delle cicatrici bianche sulla fronte e le guance. Un
veterano, quindi. Una persona che aveva servito per molti anni lungo le frontiere dellImpero e aveva
partecipato a numerose battaglie e scontri in nome di Roma. Un uomo che avrebbe saputo arrendersi e
accettare di morire per mano dei suoi nemici, cos senza neanche fiatare.
Non appena vide di essere in presenza di un ufficiale, il soldato si mise in piedi e sullattenti,
oscillando dalla fatica.
Molto meglio, comment Catone Qual  il tuo nome e unit?.
Il romano si accigli come se stesse cercando di ricordarsi quelle informazioni, poi disse
allimprovviso: Marco Mureno, Seconda Centuria, Ottava Coorte, Quattordicesima Legione, signore!.
Molto bene, Marco Mureno, hai perso di vista i ragazzi del legato Valente, giusto?
S signore... Non... Non so come sia potuto succedere. Stavo marciando accanto a loro. Poi...
poi mi sono ritrovato qui. Cos successo?
Sei stanco, Mureno, tutto qui.
S signore. Stanchissimo e anche molto affamato.
Come tutti noi. Ma presto avremo di che rifocillarci. Di sicuro saprai del gruppo inviato dal
legato Quintato per organizzare un convoglio. Ci raggiungeranno a breve. Caspita, potrebbero persino
arrivare questa sera allaccampamento! Pensaci!.
Vide un bagliore disperato negli occhi di Mureno e il legionario annu.
Quindi continua a camminare e unisciti alla tua unit, che ne dici?. Gli diede una leggera
spinta.
Il soldato fece un passo avanti e quasi cadde. Non... non penso di farcela, signore.
Stupidaggini. Metti un piede dopo laltro e ce la farai. Catone esit un attimo e poi infil la
mano nella borsa laterale per estrarre uno dei due pezzi di carne salata che gli rimanevano. Lo porse al
legionario e disse: Ecco. Mangialo e recupera un po di forze.
Luomo cerc di non accettare il pasto con troppo entusiasmo. Che gli di ti benedicano,
signore.
Il prefetto si sent leggermente imbarazzato davanti allevidente gratitudine del soldato e annu.
Ci vediamo allaccampamento, Mureno. Ricorda, continua a muoverti e non ti fermare.
S signore.
Catone sorrise per incoraggiarlo e rimont in sella con lo stomaco in subbuglio al solo pensiero
del cibo. Fece schioccare la lingua e spron il cavallo al trotto, seguendo il sentiero per tornare alla
testa dei Corvi Sanguinari. Quando, poco dopo, volse lo sguardo allindietro, fu lieto di constatare che
il legionario stava camminando a passo lento ma costante, masticando la striscia di carne.
Si imbatterono in molti altri uomini seduti o sdraiati sulla neve, evidentemente ancora vivi, ma
il prefetto si rese conto che non poteva fermarsi sempre senza mettere a rischio se stesso e, di
conseguenza, i suoi uomini e si sforz di ignorare il loro destino. Quando raggiunsero la cima della
collina, si ferm di nuovo per guardarsi alle spalle. In lontananza, uscendo dallo stesso passaggio dove
poco prima si era fermata la retroguardia romana, stava comparendo lavanguardia nemica. Pos lo
sguardo su Mureno e vide che il soldato si era voltato a sua volta per poi fermarsi. Rimase immobile
per un momento e poi si inginocchi, ripiegandosi su se stesso. Il cuore di Catone fu pervaso da una
profonda tristezza di fronte a quello spettacolo, ma poi riprese coraggio e determinazione e si gir,
avanzando per raggiungere la coorte di Macrone a pochi passi da lui.
Non appena entr nellaccampamento, al tramonto, il prefetto si rese subito conto che lumore
degli uomini era cambiato. Cerano ancora centinaia di ritardatari che si trascinavano a fatica dietro la
retroguardia e fecero tutti del loro meglio per aumentare il passo quando si videro superare dallultima
linea di difesa tra loro e il nemico. I lavori per il fossato e il terrapieno erano ancora lontani dallessere
terminati. I soldati si muovevano come se fossero in letargo, malgrado le esortazioni dei loro ufficiali,
mentre altri stavano lentamente piantando le proprie tende. Fuori dalla tenda del quartier generale si
stavano macellando diversi muli e cavalli zoppi e perfino il sangue veniva raccolto per rendere pi
densa la farina di avena cotta nellacqua che sarebbe stata servita agli ufficiali.
Un optio guid la retroguardia allo spazio assegnato loro e mentre gli uomini di Macrone
posavano i propri gioghi e prendevano le tende dai carri, i Corvi Sanguinari condivisero gli ultimi
fiocchi davena rimasti e diedero da mangiare e da bere ai cavalli. Anche le bestie erano svogliate, not
Catone, osservando come rimanevano immobili dove erano state legate, con le teste basse per la fame e
la stanchezza.
Non possiamo andare avanti cos ancora per molto, constat Macrone a bassa voce. Tra un
giorno, o forse due, la colonna comincer a disfarsi. Perfino i nostri ragazzi perderanno la volont di
andare avanti, a dispetto di tutte le minacce che possa inventarmi.
Se ci dovesse accadere, dovremo essere pronti.
Macrone si gir verso il prefetto. Cosa significa?.
Catone si guard intorno per essere sicuro che nessuno li stesse ascoltando, poi disse: Significa
che la retroguardia deve rimanere unita e combattere fino a salvarsi, anche da sola, se dovesse essere
necessario. Se ognuno penser alla propria pelle, moriremo tutti. Dobbiamo mantenere una disciplina
ferrea il pi a lungo possibile.
S, signore. Far del mio meglio.
So che lo farai, rispose Catone, dandogli un colpetto sulla spalla. Conto su di te.
Macrone si gratt il naso. Ci siamo guardati le spalle una miriade di volte in passato e siamo
scampati a tutte le merdose tempeste che gli di ci hanno scagliato addosso. Cosa ti fa credere che un
po di neve e qualche druido scontroso possano causarci grossi problemi?.
Il prefetto scoppi a ridere. Questo  lo spirito di Macrone!.
Il centurione fece una smorfia. Cosaltro dovrei dire? Che ci dovremmo arrendere e morire?
Spero solo che Quintato abbia abbastanza spina dorsale per tirarci fuori da questa situazione. Lui e il
resto dei suoi ufficiali. Sar interessante sentire quello che avranno da dire stasera al quartier generale.
Catone esamin in silenzio laccampamento prima di rispondere. S, molto interessante.
Quando entrambe le coorti si furono coricate e le sentinelle ebbero preso posizione,
comunicando prima la parola dordine, i due ufficiali si diressero al quartier generale. Non si udiva
nessuno dei soliti rumori notturni: le chiacchiere e le risate che si levavano dalle tende. Quella sera un
silenzio rassegnato aleggiava sullaccampamento.
Almeno il cielo si  un po schiarito, comment Catone, indicando verso lalto. Solo qualche
brandello di nuvole indugiava tra le stelle e la luna piena era poco sopra le montagne, inondando il
paesaggio innevato di una luce argentata. I guerrieri nativi non potranno farci nessuna spiacevole
sorpresa stasera.
Macrone guard in direzione del nemico e vide le loro luci arancione lungo il crinale, a
occidente. Come hai detto prima, non hanno bisogno di venirci a prendere. Basta aspettare che la fame
faccia tutto il lavoro per loro. Non hanno le palle di affrontarci in una battaglia alla pari, quei bastardi.
Il prefetto stava per ricordare allamico che se si fossero trovati nella posizione opposta, lui
avrebbe adottato la stessa identica strategia, una volta apprese le intenzioni nemiche, ma non era
dellumore adatto per discuterne. Era troppo stanco. La guardia del corpo del legato, per, era in forma
e si mise subito sullattenti non appena li vide avvicinarsi allingresso della tenda pi grande. Erano i
primi ufficiali ad arrivare per la riunione e si misero in prima fila, vicino al braciere che illuminava e
riscaldava linterno dellalloggio. Gli altri si unirono da soli o in coppia e lultimo giunse poco dopo
che fu dato il cambio della guardia. Catone studi le loro espressioni e atteggiamenti e ritrov la stessa
indolenza che aveva constatato poco prima tra i ranghi.
Il prefetto del campo, che aveva aspettato larrivo di tutti gli ufficiali, and a informare
Quintato. Questi usc da dietro la tenda che conduceva ai suoi alloggi privati e tutti i sottoposti si
misero sullattenti.
A riposo, signori.
Gli uomini si rilassarono di nuovo e tutto rimase immobile mentre il loro comandante
raccoglieva i pensieri. Per un attimo Catone credette di scorgere unespressione angosciata sul suo
volto, ma poi il legato si schiar la voce, rivolgendosi a loro con pacatezza. Parliamo subito delle
questioni di routine. Stando al numero di uomini presenti nellaccampamento oggi, pi di cinquecento
soldati non sono riusciti a raggiungere le loro unit prima del crepuscolo. Alcuni arriveranno durante la
notte, ma saranno comunque pochi. Ieri ne abbiamo persi duecento. Domani mi sorprender se a
rimanere indietro non saranno quasi in mille. Parlando di chi abbiamo nellaccampamento, la 20esima
Legione conta duemilacinquecento uomini e quattro effettivi e la Quattordicesima ne ha millecentottanta. La
maggior parte delle unit ausiliarie riesce a stento ad arrivare a met dei loro uomini e abbiamo pi di
seicento feriti sui veicoli e i carri. Lunica unit di cavalleria che ci rimane, e che  pronta a combattere,
 la Seconda Coorte Tracia del prefetto Catone. Fece una pausa e osserv la reazione dei suoi ufficiali
a labbra strette. La situazione  critica, signori. Lesercito sta morendo di fame e ha le ossa a pezzi.
Tra un giorno o poco pi sar troppo stanco per combattere. Dobbiamo fare qualcosa se vogliamo
sopravvivere. Qualche suggerimento?.
Nessuno fiat, poi il legato Valente prese la parola. Era seduto con una gamba distesa, steccata
e fasciata in seguito a una caduta da cavallo. Non potremmo tentare di mantenere la posizione finch
non arriveranno Glabro e i rinforzi con i rifornimenti? Se ci non dovesse accadere, potremmo sempre
marciare per un altro giorno e aspettare ancora, facendo breccia nellesercito nemico per far passare
Glabro, nel caso in cui fosse necessario.
Quintato sembr abbattuto, poi scosse la testa. Temo di no. Non ci sar nessuna colonna di
rinforzo e neanche del cibo, per il semplice motivo che Glabro non ha mai raggiunto Deva.
Tuttintorno a Catone gli ufficiali si agitarono nervosamente. Il legato aspett che si calmassero
prima di proseguire. Glabro  caduto in unimboscata ed  stato ucciso insieme a gran parte della sua
scorta a un giorno di marcia da qui. I tre uomini che sono sopravvissuti hanno raggiunto la colonna
poco dopo il crepuscolo. A quanto pare Glabro si  imbattuto in un altro esercito indigeno.
Principalmente a cavallo. Il che spiegherebbe perch lesercito che ci segue non ha tentato in alcun
modo di attaccarci. Stavano aspettando che i loro amici marciassero al nostro fianco per bloccarci la
ritirata. Una trappola eseguita alla perfezione, ne converrete. Sembra che la mia scelta adesso sia se
marciare per un altro giorno e scontrarci con gli uccisori di Glabro o rimanere qui e aspettare che siano
loro a venire da noi. In entrambi i casi, saremo circondati non appena avr inizio la battaglia.
Valente fece un rapido respiro. Io propongo di rimanere qui. Lasciamo che gli uomini si
riparino dal freddo e risparmino le energie per la battaglia. Cos facendo, non perderemo altri soldati
durante la marcia.
 vero, concesse Quintato, ma moriranno comunque di fame e ci ritroveremmo a quindici
miglia da qualsiasi fortezza romana sulla frontiera della provincia. Come se ci non bastasse, il nemico
potrebbe semplicemente starsene con le mani in mano e aspettare la nostra resa per inedia.
Personalmente, preferirei tentare di aprirci un varco tra le file che abbiamo davanti e provare a
raggiungere la frontiera. Sono per aperto ai suggerimenti, se qualcuno ha da offrirne.
Rimase in silenzio e si guard intorno. Dapprima nessuno rispose, poi il tribuno Livonio si alz
in piedi. Catone e gli altri lo fissarono, curiosi di sapere quale saggezza avrebbe mai potuto fornire un
giovane tribuno ai suoi commilitoni di gran lunga pi esperti.
Scusami, signore, ma mi viene in mente unaltra linea dazione.
Sono tuttorecchi, tribuno.
Ebbene signore, come sai, ho tracciato le mappe di questa campagna il pi precisamente
possibile... cio, le abbiamo tracciate. Indic Ieropate, al suo fianco, e questi chin il capo con umilt
e lasci che il suo padrone proseguisse. Ci ha comportato ascoltare tutti i rapporti fatti dalle pattuglie
inviate a perlustrare i territori da entrambi i lati della marcia. Spesso e volentieri si spingevano molto
lontano e perci siamo riusciti a estendere la rappresentazione della mappa, a seconda dei resoconti
e....
 tutto molto affascinante, tribuno, ma siamo nei guai. Ho bisogno di soluzioni, non di
presentazioni alla gilda dei cartografi. Dove vuoi arrivare?.
Il volto di Livonio si fece tutto rosso e dovette mandar gi a fatica prima di proseguire. Credo
di riconoscere questo posto, signore.
Credi? In che senso?
Di tanto in tanto mi sono unito alle pattuglie e una volta abbiamo raggiunto una gola che
procedeva tra alcune rupi prima di aprirsi verso il mare, non lontano da qui. Abbiamo preso degli
appunti e siamo tornati da dove siamo venuti. Non era possibile usare quel passaggio visto che i veicoli
e gli altri carri non avrebbero mai potuto attraversarlo, ma gli uomini e i cavalli non avrebbero avuto
problemi.
Quintato si avvicin al tribuno. Dov questa gola? Puoi ritrovarla?
S signore.  a meno di un miglio da qui, tra due montagne. Potrei indicartela facilmente, vista
la luna di questa sera.
Pi tardi. Dimmi cosa c dallaltro lato. Dove conduce?.
Livonio si concentr un momento, poi disse: C una valle tra la gola e la strada che lesercito
ha preso durante lavanzata verso Mona. Non pi di quindici miglia. Da l, il territorio  pi o meno
percorribile fino a Mediolanum. O almeno lo era prima delle nevicate.
Il legato non si era perso una parola e valut con attenzione le opzioni prima di girarsi verso gli
altri ufficiali. Abbiamo tre scelte. Marciamo e combattiamo. Rimaniamo e combattiamo. Oppure
proviamo a sfuggire alla trappola dirigendoci verso le montagne.
Valente scosse il capo. Non mi piace lultima opzione, signore.  gi abbastanza difficile
avanzare lungo la costa. Sar molto pi difficile farlo tra le montagne. Abbandoneremmo il riparo
dellaccampamento per tentare la fortuna basandoci sulle parole di questo ragazzino.  un rischio
troppo grosso.
Il suo superiore si lasci scappare una breve risata piena di mestizia. La scelta  fra un rischio,
la certezza della distruzione se rimaniamo qui a opporre resistenza e la probabilit di essere annientati
se marciamo a oriente e tentiamo di aprirci una strada tra le file nemiche prima che il grosso del loro
esercito ci prenda alle spalle.
C un altro problema, signore, fece Catone. Una questione che dovremmo tenere in
considerazione.
Il legato si volt verso di lui. E quale sarebbe?
Se la gola non  percorribile dai nostri veicoli e dai nostri carri, cosa ne facciamo dei feriti?
Potremmo usare i muli e i cavalli che ci rimangono, ma versano in uno stato penoso e non andrebbero
troppo lontano con un peso del genere sulla groppa. E poi non ne abbiamo abbastanza. Potremmo
salvare chiunque riesca a camminare, ma dovremmo abbandonarne comunque a centinaia e sappiamo
tutti cosa si divertono a fare i Druidi con i prigionieri romani.... Aspett che le sue parole facessero
presa su tutti gli ufficiali affinch nessuno potesse fingere di non aver capito le implicazioni, poi
concluse: Non possiamo lasciarli indietro da soli, se sono ancora vivi.
Macrone sbarr gli occhi. Aspetta un attimo, signore. Cosa stai cercando di dire? Facciamo
fuori i nostri ragazzi e ce la diamo a gambe levate?.
Catone respir profondamente. Se vogliamo salvare il resto della colonna, abbiamo forse altra
scelta? Se proviamo a rimanere e a batterci, i feriti moriranno comunque. Cos facendo, almeno,
daremo loro la possibilit di decidere per s quando arriver il momento. I chirurghi potranno prendersi
cura degli uomini troppo malconci per farlo da soli nel modo pi indolore possibile.
Per tutti gli di, signore. Non  questo il modo di trattare i nostri commilitoni. Hanno
combattuto al nostro fianco e....
Il prefetto Catone ha ragione, intervenne Quintato. Se abbandoniamo laccampamento,
dovremo lasciarci dietro tutti quelli che non potranno camminare.
Valente si anim e si sporse in avanti, toccandosi la coscia della gamba steccata.  facile dirlo
per te, signore. Spero che riuscirai a spiegare il tuo ragionamento anche a tutti i feriti.
Non abbandonerei mai il comandante di una legione al nemico. Troveremo una via duscita
anche per te.
Il legato ferito ricambi lo sguardo. E salvarmi mentre gli altri vengono mandati al macello?
Non mi permetterei mai un tale disonore.
Sciocchezze! Sto pensando al danno che ne verrebbe alla reputazione di Roma se i Druidi
dovessero prenderti vivo.
Fidati di me, signore. Non lascer che accada.
I due legati si fissarono a vicenda per un momento prima che Catone interrompesse il loro
battibecco. Signore, potrei suggerire unalternativa?.
Quintato distolse lo sguardo dal sottoposto e lo piant sul prefetto. Cosa c ora?
Qualora dovessimo tentare la fuga, il nemico capirebbe in fretta cosa stiamo pianificando e si
lancerebbe al nostro inseguimento non appena si sar sbarazzato dei feriti dellaccampamento. Se
vogliamo guadagnare un po di tempo per avere un vantaggio degno di questo nome, sarebbe meglio se
qualcuno si sforzasse di difendere la nostra posizione per dare limpressione che lesercito si trovi
ancora allinterno della palizzata.
Chiunque rimarr qui, morir.
Catone annu lentamente e rispose: Qualcuno morir comunque, a prescindere da quello che
decidi, signore. Propongo di chiedere se qualcuno vuole offrirsi volontario e poi tireremo a sorte per gli
altri.
Gli altri?, sbuff Valente. A quanti uomini stai pensando, prefetto Catone?
Quanti ne bastano per farlo sembrare convincente, signore. Cinquecento soldati dovrebbero
bastare per metter su un bello spettacolo e difendere laccampamento almeno per un paio dore.
Cinquecento soldati....
S signore.
Nella tenda non vol una mosca. Fu Quintato il primo a muoversi, stiracchiandosi la schiena e
parlando agli ufficiali. Per come la vedo io, c solo un modo per salvare quanti pi uomini possibile.
Uomini che ci serviranno per formare il nucleo di un nuovo esercito e completare il lavoro che ho
iniziato con questa campagna. Al momento la luna  piena, ma stanno scendendo delle nuvole dalle
montagne. Lesercito se ne andr quando far pi buio. Ogni ufficiale al comando di una coorte
chieder ai suoi uomini se vogliono rimanere qui per difendere laccampamento. Se dovesse servire,
tireremo a sorte per assicurarci il numero adeguato di soldati al fine di mantenere lillusione che
lesercito  ancora dietro le palizzate. Non chieder a nessun ufficiale al di sopra del grado di
centurione di partecipare allestrazione.
Il legato Valente alz la mano e interruppe il suo superiore senza neanche aspettare che gli
venisse concesso il permesso di parlare. Scusami signore, ma non credo che si debba esonerare nessun
ufficiale, eccezion fatta per te, ovviamente. Dopotutto, non vorremmo mai che una persona del tuo
rango finisse nelle mani dei Druidi. Per quanto mi riguarda, rimarr nellaccampamento e mi
incaricher di difenderlo. Servir a dare il buon esempio per gli altri volontari.
Quintato pens un momento, poi disse: Molto bene, se ne sei convinto.
Lo sono.
Allora dobbiamo agire in fretta. Ogni comandante vada a ragguagliare i propri uomini prima di
chiedere i nomi di quelli che rimarranno qui. Se dovessimo aver bisogno di altri soldati, vi informer di
quanti dovranno essere estratti a sorte da ogni unit. Una volta completati i preparativi, tutte le coorti
dovranno essere pronte a partire dallingresso meridionale. Il tribuno Livonio individuer con
precisione laccesso alla gola non appena concluderemo questa riunione.
Livonio rimase un attimo interdetto, ma poi fece un bel respiro e annu. S signore. Lo
trover.
Dovrai farlo, tribuno. Altrimenti moriremo tutti.
...
.
...
capitolo ventinove.
...
.
...
Lespressione tetra di Catone rivel subito le notizie appena arrivate dal quartier generale.
Quanti ne vuole?, chiese Macrone.
Dieci da ogni coorte.
Oltre a quelli che gi si sono offerti volontari? Siamo gi a quindici e Portillo  uno di loro.
Era un bravo ufficiale, ora si far ammazzare.
Catone simpatizz con il suo amico, ma non cera modo di sfuggire agli ordini di Quintato. Ha
detto altri dieci. Spetta a me scegliere se selezionarli uno a uno o estrarre a sorte i nomi.
Il centurione inclin il capo per leggere meglio lespressione del prefetto sotto la fiamma
tremolante della lampada a olio. E coshai deciso? Ci sono un bel po di perdigiorno e mele marce tra
cui scegliere. Potremmo raggiungere la nostra quota senza troppi sforzi e salveremmo gli uomini
migliori.
Catone aveva ripetuto mentalmente il suo ragionamento, mentre raggiungeva la tenda di
Macrone. Era vero che la scelta pi logica sarebbe stata selezionare uomini la cui morte non avrebbe
comportato una perdita gravosa per le loro coorti, ma lonere morale di fare dei nomi era troppo
pesante per il prefetto, per quanto fosse adirato con se stesso a causa di quello che considerava mero
sentimentalismo. Gli ufficiali dovevano fare delle scelte difficili, altrimenti non avevano alcun diritto a
ricoprire quel ruolo. Vi era per qualcosa di intrinsecamente immorale nello scegliere chi far morire e
chi no. Avrebbe solamente provocato dei risentimenti tra i commilitoni dei soldati selezionati,
compromettendo lenergia e lentusiasmo che contraddistinguevano gli uomini della retroguardia. Era
meglio lasciare alla sorte il compito di determinare chi sarebbe rimasto allaccampamento.
Non sarebbe stato altrettanto facile per i feriti, ospitati nelle tende pi vicine al quartier
generale. Ognuno di loro aveva ricevuto uno stiletto e i chirurghi li avevano istruiti a uno a uno su
come infliggersi una ferita mortale nel modo pi rapido e indolore possibile. La maggior parte si era
detta pronta a togliersi la vita, ma Catone sapeva che alcuni non ne avrebbero avuto il coraggio e che
quelle povere anime sventurate avrebbero dovuto sopportare gli infiniti tormenti che i Druidi gli
avrebbero inflitto.
Li estrarr a sorte, annunci. Questo vale solo per i Corvi Sanguinari. Lascer a te la scelta
di come gestire la tua coorte.
Macrone inclin leggermente la testa. A dire il vero dovrebbe essere una tua decisione,
signore.
E perch?
Fa parte dei doveri di un ufficiale
Lo so, concord Catone stancamente. Ed  per questo motivo che chiedo a te di decidere.
Sono i tuoi uomini, Macrone.  una tua responsabilit. A prescindere da quello che deciderai di fare, il
legato Valente vuole che lo raggiungiamo al quartier generale il prima possibile.
Mi sembra giusto. Me la vedr io. Estrarr a sorte.
Bene. Quando hai finito, voglio che la retroguardia sia in posizione e pronta a marciare. Il
legato ha dato lordine di lasciare allaccampamento met delle tende per far sembrare che lesercito
sia ancora qui. Ci significa che gli uomini dovranno dormire pi stretti, ma per lo meno dimezzeremo
il peso dei bagagli. E avremo anche pi muli da mangiare.
Macrone fece una risata beffarda. C sempre un lato positivo.
Catone sorrise. Ci vediamo a lavoro finito.
Si salutarono e il prefetto cammin a grandi passi verso la sua coorte. Gli uomini sapevano gi
cosa stava per accadere e si erano disposti in squadroni, mentre il decurione Mirone infilava in una
sacchetta delle monete prese dalla cassa della coorte. Quando ebbe contato quelle di bronzo, ne
aggiunse altre dieci dargento, pi o meno delle stesse dimensioni, e diede un bello scossone al
contenitore. Catone li raggiunse e si gir per parlare ai suoi uomini.
Non abbiamo tempo da sprecare in discorsi, ragazzi. Questa  la procedura: ogni squadrone si
far avanti a turno e gli uomini pescheranno una moneta ciascuno. Cominciamo con Arpagio e i suoi.
Gli ultimi saranno il decurione Mirone e il suo squadrone. Io sar il primo.
Detto questo, si volt verso Mirone e questultimo gli porse la sacchetta. Il prefetto vi infil la
mano, smosse le monete in superficie con la punta delle dita e poi ne prese una, tirandola fuori e
tenendola in alto di modo che tutti potessero vederla.
Bronzo! Arpagio, tocca a te.
Catone si fece da parte e lasci che il decurione portasse i suoi davanti alla borsa. Ognuno
estrasse una moneta e la tenne in alto mentre venivano annunciati i risultati. Dovettero aspettare quasi
fino allultimo soldato prima che fosse estratto il primo argento. Lo sfortunato tracio rimase di sasso
per un momento ma poi accett il suo destino, dicendo addio ai suoi commilitoni e mettendosi da un
lato in attesa degli altri. Le altre cinque coorti seguirono il proprio turno e vennero estratte altre monete
dargento, finch non ne rimase solo una e lo squadrone di Mirone si fece avanti. Ogni soldato prese
una moneta dalle poche rimaste e la sollev in aria.
Bronzo... bronzo... bronzo....
Man mano che proseguivano, Catone not lespressione sempre pi nervosa sul volto del
decurione, illuminato dalla luna. Gli ultimi due rimasti furono Mirone e Trasso. Lufficiale esit un
attimo e poi porse la sacchetta al vessillifero.
Prima tu.
Trasso strinse le labbra e tir fuori una delle due monete rimaste senza esitare. Non riusc a
trattenere unespressione di sollievo quando la sollev.
Bronzo!.
Mirone lo guard con orrore e sotto gli occhi di tutti infil una mano nel contenitore, tremando
come se lultima moneta fosse un serpente velenoso. Argento....
La rimise nella sacchetta e la fece cadere a terra, cercando disperatamente lo sguardo di Catone,
il quale si sforz di rimanere impassibile. Il prefetto si rivolse agli uomini che avevano pescato le
monete dargento.  andata cos, ragazzi. Ma non dimenticate che avete combattuto con i Corvi
Sanguinari. Rendete onore alla coorte e sarete ricordati per sempre. Respingete quei bastardi finch
potete e uccidetene quanti pi possibile. Strinse la mano a tutti i soldati e in ultimo anche a Mirone.
Addio, decurione.  stato un onore servire con te.
Mirone apr la bocca per rispondere, ma non riusc a proferire parola. Deglut e prov di nuovo,
con un tono basso e supplicante. Signore, hai bisogno di me. Chi comander lo squadrone?
Mi prender io stesso cura di loro.
Ma hanno bisogno di me, signore. Sono abituati al mio comando. Siamo compagni. Se mi
perderai, non combatteranno cos bene come facevano prima.
Sono certo che si batteranno al meglio delle loro forze per farti onore, decurione. Cos come
far io.
Mirone si avvicin e abbass ancora di pi la sua voce. Signore, non voglio rimanere qui. Non
voglio rimanere qui a morire. Ti prego non mi costringere a farlo. Di a Valente che ci manca un
uomo... Ti prego, signore. Ti prego.
Catone cerc di liberare la mano ma il decurione la stringeva con disperazione. Quella
manifestazione di debolezza e mancanza di nervi saldi gli diede il voltastomaco, spingendolo a
rispondere con rabbia. Datti un tono. Immediatamente. Le probabilit di rimanere erano le stesse per
tutti, ma Fortuna ha scelto te. Accettalo e porta questi uomini al quartiere generale. Va....
La stretta del decurione si fece pi lenta e Catone ritrasse rapidamente la sua mano. Esegui
lordine, decurione Mirone. Fa il tuo dovere.
Luomo esit e si guard intorno con la mandibola tremante. Il silenzio era tremendo, ma poi
Trasso fece un passo avanti. Chiedo il permesso di scambiare posto con il decurione Mirone,
signore!.
Cosa?. Catone era allibito. Coshai detto?
Far a cambio con Mirone, signore. Come ha detto il decurione stesso, la coorte ha bisogno di
lui. Permettimi di dare una bella batosta a quei bastardi dei Druidi. Non mi dispiacerebbe dar loro una
lezioncina o due.
Il prefetto stava per negare la richiesta del soldato, ma poi vide il bagliore di disperazione negli
occhi del decurione e si rese conto che per farlo combattere avrebbero dovuto trascinarlo davanti al
nemico mentre scalciava e piangeva. Sarebbe stato traumatizzante per chi fosse rimasto con lui e
avrebbe dato un pessimo esempio. Mand gi a fatica la propria riluttanza e si rivolse a Trasso. Sei
sicuro?
Lo sono, signore.  unoccasione per uccidere quei Celti di merda prima di morire di fame. Ne
varr la pena.
Se  ci che desideri, Trasso.
S, signore, lo .
Catone annu, pieno di ammirazione per quelluomo. Molto bene, ma c unultima cosa da
fare prima che le nostre strade si dividano. Indic Mirone con ferocia. Da a Trasso il tuo elmo e le
tue medaglie. Ora, a meno che tu non voglia rimanere a combattere al suo fianco.
Non dovette ripetersi due volte. Il decurione si tolse in tutta fretta le insegne pi evidenti del suo
rango e le porse al vessillifero. Trasso fece per dargli lo stendardo, ma Catone lo intercett. Me ne
occuper io. Mirone, da questo momento sei degradato al rango di custode dei muli, sebbene sia pi di
quanto meriti. Sparisci dalla mia vista.
Lex decurione indietreggi come se lavessero preso a schiaffi in pieno volto, poi si ritir in
modo impacciato e spar nella notte. Catone torn a osservare Trasso.
Per quel che vale, ti promuovo al grado di decurione. Sarai al comando del contingente di
Corvi Sanguinari che rimarr al forte. Sono certo che tu e gli altri uomini terrete alto il nome della
coorte.  stato un onore e un privilegio servire con te. Sarai stato anche un servo dannatamente
capriccioso, ma sei un ottimo soldato.
Trasso sorrise sotto la luna. E tu sei un ottimo ufficiale, signore, servirti  stata una
grandissima rottura di coglioni.
Si fissarono per un momento e poi Trasso guard gli uomini che sarebbero rimasti a lottare e a
morire con lui. Contingente dei Corvi Sanguinari! Sullattenti!.
Il gruppetto di soldati si irrigid di colpo, come se si trovassero a una parata. Il Tracio marci
davanti a loro, prese posizione e fece una pausa prima di dare istruzioni. Al mio ordine, marcia
veloce! Uno!.
Mentre si dirigevano verso il centro dellaccampamento, uno dei presenti sollev un braccio a
mo di saluto e grid: Trasso! Trasso!. Il resto della coorte si un immediatamente al coro e Catone
fece lo stesso, urlando a pieni polmoni finch i dieci uomini non sparirono dietro un angolo.
Quando le urla si affievolirono, il prefetto guard i suoi con orgoglio e un certo affetto.
Dellunit che aveva conosciuto non appena aveva fatto ritorno in Britannia rimanevano solo una
manciata di soldati.
Non c molto da dire, esord in tono pacato. Facciamo in modo che il loro sacrificio non sia
vano. Torneremo nella provincia, riposeremo durante linverno, e poi saremo di nuovo qui in primavera
per vendicare Trasso e per dare a quei bastardi dei Druidi una bella lezione. Non c altro. Mettetevi in
riga e preparatevi a marciare.
Il tribuno Livonio e il suo servo avevano evidenziato il percorso per la gola con dei giavellotti a
cui erano stati legati dei sottili pezzi di tessuto scuro. Avevano sfruttato la conformazione del territorio
per assicurarsi che Quintato e ci che rimaneva della sua colonna non fossero osservati da occhi
indiscreti. Il sentiero partiva dallangolo pi basso dellaccampamento, che si volgeva alle montagne e
seguiva una valle pi o meno pianeggiante accanto alla quale scorreva un fiume. Poi, costeggiava una
fila di alberi che nascondeva laccesso della gola. Il legato attese che le nubi oscurassero la luna prima
di dare lordine di avanzare. La retroguardia si spost da un lato mentre gli altri soldati uscivano di
soppiatto dallaccampamento e marciavano in fila indiana seguendo i giavellotti. Se il nemico si fosse
imbattuto nelle loro tracce il giorno seguente, avrebbe pensato che si trattasse del passaggio di un
piccolo contingente piuttosto che lenorme scia di un intero esercito. Gli uomini, ombre scure contro il
profilo monotono del paesaggio innevato, si muovevano in silenzio, sorvegliati dagli ufficiali perch
nessuno fiatasse o facesse troppo rumore. Ai cavalli e ai muli era stata messa la museruola e venivano
condotti nella neve dai cavalieri e dagli addetti agli animali, i quali tenevano una mano rassicurante sui
loro fianchi.
Quando anche lultimo uomo della colonna usc dallaccampamento, Catone diede unultima
occhiata alle sentinelle sulla palizzata e agli altri uomini che si erano riuniti per osservare in silenzio la
partenza dei propri compagni. Macrone percep la sua inquietudine.
Nonostante quello che ho detto prima, avevi ragione tu. Abbiamo fatto il possibile in una
situazione terribile.
Lo so. Vorrei soltanto non dover sprecare cos tanti uomini capaci. Si meritano di meglio.
Perlomeno moriranno come hanno vissuto: combattendo con la spada in mano. Risparmia la
tua piet per quelli che moriranno di freddo, o a causa delle ferite, o di una malattia o di un incidente.
Sono molti i modi in cui un soldato pu morire, signore. Questo  uno dei migliori. Fidati.
Catone sapeva che lamico aveva ragione, ma le sue parole non rendevano pi semplice laddio.
Fece un bel respiro e diede lordine a voce alta, cercando di non farsi sentire dal nemico.
Retroguardia... avanzare.
I legionari di Macrone fecero strada, abbandonando laccampamento in fila indiana, seguiti da
Catone in testa ai Corvi Sanguinari. Ogni cavaliere avanzava a piedi e guidava il proprio cavallo lungo
lo stretto sentiero scavato dagli uomini e dalle bestie che li avevano preceduti. Finalmente anche
lultimo tracio usc dallaccampamento e la porta si richiuse dietro di loro, isolando i difensori e dando
loro un paio dore di riposo prima dellalba e dellincombere del proprio destino. Gli ultimi
cominciarono a raccogliere i giavellotti che evidenziavano il percorso man mano che li raggiungevano.
La neve cominci a cadere a spruzzi, quanto bastava per arrivare sul sentiero dei Romani, ma non
abbastanza per nasconderlo.
Laria della notte era freddissima e a Catone si congelava la gola ogni volta che respirava. A
parte il leggero scricchiolare dei passi di quanti lo precedevano e lo seguivano, la notte era silenziosa e
immobile e Fortuna continu a favorirli con una luna coperta. Tuttavia, quando i Corvi Sanguinari
raggiunsero gli alberi e cominciarono ad aggirare i tronchi per infilarsi nello stretto spazio tra il
declivio roccioso e la rupe che divideva le due montagne, il corpo celeste fece capolino da una nube e
ne tinse dargento i delicati contorni. Quel chiarore improvviso fu allarmante e Catone si sent
dapprima terribilmente allo scoperto, ma poi si rese conto che nessun osservatore sarebbe mai riuscito a
distinguere la coorte dalle cortecce alle loro spalle. Proseguirono, muovendosi rapidi sulla neve
schiacciata e compressa che forniva loro un appoggio stabile.
Man mano che gli alberi si diradavano, lasciando il posto a un terreno brullo costellato di
piccoli massi, Catone vide che i legionari di Macrone stavano sparendo nella scarpata. Avvicinandosi,
scov unapertura abbastanza larga da permettere a cinque uomini di entrare fianco a fianco. Da
entrambi i lati le rocce ricoperte di muschio e neve si innalzavano verso il cielo, inghiottendolo, e laria
era umida e stantia. Il passaggio di l a poco si restrinse e il terreno si fece irregolare. Livonio aveva
ragione, pens il prefetto. Un veicolo non avrebbe mai potuto percorrere quella strada. Alzando lo
sguardo al cielo, not una sfumatura luminosa. Si gir e vide che la luce stava cominciando a entrare
dallimboccatura della gola. Lalba era alle porte.
Spost il cavallo da un lato e lasci passare avanti la sua coorte, un uomo dopo laltro. Nelle
retrovie dellunit cera una piccola fila di muli che trasportava il poco foraggio racimolato
dallaccampamento. Mirone guidava gli animali senza osare sollevare lo sguardo e incrociare quello del
prefetto.
Catone rimase a guardare ancora un po mentre il cielo si faceva sempre pi luminoso e una
patina rosata andava via via addensandosi allorizzonte. Fu allora che risuon debolmente la nota
lontana di un corno da guerra celtico. Al segnale ne seguirono altri e un ruggito sempre pi forte si lev
nellaria, come il frangersi delle onde su una spiaggia distante. Apparentemente la pazienza dei nemici
aveva raggiunto il limite e non avrebbero aspettato che gli invasori si arrendessero per inedia. I Druidi e
i loro guerrieri volevano il sangue e lonore di raccontare ai propri nipoti il ruolo che avevano avuto
nella distruzione dellesercito romano.
Catone tir le redini della sua cavalcatura e galopp rapido per raggiungere la coda della
colonna.
Largo!, ordin bruscamente a Mirone, e lex decurione si affrett a spostare i muli dal
sentiero mentre il prefetto gli sfrecciava accanto. Non appena raggiunse lultimo squadrone, grid:
Riferite al legato: il nemico sta attaccando laccampamento....
...
.
...
capitolo trenta.
...
.
...
Non appena uscirono dalla gola, le poche unit dellesercito romano rimaste rientrarono in
formazione e cominciarono a marciare lungo la stretta valle che serpeggiava a oriente e a meridione per
svariate miglia. Come aveva predetto Valente, la neve era molto pi profonda che sulla costa e gli
uomini in testa alla colonna dovettero farsi strada sprofondandovi fino alle ginocchia per aprire un
passaggio a quanti li seguivano. La mente di tutti era occupata dalla battaglia che stava imperversando
nellaccampamento. Una volta sfondate le difese, il nemico avrebbe presto concluso lassalto e, quando
questo fosse accaduto, i Druidi si sarebbero resi conto dellinganno e avrebbero iniziato subito a fiutare
lodore della loro preda. Non ci sarebbe voluto molto prima che trovassero ci che rimaneva del
tragitto verso la gola e si rimettessero a inseguirli.
I Celti non erano lunica questione che affliggeva le menti dei soldati sommersi dal bianco.
Alcuni di loro non mangiavano da pi di due giorni e dovevano sopportare un costante e doloroso
contorcersi dello stomaco, anche se almeno potevano spegnere la propria sete con una manciata di
neve. La fame, per, consumava le loro forze e la loro tempra e gli uomini, gi di per s stanchi,
dovevano sforzarsi di avanzare, un passo dopo laltro.
Presto i primi soldati abbandonarono la linea di marcia. I loro ufficiali gli sbraitarono contro,
intimandoli di rimettersi in piedi, e quando le grida non bastavano, ricorrevano ai pugni e ai colpi
inferti con i loro bastoni di vite. Con alcuni funzionava, mentre altri si limitavano a raggomitolarsi e a
prendere le botte, ormai non pi spaventati dallautorit dei loro superiori o dal dolore inflittogli. Alla
fine quegli uomini venivano abbandonati a se stessi e lasciati l dove si erano accasciati. Altri ancora
rimanevano nella colonna, ma a scapito del loro equipaggiamento, che abbandonavano per strada,
riempiendola rapidamente di gavette, vestiti di ricambio, strumenti da scavo e, a volte, anche gioghi da
marcia interi, cos i loro proprietari rimanevano con nientaltro che le loro armi e quel poco di cibo e
acqua che avevano nelle sacche.
A Macrone si spezzava il cuore nel vedere i soldati  specialmente i suoi amati legionari 
talmente sconsolati da gettare a terra di buon grado i propri averi nonostante le minacce degli ufficiali.
Tenne docchio i suoi, assicurandosi che gli optiones li facessero rigare dritto e non permettessero loro
di sbarazzarsi di alcunch. Per i Corvi Sanguinari lavanzata era pi semplice, visto che avevano
affidato il peso dei propri oggetti ai cavalli e dovevano solamente sopportare il fardello costante della
fame e della stanchezza. Catone si sorprese a pensare ripetutamente al cibo, perfino a scapito del dolore
per la morte di Giulia, e ogni volta doveva sforzarsi di tornare con la mente ai suoi uomini,
osservandoli per assicurarsi che non uscissero dai ranghi. Di tanto in tanto offriva a chi pi ne aveva
bisogno parole di incoraggiamento, ma non smetteva mai di guardarsi alle spalle per scorgere i primi
segni del nemico.
A mezzogiorno, per quanto poteva essere precisa la stima oraria, con tutte quelle nubi, il legato
fece fermare la colonna per permettere agli uomini di riposare e ai ritardatari di raggiungerli. Faceva
troppo freddo per sedersi e i soldati rimasero in piedi marciando sul posto e sfregandosi le mani per
mantenere un po di calore corporeo.
Macrone si avvicin al prefetto a grandi passi.
Clima confortante, eh?.
Catone, dal fisico asciutto, tendeva a patire il freddo pi di quanto non facesse il suo amico e
tent di non far battere i denti mentre rispondeva. Ma non ti turba mai niente?
Certo che s! Le sgualdrine con lo scolo, i politici onesti e quelli che barano a dadi. Al freddo
ci si abitua. Perfino in Britannia. Ma la fame?  tutta unaltra storia. In questo momento divorerei una
coscia di cervo imbevuta di garum con un bel sughetto di cipolle daccompagnamento. Il centurione
continu a sognare a occhi aperti finch il brontolio dello stomaco non lo riport al presente. Scusa.
Non sono di grande aiuto.
Non sei affatto daiuto, convenne il prefetto. Ora come ora mi mangerei qualsiasi cosa.
Guard le file romane e individu Mirone, il quale si stava prendendo cura degli animali.
Credo che stasera macelleremo i muli. Met ai Traci e met ai tuoi ragazzi. Non sar un granch, ma
forse avremo il tempo di far bollire la carne per renderla un po pi tenera ed evitare di spezzarci la
mascella quando la mangiamo. Cos almeno gli uomini avranno qualcosa di caldo da mettere nello
stomaco e torneranno a sorridere. Forse riusciremo anche a tenere qualcosa per domani sera.
Macrone gli lanci unocchiataccia. Stai pensando troppo in anticipo, signore. Dobbiamo
prenderla un giorno alla volta. Mettitelo bene in testa se vuoi sopravvivere.
Catone ci pens un momento e poi fece oscillare delicatamente il capo da un lato allaltro.
Parole sagge, credo. Ti far sapere se sar ancora in vita domani sera. Poi si fece serio. Come
stanno i tuoi uomini?
I ragazzi stanno bene. Per ora si sono arresi solo in pochi, ma lavrai notato anche tu.
Ovviamente se ne avessero loccasione si mangerebbero le loro stesse madri, ma per ora eseguono gli
ordini, se  questo che intendi.
Il prefetto si guard intorno con cautela.  esattamente quello che intendo. A giudicare dalla
quantit di equipaggiamento abbandonata finora, direi che le unit ancora in grado di opporre
resistenza al nemico si possono contare sulle dita di una mano. Se si dovesse arrivare a tanto, il resto
della colonna dipender da noi. E riusciremo a proteggere la ritirata dellesercito solamente se saremo
capaci di mantenere la disciplina tra i nostri uomini e se infonderemo loro il coraggio sufficiente per
combattere.  tutto sulle nostre spalle, Macrone.
Lo so, signore. Le cose non cambiano mai in questo mondo. A quanto pare ci ritroviamo
sempre nei guai. Giurerei che qualcuno ci ha maledetti come si deve.
Catone scoppi a ridere e poi si perse in un attacco di tosse. Prima di riuscire a riprendersi per
rispondere, dallultimo squadrone dei Corvi Sanguinari si lev un grido.
Nemico in vista!.
Entrambi gli ufficiali si voltarono. Diverse figure a cavallo, poco pi che dei puntini sullo
sfondo bianco, stavano galoppando verso una montagnola a meno di un miglio di distanza. Quando la
raggiunsero, si fermarono per passare al vaglio la colonna romana. Uno di loro si gir e torn da dove
era venuto.
Non channo messo troppo a trovarci, comment Macrone. Ora s che siamo spacciati.
Catone chiam immediatamente uno dei suoi uomini e lo mand a informare il legato
dellavvistamento nemico, poi si gir verso lamico.
Se  solo una pattuglia di ricognizione, ci metteranno un po a informare il resto dellesercito e
a raggiungerci. Dovremmo avere una giornata di vantaggio. Si ferm e digrign i denti per farli
smettere di tremare. Se, per, dovesse essere unavanguardia, allora siamo nei guai.
Guai? Quando dici guai intendi che siamo completamente fottuti, per caso?.
Il prefetto inarc un sopracciglio e lo guard.  un modo molto eloquente di dirlo, ma s.
La notizia dellavvistamento si sparse rapidamente lungo la colonna romana e i soldati
cominciarono a girarsi per osservare il nemico in lontananza. Catone scrut le loro espressioni: il pi
delle volte vi lesse paura e talvolta anche impassibile rassegnazione. Nessuno si azzardava a parlare.
Poco dopo, gli arriv allorecchio un calpestio smorzato di zoccoli e vide Quintato che si dirigeva verso
di lui sollevando nuvolette di neve farinosa. Tir le redini vicino al prefetto e strizz gli occhi.
Ne conto otto. Ci sono stati altri avvistamenti?
Solo luomo che hanno inviato in avanscoperta, signore.
Quindi presto sapranno esattamente dove siamo. Dannazione. Il legato chin il capo, assorto
nei pensieri. Siamo ancora a due giorni di marcia da Mediolanum. Forse tre in queste condizioni.
Dovremo continuare ad avanzare il pi velocemente possibile. Dar ordine alla colonna di muoversi
subito. Sollev lo sguardo su Catone. Non ci fermeremo finch non pianteremo le tende. Chiunque
esca dai ranghi  da considerarsi spacciato, ci siamo capiti? Non possiamo permetterci di sprecare
tempo ed energie con i ritardatari.
S signore.
E dovrete essere pronti a combattere se necessario.
Capisco. Lesercito pu far affidamento su me e Macrone, signore.
Bene. Allora possa Giove, sia lode a lui, vegliare su di noi e condurci alla salvezza. Se ne vedi
degli altri, informami subito.
S signore.
Quintato fece voltare il cavallo e lo spron al galoppo per tornare in testa alla colonna. Macrone
lo guard allontanarsi e fece schioccare la lingua. Adoro i comandanti che guidano un esercito dalla
prima linea, ma non mi piacciono tanto quando stiamo battendo in ritirata.
Catone fece un sorrisetto. Vuol dire che toccher a noi condurre lesercito dalle retrovie.
La colonna continu ad avanzare lungo la valle. Qualche miglio pi tardi conflu in una vallata
pi grande e Quintato si diresse a oriente. Per tutto il tempo vennero seguiti come unombra dai
cavalieri nemici, che per mantennero sempre una distanza di sicurezza. Per quel che riusciva a vedere
Catone, non vi erano altri barbari oltre agli esploratori e preg Fortuna di mostrarsi finalmente
favorevole e permettere loro di mantenere il vantaggio sui Druidi.
Non appena si diressero a loro volta a oriente in coda al resto della colonna, Catone si guard
intorno e aggrott la fronte. Riconosco questo posto. Ci siamo passati durante lavanzata verso Mona.
Ne sono certo.
Ne sei sicuro, signore?, chiese Macrone. Sotto tutta questa neve  normale che il paesaggio
cambi.
Ne sono certo, insistette Catone.
Poco oltre, si imbatterono in due legionari che mentre continuavano ad arrancare nella neve,
cercavano di sostenere un loro commilitone. Catone abbandon la fila per rivolgersi a loro.
Qual  il problema?.
Gli uomini fecero un debole tentativo di mettersi sullattenti davanti a un ufficiale e il soldato
nel mezzo si lasci sfuggire una smorfia di dolore. Uno dei due toss per schiarirsi la voce e spieg: 
Attico, signore. Non si sente pi i piedi. Non riesce a camminare da solo.
Ah no?. Il prefetto si sforz di assumere unespressione dura. Fatemi vedere. Allontanatevi
da lui. Ora.
A malincuore la coppia esegu e quando lultimo appoggio fu rimosso, il legionario barcoll per
qualche attimo prima che le gambe gli cedessero, facendolo finire nella neve con un gemito. Catone gli
si par davanti e disse: Attico, devi marciare sulle tue gambe. Non puoi mettere a rischio la vita dei
tuoi commilitoni costringendoli a trasportati. Mi hai capito?.
Il soldato ruot lo testa lentamente. Troppo... stanco.
Attico! Attico! Guardami!. Lufficiale si chin e lo scosse bruscamente dalla spalla. Il
legionario batt le palpebre e ci mise un po a riprendersi. Catone gli indic gli esploratori nemici. Li
vedi? Molto presto, migliaia dei loro amici spunteranno dietro quella collina, impazienti di stanarci e
tagliarci la testa. Se non puoi pi marciare, sei morto. E se i tuoi compagni ti trascinano, sono morti
anche loro. Roma non pu permettersi di perdere altri uomini, quindi o ti alzi e ti riunisci alla colonna,
o rimani qui a morire. A te la scelta. Si rivolse poi ai due legionari. Tornate alle vostre unit.
Muoversi!.
Rimasero a guardare incerti il loro amico prima che il prefetto li fulminasse con lo sguardo,
sfidandoli a disubbidire, dopodich alzarono i tacchi e si allontanarono di gran lena. Osserv unultima
volta Attico e sent una fitta di compassione nelle budella. Obbligare i suoi commilitoni ad
abbandonarlo non era stato facile, ma andava fatto.
Attico, fa quel che puoi per continuare a muoverti. Se non ci riesci, prendi la spada e usala sul
nemico o su te stesso. Non lasciare che ti facciano prigioniero.
Il legionario annu stancamente e mormor: Niente prigionieri.
Catone si raddrizz e torn da Macrone, che aveva osservato tutta la scena.
Dovevo farlo, Macrone. Quindi non una parola sulla faccenda.
Chi, io? Non sono cos ingenuo.
Continuarono a marciare, infreddoliti, affamati e con i piedi sempre pi doloranti, rendendo
ogni passo un vero tormento. Quando le luci del giorno cominciarono ad affievolirsi e le ombre si
fecero sempre pi lunghe, arrivarono nelle vicinanze di una gola stretta tra due rupi e Catone si rese
subito conto che quello era lo scenario della prima battaglia di tutta la campagna. La sorte aveva una
pessima ironia. Da quel punto, i Romani avevano marciato su Mona pieni di fiducia in se stessi,
aspettandosi una vittoria rapida, e ora si ritrovavano a sgattaiolare via verso gli accampamenti invernali
come dei cani macilenti e bastonati che si guardavano indietro con lo sguardo tormentato in attesa di
unaltra batosta. Guard unultima volta le rupi e poi si rivolse a Macrone.
Prendi il comando. Torner il prima possibile.
Cosa?, rispose il centurione, girando la testa a destra e a sinistra. Che succede?
Continua a far avanzare gli uomini, tagli corto Catone prima di montare a cavallo e
spronarlo, sentendo le ossa sui fianchi rinsecchiti dellanimale.
Quando raggiunse Quintato, la testa della colonna stava gi attraversando la gola e il legato si
era fermato per osservare gli uomini che avanzavano, insieme con i suoi sottufficiali. Appena vide
Catone, unespressione allarmata gli si dipinse sul volto e disse a gran voce: Cos successo?
Niente signore. Non c ancora alcun segno del nemico.
E allora perch sei venuto qui, per tutti gli di?.
Il prefetto si rese conto che il comandante era sullorlo dello sfinimento e anche i suoi nervi
erano a pezzi come quelli dei soldati. Fece un respiro per calmarsi e poi rispose: Ti ricordi di questo
luogo, signore?
Certo che me lo ricordo. I nemici hanno rallentato linizio della nostra campagna proprio qui,
grazie alla lentezza nello schiacciare una manciata di indigeni.
Catone non pot celare un fremito davanti a quellaccusa. Esattamente, signore. E adesso
abbiamo lopportunit di ripagarli con la stessa moneta.
Quintato valut per un momento le sue parole, poi osserv la gola, dove una coorte della ventesima stava avanzando tra le ripide pareti di roccia che formavano le due rupi. Credi che potremmo
trattenerli qui?
S signore. Sono sicuro che la retroguardia potrebbe riuscirci per un giorno, forse due. Quanto
basta per far s che lesercito raggiunga Mediolanum in tutta sicurezza. Purch possiamo usare tutti i
giavellotti, gli archi e le fionde disponibili. Mettimeli a disposizione e io vi fornir un giorno in pi.
Il legato si mordicchi un labbro. Un giorno in pi potrebbe salvare migliaia di vite. Non la
mia, per. Quando Roma verr a conoscenza di quanto accaduto qui... lascia perdere. Spazz via a
fatica quei pensieri e annu. Molto bene, prefetto. Avrai tutto quello di cui hai bisogno.
Catone fece fermare i Corvi Sanguinari in cima a unaltura che copriva la visuale del nemico
sulla gola, mentre Macrone e i suoi uomini affrettarono il passo per aiutare il resto dellesercito con la
preparazione delle difese. Dei massi vennero disposti lungo la strada per bloccarne laccesso e fungere
da parapetto di fortuna, lasciando per unapertura sufficientemente larga per farvi passare un uomo a
cavallo. I giavellotti, le frecce e gli archi vennero raccolti tra le pareti rocciose, insieme ai triboli
rimasti. Una centuria fu incaricata di fortificare i passaggi che portavano alle rupi, bloccando tutti i
sentieri per le capre e qualsiasi altra strada facilmente percorribile con pali e altri ostacoli, mentre un
altro gruppo di soldati collocava altrettanti massi sui bordi delle posizioni favorevoli che davano
sullimbocco della gola, lunica via rimasta al nemico per inseguire la colonna romana.
La notte stava per calare e Macrone invi un soldato per dire a Catone che le difese erano state
ultimate. Il prefetto ordin ai Corvi Sanguinari di ritirarsi mentre lui rimase da solo ancora un po,
guardando i nemici che si erano avvicinati a meno di mezzo miglio. Questi ricambiarono il suo sguardo
e si spinsero ancora pi avanti una volta deciso che un solo romano non poteva certo costituire un
pericolo. Il prefetto li lasci arrivare a duecento passi dalla sua posizione prima di andare al trotto verso
la gola. Quando raggiunse le difese  passando per ultimo nellapertura prima che questa fosse riempita
 i fuochi erano gi stati accesi tra le pareti, dallaltro capo del passaggio e in cima alle rupi. Un forte
aroma di mulo arrosto riempiva laria e lo stomaco del prefetto si contorse per la fame feroce mentre
Macrone venne ad accoglierlo facendosi largo tra gli uomini di guardia.
Il mulo allo spiedo sar pronto a breve e il legato ha trovato un paio di otri di vino per tutti. 
gi alticcio.
Quintato  ancora qui? Pensavo che se ne sarebbe andato con il resto dellesercito.
Credo che voglia dirti unultima cosa prima di levarsi dalle palle e tornare a Mediolanum.
Sicuramente vorr sapere i tuoi ultimi desideri o qualcosa del genere. Macrone scroll le spalle. Per
quel che vale. Ma almeno gli sono grato per il vino.
Non ne dubito.
Catone scese da cavallo e diede le redini a un tracio. Il centurione punt un pollice verso il
nemico. Si sono fatti vivi?
Solo qualche esploratore. Il resto non pu essere troppo lontano. Spero solo che gli uomini
abbiano il tempo di riposare prima che ci attacchino. Ora, per, ho cos tanta fame che mi mangerei un cavallo.
Macrone fece schioccare la lingua. Mi dispiace, credevo che ci volesse meno a cuocere un mulo.
Attraversarono la gola ed emersero vicino a un grosso fuoco che illuminava di arancione le
rocce ricoperte di neve su entrambi i lati. Un mulo era stato infilzato con una lancia e veniva fatto
arrostire da un lato. Nel frattempo, i soldati stavano seduti intorno alle braci con dei pezzi di carne sui
giavellotti per farli cuocere, mentre diversi otri di vino venivano fatti girare di uomo in uomo. Il legato
Quintato se ne stava in disparte con un sorriso allegro e le mani vicino al fuoco per scaldarle. Alz lo sguardo quando sent larrivo del prefetto.
Ah, Catone! Eccoti! Unisciti alla festa.
La festa?, mormor Catone, scambiandosi unocchiata con Macrone. Era un modo piuttosto
curioso di descrivere gli uomini che si sarebbero presto affrontato una prova terribile, ma immagin
che fosse lalcol a parlare. Quando si avvicin al legato, gli arriv subito un otre in mano.
Fa un bel sorso, disse Quintato. Viene dai miei possedimenti in Campania. Non resiste
bene agli spostamenti, ma ci aiuter a muoverci ancora per un po.
Catone annu a mo di ringraziamento e bevve un sorsetto, incerto se potesse reggere lalcol,
tanto era stanco. Non c ancora segno dellesercito nemico, signore.
Stanno arrivando..., rispose il legato, contraendo le labbra. Ci puoi contare. Ma siamo pronti a riceverli.
Il prefetto sorrise tra s e s per la natura incomprensibile di quel commento, ma sper che il
suo superiore se ne sarebbe presto andato, lasciando da sola la retroguardia. I Corvi Sanguinari e i
legionari di Macrone avevano combattuto fianco a fianco per molti mesi e avevano instaurato un forte
legame sotto il comando dei due ufficiali. Sarebbe stato un peccato se il legato si fosse intromesso
troppo a lungo in quella che poteva benissimo essere la loro ultima notte insieme in questo mondo.
I ragazzi li terranno a bada il pi a lungo possibile, signore. E gli faremo pagare un prezzo
salatissimo, se vorranno oltrepassarci.
S, faremo proprio cos, disse Quintato di proposito.
Rimani qui?.
Il comandante fece un bel respiro e annu. Ho forse altra scelta? Se torner con un esercito
sconfitto, limperatore vorr la mia testa. Se rimango a combattere, allora forse potrei guadagnarmi un
po di gloria e mantenere alto lonore della mia famiglia. Ma non preoccuparti, non interferir con i
tuoi ordini. Te lo sei guadagnato. Tu e Macrone.  proprio un peccato che Roma debba perdere i
servigi di due ufficiali capaci come voi. Chiss, forse per qualche miracolo sopravvivr e potr
godermi lacclamazione. Comunque vadano le cose, perlomeno il resto dellesercito avr buone
probabilit di raggiungere la salvezza.
Ci spero, signore. Spero che tutti noi possiamo condividere quel miracolo. Ho visto accadere
cose ben pi strane nei miei anni da soldato.
Se non fosse stato per questa maledetta nevicata precoce, saremmo riusciti a sconfiggere i
Druidi.
Non  colpa della neve, signore. Il problema sono stati i tempi della campagna. Non ci
saremmo mai dovuti spingere tra le montagne dinverno.
Eppure dovevo farlo comunque. Il tempo stringeva, insistette Quintato.
Catone riflett per un momento. Aveva la tendenza a mitigare le critiche rivolte al suo
superiore, ma ormai non cera pi motivo per farlo. Erano spacciati. A chi importava quello che
avrebbe detto?
Il tuo tempo stringeva, signore. Volevi ottenere la gloria prima che arrivasse il nuovo
governatore. Questa campagna serviva solo ad aggiungere lustro alla tua reputazione, e hai giocato
dazzardo con le vite degli uomini che ti sei portato dietro in queste montagne. O sbaglio?
Ammetto che  stato un rischio, s. Fece una pausa e fiss le fiamme per un momento. Un
grosso rischio. E rimanendo qui sono pronto a pagarne il prezzo.
Un prezzo che anche noi siamo stati costretti a pagare, rispose con fermezza il prefetto. Non
mi sorprenderebbe se a Mediolanum dovesse fare ritorno solamente un terzo dellesercito. Perfino la
retroguardia ha subito molte perdite. La coorte di Macrone non ha neanche duecento effettivi e io con i
Corvi Sanguinari posso mettere insieme solo un centinaio di uomini. Si meritano di meglio.
Quintato si gir e lo fiss dritto negli occhi. S, hai ragione, disse a bassa voce.
Gli uomini mangiarono la carne come lupi famelici, nonostante fosse dura come la pietra, e non
appena gli si scaldarono gli stomaci, ripresero animo. Cominciarono a parlare e a scherzare ad alta voce
e frammenti di canzoni riecheggiarono tra le pareti della gola. Le fiamme guizzanti gettavano ombre
gigantesche sulla neve e le rocce e Catone percep il calore del cameratismo come mai prima di allora.
Macrone, dal canto suo, si godette il vino pi di quanto non avrebbe dovuto e aspett impazientemente limminente battaglia. I suoi occhi brillavano e un ghigno crudele gli si disegn sulle labbra mentre masticava il suo pezzo di mulo.
Latmosfera gioiosa venne interrotta di l a poco. Meno di tre ore dopo il tramonto, una delle sentinelle in cima alle rupi si port le mani alla bocca e grid verso gli uomini radunati attorno al fuoco. Stanno arrivando!.
...
.
...
capitolo trentuno.
...
.
...
Ai vostri posti!, sbrait Macrone, balzando in piedi. Preparatevi a ricevere il nemico!.
Gli uomini intorno al fuoco fecero cadere il cibo e gli otri di vino e raccolsero le armi e gli scudi
per raggiungere in tutta fretta le loro posizioni. Il centurione e i suoi legionari presero posto dietro le
rocce della barricata. Quintato estrasse la spada con lelsa in avorio dal fodero dargento e si fece largo
a colpi di spallate per arrivare accanto a Macrone, il quale lo guard accigliato, facendo ridacchiare il
legato.
Non preoccuparti, Macrone. Questa  una battaglia da centurioni, non da legati. Gli uomini
sono sotto il tuo comando e io seguir i tuoi ordini.
Nel frattempo i Corvi Sanguinari si divisero in due gruppi e si precipitarono verso le due rupi.
Catone and a destra e si un agli uomini che avanzavano a fatica nella neve, sentendo ben presto un
bruciore lancinante ai polmoni e ai muscoli che non riuscivano a sopportare lo sforzo di un esercizio
cos violento, ora che erano debilitati dalla fatica e dalla fame. Quando raggiunse la stessa cima dalla
superficie irregolare che aveva scalato solo qualche settimana prima, il cuore gli rimbombava nelle
orecchie e respirava a fatica. Si mosse verso il lato che dominava laccesso alla gola. La sentinella che
aveva lanciato lallarme era illuminata dal fuoco scoppiettante, che faceva risaltare anche la catasta di
giavellotti, archi e frecce l vicino.
Dove sono?, rantol Catone.
Il tracio indic il fondovalle e anche grazie alla sola luce delle stelle il prefetto riusc a vedere
una marea densa e scura che scivolava lungo il crinale a un miglio di distanza. Uno schieramento di
cavalleria precedeva lesercito nemico di mezzo miglio. Man mano che i Corvi Sanguinari
raggiungevano la cima, cominciarono a udirsi dei bisbigli infausti.
Silenzio!, grid Catone. Risparmiate il fiato per la battaglia.
Osserv il declivio che dava sulla valle. I pendii scoscesi facevano in modo che il terreno
effettivamente calpestabile si riducesse allampiezza della gola e ai due sentieri che portavano alle loro
posizioni sopraelevate. Il vantaggio spettava quindi ai difensori, come aveva previsto il prefetto.
Inoltre, Macrone nel poco tempo a sua disposizione aveva ultimato i preparativi con quanta pi perizia
possibile e le due salite erano costellate di sassi e pali acuminati. Vicino al bordo erano stati posti dei
massi di dimensioni minori, pronti per essere lanciati sugli indigeni. Ci non avrebbe certo cambiato le
sorti della battaglia tra le due forze estremamente impari, ma Catone era certo di poter infliggere delle
gravi perdite al nemico prima che questi riuscisse a fare breccia nella gola e annientare i difensori.
Sebbene non vi fosse la luna in cielo, la fioca luce delle stelle sulla neve rivelava chiaramente le file dei
barbari. Non sarebbero riusciti a sorprendere la retroguardia con dei prudenti tentativi di aggirare la
loro posizione.
I Traci continuarono a osservare la scena in silenzio mentre lesercito si riversava lentamente
lungo la collina, avvicinandosi alla gola. Per la prima volta il prefetto ebbe lopportunit di apprezzare
a pieno la portata delle forze nemiche che si erano riunite per sconfiggere linvasore colpevole di aver
tentato di umiliare i Druidi. Fu allora che cap: le ambizioni di Quintato non si sarebbero mai potute
realizzare contro quella massa sterminata. La campagna era destinata a fallire sin dal principio, sotto
ogni punto di vista.
La cavalleria indigena si ferm a un quarto di miglio dallimboccatura della gola, fuori dalla
portata di una balista, not con ironia il prefetto. Evidentemente le esperienze precedenti con quelle
armi avevano infuso in loro un grande rispetto per il marchingegno romano e non intendevano correre
alcun rischio, nel caso in cui i nemici possedessero ancora qualche pezzo di quella formidabile
artiglieria. Gli uomini a cavallo si fecero da parte e la fanteria gli si par davanti. Un attimo dopo un
gruppo di cavalieri avanz, spronando le bestie al trotto. Volevano rendersi conto di quanti fossero i
loro avversari, pens Catone. Non aveva alcuna intenzione di lasciarli fare e si gir verso i Traci.
Primo squadrone! Estrarre gli archi e approntare le frecce infuocate.
I soldati posarono scudi e lance e presero gli archi, appoggiando un piede a unestremit e
sbuffando per la fatica di piegare il legno e tendere il cappio della corda fino allaltra. Si misero poi a
fasciare le punte degli strali con del lino prima di immergerle nellolio. Quando ebbero finito, il nemico
era arrivato a meno di cinquanta passi dalla gola. Da l avrebbero visto il profilo della barricata e gli
uomini di Macrone stagliarsi tra le fiamme che bruciavano dallaltro lato del passaggio, ma non
avrebbero potuto capire le dimensioni delle forze romane. Era arrivato il momento di dar loro un bello
scossone.
Catone fece una smorfia glaciale. Accendere le frecce e prepararsi a scoccare!.
I Traci avvicinarono le frecce alle fiamme finch gli stracci non si accesero e poi le incoccarono
sulla corda.
Puntare!.
Gli archi scricchiolarono leggermente e gli uomini tirarono indietro lo strale mentre le fiamme
lambivano il legno.
Scoccare!
Le frecce si innalzarono in un magnifico arco, brillando nella notte scura, e si tuffarono verso i
cavalieri. Gran parte della prima raffica and a finire nella neve, spegnendosi subito o rifulgendo come
delle stelle che creavano piccole pozze di luce tuttintorno. Due colpi, per, andarono a segno. Il primo
trafisse la groppa di un cavallo e il dolore dellimpatto e del tessuto fiammeggiante lo fecero scalciare e
dimenarsi. La bestia scagli al suolo il suo cavaliere prima di emettere un nitrito stridente e correre via
nelle tenebre. La luce della freccia rimase visibile per un bel pezzo mentre la cavalcatura scappava
lungo il fianco nemico e gi per la valle. Il secondo dardo colp un uomo al collo e questi annasp,
tentando di spegnere le fiamme, non curandosi del sangue che stava perdendo. Cadde dalla sella e si
contorse debolmente al suolo.
Scoccare senza sosta!, esort Catone, e i suoi accesero altre frecce e le fecero piombare sul
nemico finch i cavalieri non si portarono fuori tiro, lasciandosi dietro alcuni compagni caduti.
Cessare il fuoco!.
I soldati scagliarono le ultime frecce e il prefetto si gir verso i Traci con il pollice allins.
Bel lavoro, ragazzi. Adesso saranno un po pi nervosi. Il prossimo attacco sar pi cauto.
I difensori non dovettero attendere a lungo. Una schiera di uomini a piedi si stacc dal grosso
dellesercito e avanz verso la loro posizione. Poco dopo si aprirono a raggiera, con due cunei diretti
verso le salite che portavano alle rupi e uno, quello centrale, verso la gola stessa. Ancora una volta le
frecce infuocate solcarono laria, raddoppiate dal secondo gruppo di Corvi Sanguinari, e Catone si
immagin molto bene leffetto demoralizzante che i proiettili ardenti dovevano avere sul nemico
intento ad arrancare nella neve.
A breve distanza dallimboccatura della gola, i guerrieri celti si sfogarono con un grido
poderoso e partirono alla carica. Macrone sollev lo scudo e vi appoggi la spada lungo il bordo.
Preparate i giavellotti!.
Dietro la barricata cera un piccolo spazio tra la prima linea di difensori e il resto dei legionari.
I soldati in testa alle riserve cambiarono la presa sui giavellotti, stesero le braccia e attesero lordine. Il
centurione lasci che i nemici entrassero nella gola e si avvicinassero di una ventina di passi prima di
gridare: Lanciare!.
Quasi non si rese conto del velo di aste scure che sfrecci sopra di lui e si and a scontrare con
gli indigeni in corsa, infilzandone i corpi in ombra e scagliandoli al suolo. Furono lanciati altri
giavellotti, aumentando il numero dei caduti, prima che il nemico raggiungesse i pali e i triboli piantati
a terra in tutta fretta, perdendo altri uomini, trafitti dagli spuntoni di ferro o spinti sulle punte acuminate
dei legni da quanti sopraggiungevano. Nonostante tutti quei morti, i nativi continuarono la carica fino
ad arrivare sulla barricata, dove presero subito a colpire i Romani.
Tenere alti gli scudi!.
Macrone intravide la sagoma irsuta di un guerriero che stava cercando di scalare le rocce
davanti a lui e affond la spada, prendendolo alla gola e agitando larma a destra e a sinistra prima di
ritrarla. Luomo cadde allindietro e un altro prese subito il suo posto, cercando di raggiungere il volto
del centurione con una lancia. Par il colpo con lo scudo, assorbendone lurto violentissimo e il nemico
continu ad accanirsi su di lui. A un certo punto cambi linclinazione della sua protezione e larma
rimbalz verso lalto. Il guerriero aveva una presa salda sulla lancia e la segu in avanti, arrivando a
portata di Macrone, il quale lo colp al petto. Fu un fendente pi superficiale che profondo e il britanno
cadde allindietro cercando di riprendere fiato e tamponare il sangue che sgorgava dalla sua carne
squarciata.
Per un breve momento nessuno si oppose a Macrone, che azzard una rapida occhiata lungo i
lati della linea difensiva. A sinistra il legato Quintato gridava trionfante dopo aver spaccato il cranio di
un indigeno con la sua spada ben affilata. Dietro di lui uno dei soldati del centurione venne abbattuto
da uno dei giavellotti che avevano scagliato contro il nemico e che ora era tornato dal loro lato della
barricata, prendendo luomo dritto in faccia e sfondandogli zigomo e cranio. Quando cadde al suolo,
senza vita, un altro legionario sal sulla barricata per rimpiazzarlo.
Un movimento rapido riport lattenzione di Macrone oltre la barricata: stava arrivando un altro
nemico. Indossava un elmo gallico, una cotta di maglia e uno scudo, rivelando le proprie origini
aristocratiche. Come tutti quelli della sua casta, sapeva bene come combattere. Par con facilit il
primo colpo del centurione e rispose con una serie di affondi che costrinsero il romano a indietreggiare.
Sfruttando lo spazio apertosi dietro la barricata, il guerriero vi sal sopra e spinse il proprio scudo
contro quello di Macrone, il quale perse lequilibrio e tent di rimanere in piedi. Per un breve istante si
port lo scudo da un lato per evitare di cadere ed espose il corpo allavversario.
Il nobile sibil e caric il colpo fatale. Fu allora che la punta della spada del legato sferragli
contro il suo elmo, facendogli scattare brutalmente la testa di lato e stordendolo. Prima che potesse
riprendersi, Macrone lo caric di peso con lo scudo, facendolo volare dallaltro lato della barricata,
dove un gruppo di guerrieri nemici stava aspettando con impazienza il proprio turno per combattere gli
odiati Romani e prendere le loro teste come trofei. Davanti alle difese giacevano diversi corpi nemici e
anche tra le file dei legionari cerano state delle perdite. La battaglia prosegu nelloscurit, illuminata
soltanto dal fuoco alle spalle dei Romani e dal chiarore della neve.
Lavanzata nemica per raggiungere la cima delle rupi era tanto faticosa quanto lo era stata per i
Corvi Sanguinari che le avevano conquistate qualche settimana prima. Nel frattempo, per, i nativi
dovevano anche sopportare uno sbarramento costante di frecce e sassi scagliati dallalto. Catone not
con piacere che il numero dei corpi riversi nella neve aumentava sempre pi mentre i guerrieri
cercavano di raggiungere i loro avversari. Arrivarono al primo dei vari ostacoli disposti sul loro
cammino e dovettero fermarsi un attimo per sradicare i pali e scostare i massi, sempre sotto una fitta
pioggia di strali e pietre. Altri caddero prima che la strada venisse sgombrata e poi quelli ancora in vita
si inerpicarono lungo lultimo tratto di pendio prima della cima.
Qui! Con me!, grid il prefetto, correndo verso i grossi massi posati sul ciglio delle rocce che
sormontavano i nemici. Piant i piedi al suolo e cerc di smuoverne uno. Cominci a cedere e poi uno
dei suoi uomini si un allo sforzo e il masso rotol facilmente. Bast unaltra spinta per farlo cadere,
scagliando il primo guerriero da un lato prima di schiacciare quello successivo e rispedirlo gambe
allaria verso la base del declivio, colpendo altri nativi durante la sua discesa e costringendo i pi a
saltare per salvarsi. Catone e i suoi spinsero altri massi e spezzarono lattacco dei Celti, approntando
poi gli scudi e le lance per ricevere quei pochi che fossero riusciti a raggiungere la cima. La difficile
scalata li aveva spossati e si scagliarono sulla fila di Traci con disperazione. A dozzine caddero sulle
lance dei Corvi Sanguinari e i loro cadaveri si andarono ad aggiungere agli ostacoli che i loro compagni
avrebbero dovuto superare.
Il prefetto si fece da parte e not che i nemici si erano fermati poco pi in basso e avevano
smesso di fare rumore. Il loro coraggio e la determinazione di sconfiggere i Romani avevano iniziato a
vacillare. Era il momento giusto per colpire. Estraendo la spada, sollev lo scudo, si apr un varco tra i
suoi uomini per arrivare in prima fila e ordin: Corvi Sanguinari, con me! Avanzare!.
Scese con lo scudo alto e la spada puntata in avanti, affiancato dai soldati. Avevano il vantaggio
della posizione sopraelevata e della portata delle loro lance, per non parlare del fatto che erano molto
pi riposati del nemico. Li respinsero facilmente. Alcuni morirono in punta di lancia, altri caddero sui
proprio compagni e l rimasero, incapaci di evitare le lame insanguinate che li trafiggevano a turno. I
Corvi Sanguinari si fecero strada lungo la discesa respingendo senza interruzioni lattacco nemico
finch la risolutezza dei guerrieri non si incrin e cominciarono a correre via, cercando disperatamente
di sfuggire a quei Traci spietati. Catone li insegu per un po prima di dare lordine di fermarsi e di
tornare in cima alle rupi. Nello stesso momento, vide ritirarsi i primi nemici che erano entrati nella
gola, e portarsi a una distanza di sicurezza dai legionari che tenevano la barricata.
Il primo giro  nostro, ragazzi!, disse ai suoi. Questi lanciarono un grido di gioia che fu subito
ripetuto dagli uomini sullaltra rupe e, un attimo dopo, anche dai soldati nella gola, mentre il nemico
intraprendeva la prima ritirata in un silenzio pieno di timore.
Gli indigeni attaccarono altre due volte durante la notte e vennero respinti ogni volta con gravi
perdite. Il secondo assalto diede fondo alle frecce infuocate e ai giavellotti e i Romani persero molti
uomini mentre il nemico continuava a inviare truppe sempre fresche. Avendo fallito anche dopo il terzo
tentativo, i guerrieri si ritirarono in attesa che facesse giorno. Catone sfrutt loccasione per scendere
dalla rupe e vedere come stavano andando le cose alla Quarta Coorte. Macrone lo ricevette accanto ai
bracieri di uno dei fuochi che riscaldavano i feriti. I morti erano stati disposti poco oltre.
Come sta andando lass?
Abbiamo retto bene, rispose il prefetto, ma mi sono rimasti solo dieci uomini. Quando le
prime luci dellalba mostreranno i pochi Corvi Sanguinari sulle rupi, i nostri amici non esiteranno ad
attaccarci e questa volta non riusciremo a respingerli. Se ci dovesse accadere, avranno il vantaggio
della posizione e vi costringeranno ad abbandonare la gola. Non appena saremo in campo aperto,
ognuno dovr pensare a salvare se stesso. Come sta la Quarta?.
Macrone si stiracchi e fece scrocchiare le dita. Stavamo benissimo prima dellultimo attacco,
poi i ragazzi si sono presi una gran bella batosta. Ho meno di sessanta uomini ancora in piedi e la
maggior parte  ferita, per non dire che sono tutti sul punto di stramazzare al suolo. Temo proprio che il
prossimo giro sar anche lultimo.
Catone emise una specie di grugnito. E il legato?
Si  beccato una lancia nella coscia. Glielhanno fasciata, ma per ora non potr correre. A
quanto pare non avr modo di tenere fede alla sua decisione di opporre unultima resistenza, ma c da
dire che  una carogna davvero impavida. Mi ha salvato losso del collo in unoccasione e ha fatto
strage di bastardi. Se avessi avuto del tempo, lavrei fatto diventare un legionario coi fiocchi.
 un peccato che sia un legato e non un legionario, allora. Ci avrebbe evitato un sacco di
problemi.
Vero, ma ha le palle davvero quadrate. Pi di molti uomini del suo ceto.
Il prefetto osserv i feriti distesi sulla neve. Alcuni gemevano pietosamente e altri giacevano in
silenzio, guardando le stelle o stringendo le palpebre per sopportare meglio il dolore. Vide Pausino, il
chirurgo della coorte, accanto a un uomo tutto tremante e con la mascella quasi staccata, appesa al resto
del corpo solamente da qualche brandello di carne. Pausino aveva un bisturi in mano e, sotto gli occhi
del prefetto, fece una piccola incisione sul collo delluomo ferito, lasciando fuoriuscire il sangue dalla
ferita. Il legionario cominci ad agitarsi e il chirurgo dovette tenerlo fermo finch non smise di
combattere, poi si alz in piedi e and dalluomo seguente.
Macrone aveva notato che lamico stava guardando e disse: Gli ho ordinato di porre fine ai
tormenti dei casi pi tragici. Crede di poterlo fare con il minor dolore possibile e, soprattutto, in fretta.
Meglio questo che cadere nelle mani dei Druidi. I pochi in grado di brandire una spada o un pugnale
sono stati armati e ho detto loro di combattere da terra o di togliersi la vita quando il nemico
oltrepasser la barricata. Sanno come stanno le cose.
Mi sembra giusto.  la cosa migliore.
I due amici rimasero a osservare la scena ancora per un po prima che Macrone si rivolgesse di
nuovo a Catone. Credi che abbiamo fatto guadagnare un po di tempo al resto della colonna?
Direi proprio di s. Il nemico ha dovuto aspettare fino al mattino e hanno trascorso tutti una
notte al freddo. Per non parlare dei feriti. Oramai anche le loro razioni saranno quasi terminate. Dubito
che avranno voglia di continuare, dopo essersi sbarazzati di quello che rimane dei nostri ragazzi, senza
aver prima riposato. E poi, ci hanno sconfitti e ci hanno costretti a fuggire dalle loro terre. Sarebbe da
pazzi condurre degli uomini stanchi e affamati troppo lontano da qualsiasi tipo di rifornimento, come
abbiamo imparato noi nel modo peggiore. La mente sfinita del prefetto fatic a raccogliere i pensieri.
Abbiamo fatto guadagnare un giorno in pi alla colonna. Quanto gli basta per uscire dalle montagne e
raggiungere Mediolanum in tutta sicurezza.
Buon per loro. Anche se ci non ci aiuta pi di tanto.
Macrone, amico mio, non possiamo essere aiutati da nessuno. Non lhai ancora capito?
Certo che lho capito! Non sono un dannato idiota.
Catone scoppi a ridere. Non lho mai pensato. Quindi, questo  quanto. La fine. Rimase in
silenzio, imbarazzato. Non sapeva come congedarsi dal suo compagno pi caro.
Non  la fine finch non  davvero finita, ragazzo, rispose Macrone con fermezza,
sbarazzandosi del suo commento in un batter docchio. Affronter quei bastardi con i denti, se proprio
devo. Quando me ne andr da questo mondo, lo far combattendo fino allultimo.
Non mi aspettavo niente di diverso.
Si scambiarono unocchiata carica di tristezza, poi Catone strinse la mano dellamico. Allora
addio, centurione Macrone.
Addio, signore.
Il prefetto alz i tacchi e torn verso la cima delle rupi. Scal lentamente, risparmiando le forze,
e mentre saliva not che il cielo si stava facendo pi chiaro, annunciando una giornata limpida. Un
peccato, pens. Quel clima sarebbe stato di grande aiuto per i Romani molti giorni prima. A volte la
sorte aveva un senso dellumorismo davvero stupefacente. Raggiunse la cima e si diresse l dove quel
che rimaneva dei due squadroni lo aspettava sullattenti. Mirone era ancora con loro, sanguinante ma
con uno sguardo risoluto.
Riposo. Risparmiate le forze per il nemico, che ne dite?.
Concesse loro un sorriso e poi and nello stesso punto privilegiato da cui aveva osservato i
barbari durante la notte. Ora aveva una visuale migliore. Centinaia di corpi giacevano sparpagliati sulla
neve davanti allimboccatura e si ammassavano sui sentieri che portavano alle rupi. Il nemico aveva
subito molte pi perdite di quanto immaginasse e, sebbene provasse un certo orgoglio per la
prestazione della retroguardia, sapeva bene che i Druidi avrebbero cercato di vendicarsi dei caduti nel
modo pi spietato possibile.
La luce si fece sempre pi forte, cos come il bagliore allorizzonte. Poi, proprio quando i primi
raggi del sole spuntavano da dietro un lontano crinale, si ud il suono di un corno da guerra, seguito
subito da altri, e il nemico cominci ad avanzare immediatamente, aumentando il passo a poco a poco.
Lanciarono un grido e cominciarono a correre verso la gola e le due salite.
Questa volta, avevano solo qualche roccia da tirare sui nemici e riuscirono a usarne ben poche
prima che questi raggiungessero la cima. I Corvi Sanguinari avevano ancora il vantaggio di non essere
a corto di fiato e di essere in alto, ma Catone cap subito che non sarebbero riusciti a respingere il
nemico. Estrasse la spada e prese posto al centro della linea mentre i Traci, stanchi e dai volti mesti,
abbassarono le lance e si prepararono allo scontro. Non ci fu il solito fragore di scudi, come accadeva
invece sui terreni pianeggianti, ma solamente larrivo di un guerriero dopo laltro che, mettendosi
davanti a un romano, dava inizio a un duello.
Catone venne sfidato da un uomo incappucciato e con il fiato pesante, armato di ascia e scudo
triangolare. Quando questi sollev larma, il prefetto scatt in avanti, scudo contro scudo, e lo fece
indietreggiare, infilandogli la spada sotto lascella e perforando la pelle fino ad arrivare al cuore. Una
torsione brutale della lama e uno strattone liber larma, facendo schizzare nellaria del mattino un
intenso spruzzo di sangue. Catone fece un passo indietro e si prepar per il prossimo avversario. Al suo
fianco i Corvi Sanguinari bloccavano i colpi con lo scudo e affondavano le lance nei loro nemici. Come
la sera precedente, ci furono pi vittime tra le file barbare che tra i Traci, ma questa volta non avevano
altri soldati per riempire i vuoti e dovettero serrare i ranghi per mantenere la posizione.
Poi avvenne linevitabile. Due guerrieri riuscirono a raggiungere la cima della rupe e ad
aggirare la linea difensiva dei Romani, scagliandosi su un Corvo Sanguinario intento a battersi con un
altro avversario. Preso da entrambi i lati, questi esit un attimo prima di girarsi verso i nuovi arrivati.
Lindigeno che lo aveva tenuto occupato fino a quel momento caric con lo scudo teso e lo butt al
suolo. I due guerrieri gli piombarono addosso e lo colpirono con ferocia. Luomo cerc di rialzarsi ma
lo ferirono alle braccia e al collo e ricadde a terra, impotente.
Catone aveva seguito tutto con la coda dellocchio e sapeva che i suoi dovevano assolutamente
indietreggiare e cercare di riunirsi con i legionari, per poter dare una prova migliore di s prima della fine.
Corvi Sanguinari! Ritirata! Seguitemi!.
Vibr la spada e squarci la spalla di un guerriero, poi si gir e cominci a correre lungo la rupe
per raggiungere il passaggio che portava alla base della gola. I suoi uomini seguirono il suo esempio,
tallonati a loro volta dagli indigeni che stavano ancora cercando di riprendersi dallardua scalata.
Arrivarono alla discesa e cominciarono a scendere e scivolare verso il basso mentre i nemici presero a
esultare non appena videro che i Romani si davano alla fuga.
Poco prima di arrivare sul fondo della vallata, Catone not che alcuni legionari stavano uscendo
dalla gola e sent altre grida di giubilo dalla rupe opposta. Prov una fitta di ansia e si rese conto che
con ogni probabilit il nemico aveva sfondato la barricata. Poi vide Macrone che batteva in ritirata
sostenendo il legato, circondato da un gruppetto di legionari che tenevano alto lo stendardo della
Quarta Coorte, e si rese conto che era tutto finito. Appena fin la discesa, si gir verso i suoi uomini e
disse: Dora in poi ognuno pensi a se stesso. Buona fortuna, ragazzi!.
Si precipit verso Macrone, determinato a unirsi al suo amico per combattere al suo fianco
unultima volta. Alcuni legionari stavano cercando di raggiungere i cavalli, disposti a tutto pur di
scappare al massacro imminente, e il prefetto non pot biasimarli. Percep lateralmente larrivo di una
persona e fece appena in tempo a riprendere il controllo di s e a girarsi prima che il guerriero lo
travolgesse e lo scagliasse al suolo, togliendogli il fiato. Lasci andare lo scudo e si risollev subito,
alzando la spada per bloccare la lama che stava calando su di lui. Ud il clangore e lo sferragliare dei
due metalli e quando vide le scintille si rese subito conto che era riuscito solamente a deviare il colpo.
Sent una fitta alla fronte, come se fosse stato centrato in pieno da una spranga incandescente. Il sangue
fuoriusc immediatamente dal taglio e gli fin negli occhi, accecandolo.
No, brutto bastardo!, grid Mirone, seguito da un grugnito profondo e dal suono di qualcuno
che cadeva accanto a Catone. Una mano lo mise in piedi.
Vieni, signore. Da questa parte!.
Il prefetto era stordito e barcoll in avanti, guidato dal tracio. Si pul il sangue dagli occhi e
intravide lo spettacolo caotico del nemico che usciva dalla gola e si avventava sui Romani rimasti.
Venne portato tra un gruppo di legionari e l vi trov Macrone, il quale lo guard nervosamente.
Catone, mio povero ragazzo.
Sto bene. La voce del giovane ufficiale era impastata e confusa. Ho perso la mia spada.
Dammene unaltra.
Vide anche Quintato, il suo volto contratto in una smorfia per via della ferita alla coscia. Fiss
Catone. Portalo via da qui, Macrone, ordin. Non ci serve cos. Voi due avete fatto abbastanza.
Roma avr ancora bisogno di voi.
Il centurione fece per protestare ma il legato indic i cavalli e grid: Andate! Andatevene
immediatamente, cazzo!.
Il prefetto scosse la testa. No... combatter....
Macrone ringuain la spada, moll lo scudo e prese il braccio del suo superiore. Mi dispiace,
amico. Hai sentito il legato. Mirone, dammi una mano.
No!, grid Catone, cercando di liberarsi e ritrovandosi con ancor pi sangue sugli occhi.
Sent la voce di Macrone vicino allorecchio.
Scusa.
Gli arriv un colpo alla testa e tutto si fece nero.
Mirone! Con me. Macrone ripose nuovamente la spada e si chin per arrivare sotto la cintola
di Catone e portarlo in spalla. Fece un passo avanti, uscendo dal cerchio di legionari, e cammin
rapidamente verso i pochi cavalli rimasti mentre lex decurione gli stava accanto, pronto a respingere
qualsiasi attacco. Non appena arrivarono dagli animali, Catone riprese a muoversi, mormorando parole
senza senso e perdendo altro sangue, che dalla fronte andava a finire sulle guance. Il centurione lo mise
senza troppa gentilezza su una sella e gli port le mani sui due pomi.
Reggiti, Catone.
Fu lieto di sentire i piedi dellamico stringersi intorno ai sostegni coperti di pelle che aiutavano i
cavalieri a rimanere seduti. Cerc una cavalcatura per s, si mise in sella e afferr le redini, prendendo
anche quelle di Catone, poi si gir verso Mirone.
Sbrigati! Non startene l impalato. Monta!.
Mirone si avvicin al cavallo pi vicino, poi si ferm. Guardando il centurione, fece di no con
la testa. Rimango qui. Vai, signore. Salva il prefetto.
Non fare lidiota!, grid Macrone. In tre avremo pi possibilit di salvarci.
Mi dispiace, signore... Lo faccio per Trasso. Il soldato sollev lo scudo e la spada e si diresse
rapidamente verso la baraonda che imperversava intorno alla gola, prima di mettersi a correre e urlare:
Corvi Sanguinari! Corvi Sanguinari!.
Il centurione strinse le redini di Catone nella mano sinistra e spron il suo cavallo in avanti,
trottando dietro gli altri Romani che stavano abbandonando la valle. Incominci ad andare al galoppo,
assicurandosi che il prefetto fosse ben saldo sulla sella. Si stava riprendendo, ma il sangue incrostato
sugli occhi gli impediva di vedere e dovette limitarsi a tenersi ben saldo ai pomi.
Davanti a loro il sentiero si perdeva tra gli alberi e Macrone rallent per osservare unultima
volta la gola. Lo stendardo della Quarta Coorte si innalzava in mezzo a un fitto gruppo di barbari.
Riusc a malapena a distinguere il bagliore di qualche elmo legionario e il cimiero piumato di Quintato,
poi lo stendardo cadde e per un attimo una spada romana si libr verso il cielo. Spar, per, subito dopo
e gli indigeni lanciarono un grido selvaggio, agitando i pugni e le armi impiastrate di sangue.
Con il cuore di piombo Macrone si gir e condusse il cavallo tra gli alberi, dando le spalle alla
scena. Tutto quello che rimaneva da fare ora era eseguire lultimo ordine del legato e salvare Catone.
...
.
...
capitolo trentadue.
...
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...
Tre giorni dopo, a mezzogiorno, la sentinella sulla torre di guardia occidentale della fortezza di
Mediolanum si stava sfregando le mani, muovendo le dita dei piedi negli stivali. La nevicata del giorno
precedente era stata la peggiore di tutto linverno e una spessa coltre ricopriva ogni cosa. Le tegole sui
tetti delle baracche, disposte in file ordinate dietro le mura, brillavano di un bianco incontaminato e
cumuli di neve spalati dai gruppi di corve cingevano i passaggi tra i vari edifici. Uno sforzo inutile,
visto che erano immediatamente ricoperti da altri fiocchi. Il fumo si levava dagli sbocchi tra i tetti delle
baracche e gli uomini si stringevano intorno ai fuochi per scaldarsi.
Gli alloggi dei soldati erano sovraffollati da ci che rimaneva della colonna di Quintato. Una
marea di corpi affamati, esausti e barcollanti era uscita dalla tempesta due giorni prima ed era avanzata
con lentezza sotto la guida del prefetto del campo Silano e del tribuno Livonio. Erano meno di tremila,
un terzo dellesercito che era partito prima dellinverno per umiliare i Druidi e i loro alleati. La maggior
parte dei soldati aveva abbandonato il proprio equipaggiamento e si era tenuta solo i mantelli e altri
vestiti che gli erano rimasti, avvolgendoseli intorno al corpo. Man mano che arrivarono, venne dato
loro un riparo e un posto accanto a un fuoco, nonch cibo e bevande che consumarono avidamente.
Alcuni invece si limitarono a rimanere seduti con lo sguardo perso nel vuoto, troppo sconvolti per
accettare il fatto che erano ormai in salvo e che le loro sofferenze erano davvero finite.
I soldati sconfitti non furono, per, gli unici nuovi arrivi alla fortezza. Pochi giorni prima, Didio
Gallo e gli uomini del suo seguito si erano stabiliti nel quartier generale e il governatore di recente
nomina aveva tentato di fare il bilancio di ci che il suo predecessore pro tempore aveva combinato nel
frattempo. Si vociferava che Gallo fosse adirato per la campagna condotta contro lultimo nascondiglio
druidico e che Quintato sarebbe stato severamente redarguito e rispedito a Roma per dar conto delle
proprie azioni allimperatore in persona. Nessuno si faceva delle illusioni circa lesito di quel
confronto. Il legato aveva i giorni contati.
La sentinella non riusciva a scaldarsi pi di tanto e decise di camminare avanti e indietro sulla
piattaforma della torre per evitare di perdere la sensibilit ai piedi, cercando di non pensare alle lunghe
ore che ancora la aspettavano prima di essere sostituita, al cambio della guardia. Si domand, non per
la prima volta, dove fosse il buon senso nel cercare di domare quellisola selvaggia e i suoi barbari
abitanti. Veniva dallHispania e desiderava ardentemente tornare a quelle spiagge calde, che aveva
abbandonato quando si era deciso a militare in una coorte ausiliaria inviata di l a poco in Britannia per
unirsi allesercito romano. Un pessimo scherzo degli di, riflett amaramente, di che poi avevano
seguitato a burlarsi di lui senza sosta.
And verso il lato esterno della torretta e osserv ancora una volta la neve. Non si riusciva a
vedere nulla a pi di cento passi di distanza e, per quanto ne sapeva, i nemici potevano benissimo
essere l fuori, in attesa. Se fosse stato cos, per, si sarebbero dimostrati ancor pi stupidi di quando
lui aveva deciso di unirsi allesercito, pens sorridendo. Nessuno sarebbe dovuto andare in giro con
quel clima.
Interruppe le sue fantasie e si appoggi al corrimano di legno, strizzando gli occhi e battendo le
palpebre per disfarsi dei fastidiosi fiocchi di neve. Cera stato un movimento, ne era certo. Aveva
intravisto qualcosa di scuro sul bianco paesaggio invernale. Il vento soffi ancora una volta e riusc a
vedere con maggior chiarezza. Due figure stavano camminando lentamente verso la fortezza. La
sentinella si precipit verso la botola che portava alla base della torre e chiam a gran voce.
Optio! Qualcuno si sta avvicinando al forte!.
Dentro la fortificazione, il sottoufficiale si mosse tra le pieghe del suo mantello. Era seduto
accanto a un focolare in cui bruciava un piccolo fuoco. Il fumo che ne fuoriusciva bastava a rendere
aspra laria di quella stanza.
Nostri o loro?
Non riesco ancora a dirlo, signore.
Va bene. Vengo a vedere.
Loptio si avvi verso la piccola apertura che dava sul terreno antistante la porta. Sfil il
chiavistello e spost il solido scuro di legno, imprecando per limprovviso vento gelido e la neve che
entrarono nel suo piccolo rifugio. Osserv il paesaggio e vide i due uomini. Nulla faceva pensare a uno
stratagemma nemico. Rimase a guardare ancora un po, quando uno dei due cadde in ginocchio e laltro
si chin per rialzarlo. Chiuse la finestrella, infil di nuovo il chiavistello nel suo sostegno e scese nella
stanza, dove il resto della sua sezione si stava riparando dalle intemperie.
Aprite le porte, ragazzi. Arrivano altri ritardatari.
Altri?, fece un uomo, accigliato. Credevo che li avessimo ricevuti tutti.
A quanto pare no. E potrebbero essercene ancora di pi. Forza. Muovetevi!.
I soldati brontolarono e si misero in piedi, uscendo diretti alle porte. Sollevarono la barra di
bloccaggio e fecero per aprirle, ma cera troppa neve e i loro sforzi furono vani.
Cazzo, ringhi loptio. Liberate la porta!.
Rimase in piedi a braccia conserte mentre i suoi uomini usando le mani rimuovevano neve a
sufficienza per creare un piccolo varco, poi usc con cautela. I due uomini erano a una ventina di passi
di distanza e, a giudicare dalle medaglie che una folata di vento rese visibili, scostando i mantelli, erano
degli ufficiali. Uno, il centurione, era pi basso del suo compagno e aveva una barba folta e riccioluta
che faceva capolino dal cappuccio. Laltro era alto e aveva la testa fasciata da un pezzo di stoffa. Il
volto scarno era rigato di sangue rappreso. Barcollarono lungo il corridoio che sormontava il fossato e
loptio si avvicin per aiutarli.
Lufficiale pi alto, per, sollev una mano. Non... serve. Ce la facciamo.
S signore. Luomo si fece da parte e i due gli camminarono accanto rigidi, entrando nel
forte. Li segu e ordin ai suoi di chiudere la porta prima di rivolgersi ai nuovi arrivati. Vieni dentro,
signore. Al secondo piano abbiamo un fuoco e del cibo.
Era impossibile non notare gli sguardi affamati e lufficiale pi alto annu. Grazie. Faremo
cos. Poi dobbiamo assolutamente andare al quartier generale.
Mander uno dei miei ad avvertire il governatore del vostro arrivo, signore.
Il nuovo governatore?. I due si scambiarono uno sguardo. Di gi?
 arrivato un paio di giorni fa, signore. Chi devo annunciare?
Prefetto Catone della Seconda Cavalleria Tracia e lui  il centurione Macrone della Quarta
Coorte, Quattordicesima Legione. Ero al comando della retroguardia nellesercito del legato Quintato.
Il legato non  ancora arrivato, signore.
Non lo far.  morto. Che mi dici dei nostri uomini? Hai visto qualcuno delle nostre unit?.
Loptio si ferm un attimo a pensare, poi disse: Solo una manciata, signore. Forse venti. Non
di pi.
Lasci i due ufficiali da soli e invi un messaggero al quartier generale. Per un po i nuovi
arrivati rimasero in un torpido silenzio, poi Catone fece un sospiro e afflosci le spalle.  un
peccato... un vero peccato. Siamo gli ultimi rimasti, Macrone. Sono morti quasi tutti.  la fine dei
Corvi Sanguinari. Ho perso tutto, Macrone. I miei uomini... e Giulia. Abbandon tutto il suo peso su
uno sgabello e scosse la testa.
Il centurione prese posto accanto allamico e si appoggi alla parete, lasciando che la tensione
accumulata si allentasse. Fece dei lunghi respiri profondi e si scald.
I Corvi Sanguinari saranno ricordati per sempre, ragazzo. Per sempre. Da ogni singolo uomo
che ha avuto salva la vita grazie a loro. Non posso neanche immaginare il tuo dolore per la perdita di
Giulia, ma lei continuer a vivere in tuo figlio. Prova a trarre conforto da questidea. Hai ancora Lucio
e sono sicuro che diventer un bravo ragazzo. E un uomo di cui essere orgoglioso. Pensa a questo, daccordo?.
Catone apr gli occhi e guard Macrone in modo tetro prima di costringersi ad annuire. Ci prover.
Rimasero nuovamente in silenzio, scaldandosi e accettando il cibo e il vino offerto loro
dalloptio. Era sufficiente a placare la fame prima di un pasto vero e proprio.
Ci fu una folata di vento gelido quando la porta si apr e una figura bardata entr nella torretta,
lasciandosi subito i rigori dellinverno alle spalle. Si tolse il cappuccio e abbass la sciarpa che gli
copriva naso e bocca, scrutando la stanza e individuando i due ufficiali. Estraendo uno stilo e una
tavoletta cerata dal mantello, si rivolse a Catone.
Signore. Sono il tribuno Gaio Porzio, gestisco le scorte al forte. Mi  stato riferito che lultimo
contingente della Quarta Coorte della Quattordicesima e la Seconda Tracia sono arrivati. Devo calcolare le loro
razioni, ma non riesco a trovare i loro uomini.
Macrone apr leggermente la bocca. Li hai trovati. Siamo noi.
Porzio aggrott la fronte. Non capisco.
Siamo tutto quello che rimane della retroguardia. E vorremmo le nostre razioni, grazie. Ora
come ora potrei mangiare anche le porzioni dei ragazzi e chiedere un bis. Quindi provvedi. Torna
subito al quartier generale e assicurati che ci sia un dannato banchetto per noi, quando arriveremo. Un
banchetto degno di due eroi. Ci siamo capiti?. Macrone lo fiss con veemenza e il giovane tribuno
tentenn.
Ce... certo, signore. Subito.
Chin il capo, ripose stilo e tavoletta e si rimise il cappuccio prima di abbandonare la torretta.
Macrone si adagi nuovamente contro la parete con unespressione soddisfatta. Siano
ringraziati gli di per il regolamento dellesercito. Razioni per ogni coorte e, per una volta, in grosse
quantit, disse, dando un colpetto a Catone. Mangeremo a saziet e brinderemo ai nostri ragazzi.
S. Perch no. Onoreremo i nostri uomini.
Nel frattempo.... Macrone si sporse in avanti e frug nella borsa che portava alla cintola,
estraendone la piccola scatola con i suoi dadi portafortuna. Li prese in mano e li baci prima di
rivolgersi agli ausiliari che stavano seduti nella stanza.
Allora, ragazzi... Avr bisogno di molte monete per prendere il vino al quartier generale. Chi
se la sente di fare una partitina?.
...
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FINE.
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Nota dellautore.
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Sin dal primo conflitto tra Roma e le varie popolazioni celtiche, i Romani furono sempre
minacciati dal culto druidico, che rimase per molto tempo il fulcro centrale della resistenza
allespansione dellImpero. Da quel poco che si sa dei Druidi,  evidente che fossero unlite di uomini
eruditi riverita dalle trib della Gallia, della Britannia e dellIrlanda e, per questo motivo, esercitavano
uninfluenza unificatrice che i Romani  da Cesare in poi  erano decisi a sradicare. Come ogni potenza
imperiale, Roma sapeva che distruggere gli eserciti nemici non era sufficiente. Occorreva anche
distruggere i legami ideologici che tenevano insieme i popoli da conquistare e forgiarne di nuovi, al
fine di imporli ai conquistati e, cos facendo, vincolarli alla propria visione del mondo.
 molto probabile che il piano dellinvasione claudiana in Britannia comportasse anche la
soppressione del culto druidico al fine di stabilire  e in seguito rinforzare  il controllo di Roma sulle
trib di nativi. Divide et impera era una strategia adottata da tutte le potenze imperiali, e i Romani non
erano da meno. Se fossero riusciti a rimuovere i Druidi dalla scena, allora una delle forze pi poderose
che cementava lopposizione contro gli invasori sarebbe sparita e le trib sarebbero diventate ben
presto pi facili da soggiogare.
Il problema era che i Druidi avevano libert di movimento tra le varie trib ed erano quasi
inafferrabili. Tuttavia, i Romani scoprirono che il centro spirituale del culto druidico era lisola di
Mona  lodierna Anglesey  luogo in cui si trovavano i loro boschi sacri e i sanguinosi trofei strappati
ai nemici dei Celti. Se fossero riusciti a conquistarla, schiacciando i Druidi e cancellando ogni traccia
della loro esistenza, allora avrebbero assestato un bel colpo ai nativi, un colpo dal quale non si
sarebbero mai pi ripresi. Pertanto, chiunque avesse raggiunto quello scopo si sarebbe guadagnato un
successo senza precedenti e se c una cosa che sappiamo riguardo agli aristocratici romani,  che
vivevano le loro vite con un occhio perennemente rivolto ai posteri.
La documentazione storica, per quanto frammentaria, riporta che il governatore Ostorio mor
durante il suo mandato, forse durante il tentativo di sottomettere le ultime trib ancora ostili della
Britannia. Alla sua morte segu un breve periodo di interregno prima che un nuovo governatore venisse
spedito nella provincia. Durante questo lasso di tempo, le trib montane dellodierno Galles misero a
dura prova le forze romane, sconfiggendo una delle loro legioni.  questo il quadro generale da cui ho
tratto lultima avventura di Catone e Macrone. Considerando ci che sappiamo della cultura politica
romana, non ho avuto problemi a immaginarmi uno scenario in cui un comandante dellesercito
prendesse il controllo della provincia e cogliesse al volo loccasione politica che gli si parava davanti,
avendo la possibilit di sbarazzarsi una volta per tutte dellinfluenza dei Druidi. Avrebbe dovuto agire
rapidamente e in modo arrischiato, ma la gloria sarebbe stata immensa. Cos  nato lo sventurato
Quintato. Ho descritto la possibile storia di una campagna, nata sotto una cattiva stella, che avrebbe
lasciato la Britannia in una posizione estremamente vulnerabile quando il nuovo governatore, Aulo
Didio Gallo, sarebbe arrivato sullisola per cominciare il proprio mandato.
Le sfide che avrebbe dovuto affrontare Didio non erano da poco. Le trib montane avevano
trionfato sulle forze romane ed erano pi decise che mai a continuare la propria resistenza.
Quellintoppo aveva rinforzato lopposizione allImpero tra i guerrieri al di l della frontiera e perfino
tra quelli al suo interno, lasciando inalterata lenorme influenza dei Druidi.
Catone e Macrone, esausti dalla durezza della campagna alla quale sono appena scampati, non
avranno tempo per riposare. La frontiera  in fiamme e la posizione romana in Britannia  quanto mai
precaria, non da ultimo a causa dei giochi politici che imperversano a Roma, dove il futuro della nuova
provincia  appeso a un filo. Solo quando il vecchio imperatore Claudio morir, verr deciso il destino dellisola.
...
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...
FINE.